Dal mensile – Acidificazione, fusione dei ghiacci polari e innalzamento del livello del mare, meno ossigeno degli strati più profondi. La crisi climatica innesca una spirale che si autoalimenta
di Sandro Carniel*
Nell’ultimo secolo l’aumento della concentrazione di gas serra di origine antropica all’interno dell’atmosfera è stato responsabile dell’eccesso di energia e di calore alla base del riscaldamento climatico globale. Non si ricorda però mai abbastanza che oltre il 90% di questa energia è finita nell’oceano, nostro migliore alleato nel contrasto al global warming.
Molti sforzi prodotti per inquadrare un problema “complesso” come quello del cambiamento climatico sono stati frustrati da un approccio riduzionistico, e così è accaduto che la relazione “clima-oceani” abbia per molti anni ricoperto un ruolo da Cenerentola. Nel sistema climatico del pianeta, invece, “tutto è connesso”. Eppure gli scienziati che cercano di decrittare l’alfabeto che consente ad atmosfera, onde, oceani e ghiacci di “parlarsi” tra loro sono ancora molto pochi. La speranza di arrivare a una visione più unitaria della crisi climatica passa anche attraverso il riconoscimento dell’importanza del ruolo che intercorre fra oceano e clima.
Giganti da osservare
Appena al di là di una stretta fascia costiera in prossimità degli insediamenti umani, i mari sono stati a lungo considerati solo come pigri giganti poco reattivi. Niente di più sbagliato. Per molti anni la questione climatica è stata affrontata guardando solo in alto, e non in basso verso le profondità marine. E sono stati trascurati gli effetti del “sacrificio” dell’oceano al cospetto dell’aumento di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, che ora marcia spedita oltre il limite delle 410 parti per milione, record mai registrato negli ultimi 900.000 anni.
La temperatura media globale superficiale è di circa 1 °C superiore a quella di fine ’800, un valore altissimo ma che sarebbe tragicamente molto maggiore senza l’oceano. Da questa lotta il nostro amico esce però stremato, con conseguenze gravissime. Negli ultimi quarant’anni i suoi strati superficiali si sono riscaldati in media di 0,5 °C. Il livello medio del mare (che come tutti i liquidi si dilata quando viene riscaldato), ogni anno guadagna almeno 3,5 millimetri e sta accelerando, tanto che entro fine 2100 si attendono 70-100 cm in più rispetto alla media di inizio ’900, e minaccia aree costiere e centinaia di milioni di abitanti.
La fusione di immensi volumi di ghiaccio delle aree polari (dalla sola Groenlandia perdiamo ogni giorno ghiaccio per un peso pari a oltre tremila volte quello del Colosseo), non solo contribuisce ulteriormente al sea level rise, ma a causa degli ingenti apporti di acqua dolce che ne derivano modifica la circolazione di enormi correnti che sono alla base dell’attuale stabilità climatica. Contemporaneamente, il continuo e disperato tentativo di eliminare la CO2 atmosferica compiuto dai nostri oceani tramite il fitoplancton (circa il 30% delle emissioni mondiali rilasciate ogni anno vengono assorbite da questi microscopici vegetali) ha creato un aumento dell’acidificazione delle acque che sta mettendo a rischio la vita degli organismi a guscio calcareo.
L’aumentata temperatura delle acque ha sconvolto i delicati equilibri termici sui quali avevano impostato la loro millenaria esistenza i coralli di scogliera, sempre più “sbiancati” e decimati, come accade nella Grande barriera corallina australiana. Il riscaldamento progressivo dell’oceano provoca anche una “stratificazione” degli stessi, che impedisce all’ossigeno di raggiungere i livelli più profondi, minacciando ulteriormente la biodiversità marina. L’eccesso di calore accumulato nel mare fornisce combustibile di prima qualità per l’aumento dell’intensità e della frequenza di fenomeni meteo-marini estremi, tempeste distruttive, ondate di calore, uragani. Trascurare quindi il ruolo essenziale dell’oceano nella regolazione di tutto questo, e dimenticare che il nostro futuro è davvero scritto nell’acqua, costituisce un errore imperdonabile.
* direttore della divisione di ricerca Sto-Cmre e dirigente di ricerca Cnr