Il Rapporto Immigrazione 2026 di Caritas-Migrantes, pubblicato il 19 ottobre, mette in guardia dalla moltiplicazione delle barriere fisiche e dei confini socio-economici, culturali ed esistenziali che alimentano le disuguaglianze nella società. Il dossier richiama la necessità di superare gli ostacoli all’integrazione, a partire dalle difficoltà di accesso ai canali regolari di ingresso e dalla mancanza di strumenti per garantire la permanenza legale in Italia. Tra le criticità evidenziate figurano l’”inefficienza e opacità dei canali regolari di ingresso dai Paesi di origine; mancanza di misure che garantiscano l’opportunità di ottenere o conservare un permesso soggiorno regolare in Italia, riconoscendo i percorsi positivi di integrazione in atto”.
Il contributo dei cittadini stranieri all’economia italiana
Il contributo dei cittadini stranieri all’economia italiana è significativo, ma non si traduce in condizioni di parità. “Nel 2025 – si legge nel Rapporto – i 2,6 milioni di occupati stranieri hanno generato 196 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 9,7% del Pil italiano (più dell’incidenza sulla popolazione), e versato 12,6 miliardi di Irpef, ma il reddito medio dei contribuenti stranieri è intorno ai 17.000 euro annui, contro i quasi 27.000 dei nati in Italia”.
Il divario emerge anche nella qualità dell’occupazione e nella capacità delle famiglie di sostenere le spese quotidiane. “I lavoratori stranieri – si legge ancora – sono il 10,7% degli occupati in Italia, ma sono confinati nelle professioni non qualificate e a basso salario (29% contro 8% degli italiani), con pesanti divari retributivi e sovra-qualificazione rispetto ai titoli di studio conseguiti; il 60% del bilancio delle famiglie straniere serve a coprire i bisogni essenziali; al risparmio è destinato solo il 13%; pesano anche le rimesse (17%); persistono preoccupanti sacche di lavoro nero, sfruttamento lavorativo e gravi irregolarità contrattuali, a danno di lavorati e dell’intero sistema-Italia”.
Il Rapporto segnala inoltre nuove forme di precarietà e ostacoli che attraversano il mondo della scuola e quello del lavoro. “Il lavoro su piattaforma – denuncia poi il dossier – si attesta sempre più come nuova frontiera dello sfruttamento; nella scuola, persistono divari negli apprendimenti e un maggiore rischio di abbandono per gli studenti con background migratorio; il fenomeno dei Neet è più diffuso tra i giovani con background migratorio (30% contro 17%); la frontiera accentua i problemi: nelle diocesi di frontiera, i problemi occupazionali riguardano il 61,5% degli stranieri (è il 44,7% nelle altre diocesi) e la grave esclusione abitativa il 34,5% (contro il 27,8% nelle altre diocesi)”.
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