L’Italia al voto, dentro le urne

Voto italia

La caduta del governo e lo scioglimento delle Camere hanno bloccato nel momento decisivo l’attuazione del Pnrr. Trascinando il Paese in una campagna elettorale scollegata dalla realtà. Le richieste della società civile

10 febbraio 2021. Mario Draghi, il presidente del Consiglio incaricato di formare un nuovo governo dopo l’implosione del Conte II, incontra le parti sociali. Sindacati, rappresentanti degli enti locali e delle associazioni di categoria si alternano in una serie di confronti brevi ma significativi del fatto che serve una concertazione reale con la “base” del Paese – il mondo del lavoro, chi governa e amministra i territori, le realtà del terzo settore e quelle ambientaliste – per strutturare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) in modo che cadano a terra, e non scivolino altrove, i progetti e i fondi europei per finanziarli stanziati dal Next Generation Eu.

21 luglio 2022. Diciassette mesi dopo l’esecutivo Draghi non esiste più, risucchiato nell’ennesima crisi di governo innescata da schieramenti politici che hanno sabotato il governo con l’obiettivo di incassare al più presto consensi alle urne. Una crisi balneare, che ha imposto le elezioni anticipate al 25 settembre e una surreale campagna elettorale ad agosto, nel mezzo di un Paese in ferie, arso dagli incendi e dalle temperature bollenti, prosciugato dalla siccità record, invaso dai rifiuti. E che si chiede, incredulo, come si sia potuto arrivare a tutto ciò con una guerra in corso nel cuore dell’Europa, una crisi energetica che impone scelte di rottura rispetto al passato e un disagio sociale sempre più evidente. Che la situazione stesse scivolando di mano lo avevano intuito, qualche giorno prima delle dimissioni reiterate da Draghi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proprio le associazioni, i movimenti e le organizzazioni della società civile. Il loro appello alla politica affinché si scongiurasse una nuova crisi è caduto nel vuoto. Oggi, però, chiedono alla prossima Legislatura di mettere da subito mano alle questioni, dall’energia al contrasto alle disuguaglianze, che il Paese deve risolvere al più presto.

Un’agenda già scritta

«Eravamo preoccupatissimi della caduta del governo e delle elezioni anticipate perché in questa seconda parte dell’anno l’esecutivo e il Parlamento avrebbero dovuto riparare i danni fatti nel primo semestre del 2022 – commenta Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – Nei primi sei mesi di quest’anno abbiamo assistito a un ritorno al passato su carbone, centrali a olio, centrali a gas a mare, rigassificatori». Proprio nel momento in cui erano in programma interventi determinanti per provare a rimettere in carreggiata la transizione ecologica del Paese, il governo è saltato. «In questi mesi si sarebbero dovuti approvare il decreto sulle comunità energetiche, quello sulle aree idonee per l’installazione di nuovi impianti rinnovabili e sul biometano, numerosi bandi del Pnrr per incentivare i parchi solari nelle aziende agricole e l’agrivoltaico, la revisione del Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima 2030, ndr) da parametrare al RePower Eu. Tutto questo ora rischia di andare in aria».

Così come rischiano di “scadere”, per far largo all’agone politico, tante altre priorità che riguardano la vita reale dei cittadini, dall’inflazione speculativa che fa lievitare giorno dopo giorno i prezzi di energia, servizi e prodotti, all’esplosione delle diseguaglianze, con 5,6 milioni di persone che vivono in povertà assoluta secondo gli ultimi dati Istat. «Alcune mosse del governo Draghi non erano condivisibili – sottolinea Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli – Ma quell’esecutivo garantiva la continuità di provvedimenti necessari a scongiurare l’abbattersi di una tempesta perfetta sulle teste e le tasche degli italiani. Forse non avrebbe risolto tutti i problemi sul campo, ma avrebbe potuto mitigare gli effetti inflazionistici che pesano nella vita delle persone e portare a termine o avviare i provvedimenti per consentire al Pnrr di andare avanti. Agenda sociale, salario minimo, reddito di cittadinanza erano temi su cui si doveva proseguire il dialogo con i sindacati. Tutto è stato interrotto da un Parlamento scollato dalla realtà». Timori condivisi anche da Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore, che si richiama all’appello fatto dal presidente Mattarella affinché, in questa fase così delicata, non si lascino ancora più indietro le fasce più deboli della popolazione. «Le priorità sono le misure da adottare per contrastare la povertà e la crescita delle disuguaglianze, i rincari per le famiglie e gli sconvolgimenti climatici. Ma pensiamo anche alla riforma del terzo settore che, ancora una volta, rischia di subire una battuta d’arresto dopo anni di sforzi per giungere a una soluzione condivisa sulle modifiche normative indispensabili per la sua attuazione».

Nella lista degli appelli alla stabilità finiti nel nulla si inserisce anche quello di oltre 1.800 sindaci, che nei giorni dei regolamenti dei conti tra Parlamento e Palazzo Chigi avevano chiesto al governo di andare avanti. E che adesso vedono allontanarsi progetti e fondi che sarebbero serviti come il pane per rigenerare territori e comunità. «Rimangono aperti parecchi temi, a cominciare dalla gestione dei processi per il controllo, il coordinamento e il mantenimento dei flussi di risorse del Pnrr – commenta Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, rete di amministratori pubblici che promuove la cultura della legalità – C’era in campo il riordino del Testo Unico degli enti locali, che avrebbe aiutato a regolarizzare la distribuzione dei fondi e ad affrontare il tema dei ripetuti scioglimenti dei Comuni. C’è poi da considerare la tenuta dei servizi sociosanitari legata alla chiusura dell’emergenza Covid, di fronte a un autunno che potrebbe portare una recrudescenza del virus». Non ultimo, c’è la questione del contrasto all’illegalità, ai poteri criminali, alla corruzione e alle mafie, che attecchiscono di più nei momenti di immobilismo istituzionale, di incertezza politica e disorientamento sociale. Proprio il terreno che sta risucchiando adesso tutte le fragilità del nostro Paese.

Energia in bilico

I provvedimenti energetici che rischiano di restare sulla carta

>             Recepimento della direttiva Ue 2018/2001 sulle fonti rinnovabili, cosiddetta “Red II”. Tra i provvedimenti la definizione delle aree idonee all’installazione degli impianti Fer.

>             Comunità rinnovabili e autoconsumo collettivo.

>             Aste per eolico, fotovoltaico, eolico in mare, geotermia e biomasse, idrogeno, biometano e biometano avanzato.

>             Parco Agrisolare del Mipaaf.

>             Investimento da 1,1 miliardi sull’agrivoltaico.

>             Investimento da 2,2 miliardi per le comunità energetiche nei piccoli comuni.

Per approfondire vai sul sito Qualenergia.it

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

REGISTRATI SUL SITO