Le aree protette aspettano la primavera

foto di natura

In Italia nemmeno un ettaro di nuovo territorio o di mare è stato tutelato e nessuna area protetta è stata istituita ma, al contempo, aumenta il consumo di suolo. Con i ritmi attuali, l’obiettivo del 30% di territorio e di mare protetto sarà raggiunto nel 2097

A Montreal la 15a Conferenza delle Parti (COP15) ha raggiunto un accordo che ci pare insufficiente a contrastare efficacemente la perdita di biodiversità: la principale emergenza del Pianeta strettamente connessa alla crisi climatica in atto. Dalla COP15 arriva la conferma che gli obiettivi da perseguire sono gli stessi che ha già individuato la Strategia della UE per la biodiversità al 2030. Tutto confermato, perciò va tutto bene? Non proprio, perché l’aver condiviso il problema e le soluzioni da mettere in atto non è la garanzia che poi ognuno facciano il dovuto. Troppo spesso la realtà ha smentito le buone intenzioni contenute negli accordi sottoscritti, e ancora più raramente i Paesi ricchi rispettano gli accordi verso quelli più poveri ai quali si continuano a chiedere sacrifici in cambio di un equo riconoscimento di risorse finanziarie e di aiuti allo sviluppo, tutela delle risorse e diritto delle popolazioni indigene a sfruttarle.

Per capire la fragilità di questi accordi non serviva assistere al summit di Montreal, ma bastava riflettere su quanto non è avvenuto nel nostro Paese da maggio 2020 a oggi. Dalla data di adozione della Strategia della UE per la biodiversità 2030 nessuno tra i tanti target previsti ha evidenziato avanzamenti, a partire da quello “più semplice” che prevede la tutela legale di almeno il 30% del territorio e del mare dell’intera Unione Europea. Negli ultimi due anni in Italia, ad esempio, nemmeno un ettaro di nuovo territorio o di mare è stato tutelato e nessuna area protetta è stata istituita ma, al contempo, aumenta il consumo di suolo (nel 2021 è cresciuto di 19 ettari al giorno) e le strategie per la gestione della fauna selvatica vengono affidate ai cacciatori anziché agli scienziati.

Istituire nuove aree protette nel nostro Paese non è una cosa semplice e, dall’approvazione della legge alla operatività dell’area protetta, passano dai 7 ai 10 anni durante i quali nei territori “promessi” alla natura può succedere che l’integrità dei luoghi venga compromessa irrimediabilmente. Sebbene il processo decisionale sia lungo e l’iter complesso, bisogna ammettere che dal 2010 abbiamo assistito a un “inverno” delle aree protette durante il quale la politica e la burocrazia ha congelato la nascita di nuove riserve. Nei fatti, dal 2010 al 2022, sono state istituite pochissime aree protette e tra queste solo quelle di interesse nazionale: il Parco nazionale di Pantelleria nel 2016, l’Area marina protetta di Capo Testa-Punta Falcone nel 2018 e l’Area marina di Capo Milazzo nel 2019.

 

Istituire nuove aree protette nel nostro Paese non è una cosa semplice e, dall’approvazione della legge alla operatività dell’area protetta, passano dai 7 ai 10 anni

 

La legge quadro sulle aree protette 394/91 ha generato nel Paese tante aspettative e, tra queste, anche l’obiettivo di realizzare in tutto il territorio nazionale un sistema basato sulla crescita esponenziale della tutela del territorio e della natura. In effetti dal 1990 al 2010, anche sulla spinta della legge 394/91, la percentuale dei territori protetti è aumentata del 7,5%, passando dal 3% pre-legge quadro al 10,5% del 2010 (dato certificato dal 6° aggiornamento dell’Elenco ufficiale delle aree protette del MASE) e in 20 anni il territorio protetto si è triplicato. Nel periodo successivo tra il 2010 e il 2022, invece, la crescita delle aree protette ha visto un incremento quasi decimale dovuto all’impegno dello Stato ma non con il contributo delle Regioni che, se d’intesa decidessero di inserire le aree di Rete Natura 2000 tra quelle protette, contribuirebbero a raggiungere i target previsti.

Con i ritmi attuali, troppo lenti e farraginosi, l’obiettivo del 30% di territorio e di mare protetto sarà raggiunto nel 2097, tra 75 anni quando il cambiamento climatico avrà mutato il paesaggio, aggravato la desertificazione e reso più fragili gli ecosistemi. Occorre fare presto, ma deve anche crescere la fiducia nella natura quale rimedio alla crisi climatica, per questo le nuove aree protette devono essere un obiettivo immediato: saranno la primavera che arriva dopo il lungo inverno.

 

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