Un passo in avanti per la riforma del caregiver familiare, in sostanza la persona responsabile di un altro soggetto dipendente, anche disabile, di cui si prende cura in un ambito domestico. Nella legge di Bilancio del 2026 viene, infatti, istituito un fondo ad hoc per il finanziamento delle iniziative legislative “a sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare”. Il fondo, si legge ancora nella manovra del governo, è destinato alla copertura finanziaria di interventi legislativi di iniziativa governativa finalizzati alla definizione della figura del caregiver familiare delle persone con disabilità e al riconoscimento del valore sociale ed economico della relativa attività di cura non professionale.
La dote messa a disposizione dal governo
Già nella Finanziaria del 2018 venne istituito un fondo per sostenere questa figura familiare. Poi, però, le risorse confluirono nel capitolo del sostegno per i soggetti disabili. Con la manovra torna un Fondo dedicato che potrà contare – come si legge nella bozza di manovra – su 1,15 milioni di euro nel 2026 e 207 milioni all’anno a decorrere dal 2027. In sostanza, l’anno prossimo, sarà un anno di transizione, durante il quale il governo conta di definire una specifica normativa per il settore dell’assistenza domiciliare.
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Legge 104 e caregiver: 10 ore di permesso extra dal 1° gennaio 2016
Le recenti modifiche alla Legge 104 e le nuove misure dedicate ai caregiver familiari rappresentano un passo importante per il sostegno delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Tra le novità più rilevanti ci sono le ulteriori 10 ore di permesso retribuito introdotte dal 1° gennaio 2026, il congedo fino a due anni senza stipendio ma con conservazione del posto e accesso prioritario allo smart working, e la riforma del sistema di valutazione dell’invalidità civile, che punta a superare il modello medico tradizionale a favore di un approccio bio-psico-sociale.
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In Italia 8 milioni di caregiver: più donne che uomini
Il caregiver familiare si distingue da quello professionale (o badante), rappresentato da un assistente familiare che accudisce la persona non-autosufficiente, sotto la verifica, diretta o indiretta, di un familiare. È stato riconosciuto e delineato normativamente per la prima volta dalla legge di bilancio 2018 (articolo 1, commi 254-256, Legge n. 205 del 2017), che al comma 255 lo definisce come “persona che assiste e si prende cura di specifici soggetti”.
Secondo i dati Istati, il totale dei caregiver familiari che ha fornito cure ed assistenza almeno una volta alla settimana a membri della propria famiglia ammonta, complessivamente, a oltre 7 milioni di persone, in prevalenza appartenenti alla popolazione femminile (4,1 milioni, circa il 60% del totale dei 7 milioni di caregiver, contro i 2,9 milioni di uomini), su un totale di circa 8 milioni di caregiver (coloro che dichiarano di aver fornito assistenza, non necessariamente ad un familiare).
Le leggi regionali dalla Lombardia all’Emilia: sostegno economico e cure
Fra le regioni che per prime hanno definito norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare c’è l’Emilia Romagna che nel del 2014 ha riconosciuto, prima fra le regioni italiane, la figura in quanto componente informale della rete di assistenza alla persona e risorsa del sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari, tutelandone i bisogni.
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In base ai dati di presentazione dell’intervento regionale, si è dato conto di circa 289.000 persone, di cui il 55% donne, nel territorio della Regione, la cui attività di cura consente a soggetti non autosufficienti di poter evitare il ricovero in strutture sanitarie. La legge regionale riconosce il ruolo sociale del caregiver familiare, e proprio per questo intende fornire formazione e supporto alle attività di assistenza prestate gratuitamente da familiari ed amici a persone non autosufficienti, mettendo a loro disposizione importanti servizi.
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Anche la Lombardia, si è distinta attraverso un progetto sperimentale per sostenere e incentivare la scelta delle cure palliative domiciliari, in alternativa al ricovero in hospice o in ospedale. Il sostegno ai caregiver consiste in un contributo economico di 700 euro da assegnare alle famiglie dei malati terminali.