Lega, assalto del Nord a Salvini. Il lombardo Fontana: valuti di lasciare. Ma il congresso è pieno di incognite

Rome, 17 agosto 2026 –​​​​​​ Congresso o scissione. Si profila questo il dilemma che aleggerà sul popolo leghista al prossimo raduno sul pratone di Pontida. Dov’è possibile che le due parti in causa – quella dei fedelissimi del segretario Matteo Salvini caparbio nel rivendicare la propria gestione e quella dei governatori nordisti insoddisfatti di una linea giudicata poco attenta ai territori e troppo supina alla concorrenza di Futuro nazionale – chiameranno a raccolta le truppe cammellate, e forse anche i trattori, per far valere le proprie motivazioni sotto un palco che “non potrà non ascoltare le istanze della base”, come spera la fronda lombardo-veneta fautrice del congresso.

Di fronte al tracollo di iscritti e consensi, dovuto tra l’altro alla concorrenza del transfuga generale Roberto Vannacci e la sua nuova formazione, il fronte nordista è insomma intenzionato a far salire dalla base di Pontida la richiesta di un congresso straordinario. Altrimenti la minaccia ventilata è persino quella di una separazione del partito degli amministratori e del radicamento storico del nord rispetto alle pulsioni troppo vannacciane e poco pragmatiche rimproverate al segretario.

Il ministro Matteo Salvini e il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana a margine della conferenza stampa di presentazione della firma dell’appalto dei lavori del Campus e Auditorium del Conservatorio di Milano G. Verdi, denominato Bosco della Musica, Milano, 21 ottobre 2025. ANSA / PAOLO SALMOIRAGO

Oggi è stato il governatore lombardo Attilio Fontana a dare voce al “malessere” e paventare una “associazione larga e aperta” protagonista della dialettica interna al fine di mettere all’ordine del giorno quel coinvolgimento dei territori sulle istanze locali promesso ma finora irrealizzato dalla segreteria Salvini, dato il buco nell’acqua dell’annunciata cabina di regia e, prima ancora, l’annullamento della riunione trevigiana di inizio luglio nel timore che facesse da proscenio per l’insoddisfazione e la richiesta di cambio al vertice da parte della base veneta legata all’ex governatore Luca Zaia.

La questione era già emersa la scorsa settimana nel corso di un rovente direttivo della Lega lombarda alla presenza del segretario, esortato a fare almeno “un passo di lato” in nome dell’auspicata “collegialità” per far fronte alla crisi di consensi e l’incalzante concorrenza di Vannacci, pervenuto al Parlamento europeo e al protagonismo politico proprio in virtù dell’accoglienza nelle file leghiste da parte di Salvini. Che di questa scelta non viene perdonato, anzi, accusato. “Un anno e mezzo fa aveva semplicemente pubblicato un libro”, rileva Fontana a proposito dell’ex generale che poi è diventato vicesegretario della Lega e in seguito “ha cambiato impostazione e il quadro politico”.

“Siamo passati dal 34 al 5% dei voti” è la constatazione da cui parte Fontana per sostenere le istanze di “collegialità” avanzate dai nordisti già pronti a farsi “associazione”. Un aggregato che a non sarebbe ancora una corrente né un partito in uscita, ma “una pluralità d persone che stanno lavorando per proporre un nuovo luogo di dibattito”. Luogo che può essere soltanto il congresso, dato che gli organismi dirigenti leghisti sono strutturalmente blindati intorno alla leadership del segretario. Difatti le fonti vicine agli altri governatori e esponenti nordisti che “si sentono quotidianamente” confermano che l’obiettivo è far salire dal pratone di Pontida una richiesta di assise cui Salvini e i suoi non potranno rispondere di No. Altrimenti si prospetta persino una separazione in seno al centrodestra per fare chiarezza tra le istanze euro-nordiste e i vagheggiamenti vannacciani. Anche se tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare.

Nella chat interne replicano i dirigenti vicini al segretario. Il vice Claudio Durigon rimprovera a Fontana la ricerca di “un mero obiettivo di garanzia personale, casomai per arrivare a Roma”; mentre la deputata Simona Loizzo rileva che “dentro Forza Italia si stanno ammazzando, ma non esce neanche una parola” e Igor Iezzi osserva che potevano contestare Salvini alla riconferma di un anno fa. In difesa del segretario anche i deputati Luca Toccalini, Alberto Di Rubba, Andrea Crippa e Gianpiero Zinzi e l’europarlamentare Susanna Ceccardi. Mentre il capodelegazione a Bruxelles Paolo Borchia chiede una moratoria sulle polemiche.