Roma, 17 agosto 2026 – Uno dei motivi per i quali gli italiani non si laureano, rinunciando a iscriversi o a completare il percorso accademico, è l’impossibilità di far fronte alle spese universitarie, fra tasse, materiale didattico, affitti per i fuori sede e sostentamento. Per questo motivo è nato il prestito d’onore universitario, una linea di credito a tasso agevolato. La sua particolarità è che non richiede ipoteche immobiliari né la firma di un garante (come i genitori). Ciò che conta è il merito accademico e l’impegno formale a restituire la somma una volta entrati nel mercato del lavoro.
Quando è nato lo strumento
Il concetto moderno di prestito per studenti nasce negli Stati Uniti nel 1958 con il National Defense Education Act, volto a incrementare il numero di laureati nelle materie scientifiche. In Italia, lo strumento viene introdotto per la prima volta a livello normativo con la Legge del 2 dicembre 1991, n. 390 sul diritto allo studio universitario. La svolta operativa avviene nel 2010, quando l’allora Ministero della Gioventù istituisce il “Fondo per il credito ai giovani”. Questo fondo ha standardizzato il meccanismo della garanzia pubblica statale, permettendo alle banche private di erogare i finanziamenti riducendo il rischio di default.
Chi mette a disposizione il budget
Il budget complessivo deriva da una sinergia tra risorse pubbliche e capitali privati. Lo Stato italiano interviene attraverso il Fondo per lo Studio, gestito dalla società pubblica Consap per conto del Dipartimento per le Politiche Giovanili. Questo fondo pubblico non eroga direttamente il denaro, ma mette a disposizione una garanzia statale che copre il 70% della somma richiesta. Il capitale liquido erogato agli studenti viene stanziato interamente dai bilanci delle banche private aderenti all’accordo (come Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banca Sella), le quali operano in convenzione con i singoli atenei o con lo Stato.
A chi spetta il finanziamento
Il finanziamento spetta ai cittadini italiani o stranieri residenti in Italia, con un’età compresa generalmente tra i 18 e i 40 anni. L’accesso è subordinato al rispetto di rigidi requisiti di merito stabiliti dai bandi. Per gli studenti iscritti al primo anno di università (matricole), il diritto spetta a chi ha conseguito un voto di diploma di maturità pari o superiore a 75/100. Per gli studenti degli anni successivi, il prestito spetta a chi è in corso e dimostra di aver superato almeno l’80% dei Crediti Formativi Universitari (CFU) previsti dal piano di studi entro scadenze prefissate.
Come si chiede il prestito
L’iter di richiesta si avvia online attraverso i canali digitali della banca scelta o dell’ateneo di riferimento. Lo studente deve prima verificare sul sito della propria università quali siano gli istituti di credito convenzionati. Successivamente, è necessario richiedere l’attestazione del possesso dei requisiti di merito. Questa certificazione viene rilasciata dalla segreteria studenti o tramite piattaforme partner dedicate (come la piattaforma Habacus). Una volta ottenuto il certificato di idoneità accademica, si inoltra la domanda formale alla banca allegando il documento d’identità, il codice fiscale e l’attestazione d’iscrizione all’università. E’ possibile richiedere fino a 50.000 € per studi in Italia e fino a 70.000 € per studi all’estero.
Come si rendono i soldi
La restituzione dei soldi avviene secondo un piano di ammortamento flessibile diviso in due fasi successive al termine degli studi. La prima fase è il periodo ponte o preammortamento, che dura dai 24 ai 30 mesi dal momento della laurea. In questo lasso di tempo lo studente non deve restituire alcuna somma, potendo cercare un impiego in totale serenità. La seconda fase è l’ammortamento vero e proprio: il debito complessivo accumulato viene convertito in rate mensili fisse o variabili. Il piano di rimborso rateale ha una durata molto estesa, che può variare da un minimo di 5 fino a un massimo di 15 o 30 anni a seconda dell’accordo sottoscritto, con l’applicazione di tassi d’interesse fortemente inferiori rispetto ai normali prestiti di mercato. Ad oggi solo il 3% degli studenti che hanno percepito il prestito non lo hanno reso.