Attacchi incrociati hanno colpito di nuovo le infrastrutture energetiche in Russia e in Ucraina, provocando un imponente incendio in un impianto petrolifero a San Pietroburgo e due vittime civili, una in ognuno dei due fronti. L’attacco che l’Ucraina ha compiuto con i droni ha avuto l’intento, non troppo velato, di voler boicottare il recente accordo tra Putin e Trump sull’acquisto di diesel russo.
Intanto, in questa situazione sempre più di stallo, Volodymir Zelensky ha annunciato che gli Stati Uniti hanno ripreso la condivisione d’intelligence, dopo averla bloccata per “un certo periodo di tempo”, augurandosi che i colloqui con Washington possano svolgersi in settimana. Il presidente ucraino ha detto di aver parlato con gli inviati americani Jared Kushner e Steve Witkoff esprimendo ancora l’auspicio di nuovi colloqui con gli Usa in settimana.
La peggio, la notte tra sabato e domenica, l’ha avuta San Pietroburgo: qui una persona è morta e cinque sono finite in ospedale nel massiccio attacco con oltre 1.000 droni che hanno preso di mira, oltre al terminal petrolifero, anche lo strategico ponte sul canale Korabelny, il polo logistico dell’azienda di e-commerce Ozon e il data center della società internet VK. La contraerea ha distrutto solo una parte del barrage lanciato da Kiev, e 135 droni sono stati abbattuti nella intera regione di Leningrado.
La Russia ha risposto lanciando un missile balistico Iskander-M e 180 droni d’attacco, 152 dei quali abbattuti da Kiev. L’attacco con Shahed, S-8000 Banderol, Gerbera e droni-esca Parodiya, ha preso di mira le aree occupate del Donetsk e della Crimea. Gli ucraini hanno registrato impatti in 20 località e la caduta di detriti in altri quattro siti. In Ucraina, i raid hanno causato una vittima: una 27enne morta nel bombardamento di un condominio a Zaporizhzhia.
Trump accusa Zelensky: “Non vuole la fine della guerra”
Donald Trump, su Truth ha commentato i bombardamenti ucraini accusando apertamente Volodymyr Zelensky di prendere “di mira le raffinerie di diesel in Russia, pur sapendo che tali attacchi danneggiano gravemente i mercati globali del diesel, inclusi quelli Usa” e di “non avere interesse a porre fine a questa guerra”.
Kiev, al di là dell’accordo sul diesel, continua a sostenere che i suoi attacchi sono una rappresaglia per i bombardamenti russi che da anni devastano l’energia ucraina. L’obiettivo di Kiev resta quello di prosciugare i fondi della macchina bellica dello zar, tagliano i i proventi degli idrocarburi. Ma per il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov è solo una “manifestazione di agonia. Il regime di Kiev resiste, ma ciò non può cambiare il corso degli eventi”. Parole che vanno a braccetto con quelle baldanzose del vice primo ministro russo Alexander Novak, secondo cui, dopo l’accordo con Trump, il gasolio russo arriverà negli Stati Uniti entro 15-20 giorni dalla firma dei contratti.
Non solo. Per l’uomo che a Mosca gestisce l’energia, l’Europa non potrà colmare il deficit di gas se rinuncerà alle forniture di Mosca, con “Hormuz chiuso e l’impianto in Qatar bloccato”. Un monito in vista del previsto stop agli acquisti di gas naturale liquefatto che gli europei hanno annunciato dal primo gennaio 2027.
Negli ultimi nove mesi – ha sottolineato Novak – Mosca ha spedito in Europa 12 milioni di tonnellate di gnl: “Più dell’anno scorso. Sembra che i nostri partner europei vogliano fare scorta più rapidamente e acquistare maggiori volumi di gnl prima del primo gennaio 2027”, ha stigmatizzato. Parole speculari a quelle del segretario al tesoro Usa Scott Bessent, che nel difendere il congelamento delle nuove sanzioni alla Russia si è chiesto retoricamente: “Perché gli Usa dovrebbero agire da soli?”
Il congelamento della sanzioni contro Mosca
Scott Bessent ha fatto riferimento all’ordine esecutivo firmato da Trump che prevede una sospensione del Graham Act, le nuove misure che sarebbero dovute entrare in vigore sanzioni contro funzionari russi, banche e la flotta fantasma di petroliere che garantisce il trasporto di energia a Mosca. Sospensione che ha provocato l’ira di Zelensky.
Il congelamento delle nuove sanzioni alla Russia è “molto semplice”, ha scritto poi Trump. “Sto lavorando per negoziare la pace nel conflitto tra Russia e Ucraina e non voglio compiere alcun passo che possa, in modo sciocco, allontanare la Russia dal tavolo delle trattative. Sono stati fatti grandi progressi, inclusi quelli relativi alle attuali negoziazioni per il rilascio degli ostaggi!”, ha precisato il presidente americano.
“Firmare quel documento in questo momento provocherebbe proprio questo allontanamento: posso sempre firmarlo in seguito o in qualsiasi altro momento lo ritenga opportuno!”, ha assicurato il presidente. Infine, Zelensky “sta prendendo di mira le raffinerie di diesel in Russia, pur sapendo che tali attacchi danneggiano gravemente i mercati globali del diesel, inclusi quelli degli Stati Uniti. Agricoltori, allevatori e imprese di ogni tipo ne stanno risentendo pesantemente; eppure, nonostante ciò, la Russia continua a fornire al mondo milioni di barili di diesel a prezzi contenuti. A Zelensky non importa nulla, e, francamente, visto l’enorme flusso di denaro che riceve dall’Europa – e quello che ha ricevuto in passato dal corrotto Joe Biden – non ha alcun interesse a porre fine a questa guerra, e probabilmente non ne ha mai avuto”, ha attaccato Trump.
Che ha poi concluso: “Due anni fa avrebbe potuto ottenere un accordo migliore di quanto non possa fare oggi. Il suo Paese è in rovina, gran parte del territorio è andato perduto, non ha più accesso a oceani o mari, e la popolazione maschile è decimata, ferita o deceduta. VOGLIO CHE QUESTA GUERRA FINISCA!”,
Putin avrebbe proposto un incontro con Trump e Xi sull’Ucraina
A muoversi nel frattempo è anche la Russia, con Vladimir Putin che avrebbe proposto un incontro, da tenersi a novembre, tra lui e gli omologhi americano Donald Trump e cinese Xi Jinping per discutere dell’Ucraina allo scopo di negoziare la fine al conflitto che sia favorevole a Mosca. A riportarlo è il Wall Street Journal, in base a persone a conoscenza del dossier. Il piano è un tentativo di Putin di sfruttare il suo riavvicinamento con Trump, in una dinamica che ha destato timori in Ucraina e tra i suoi alleati a Washington e in Europa. Un vertice simile, senza Volodymyr Zelensky, sarebbe senza precedenti e un campanello d’allarme nelle capitali europee e non solo.
Cosa prevede l’accordo sull’acquisto di gasolio russo
Putin ha avanzato l’idea del vertice a tre durante una telefonata con Trump del 9 ottobre, secondo un ex funzionario dell’intelligence russa. Nel corso della stessa conversazione è stato inoltre raggiunto un accordo che prevede l’acquisto, da parte degli Stati Uniti, di gasolio russo, facilitandone al contempo la vendita sul mercato globale.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che sono in corso discussioni riguardo a un possibile incontro: “Non c’è ancora una visione chiara sull’incontro in sé o sui suoi potenziali punti all’ordine del giorno, sebbene tutte e tre le parti riconoscano l’ipotesi che un tale incontro possa aver luogo”, ha detto al Wsj. Un alto funzionario Usa ha precisato che Trump non ha ancora dato il suo assenso a un vertice del genere. Tuttavia, secondo la stessa fonte, il presidente potrebbe mostrarsi aperto all’idea, dato il suo desiderio di mantenere la promessa elettorale di porre fine alla guerra.
Trump aveva affermato che il conflitto si sarebbe concluso “il primo giorno” del suo nuovo mandato. Secondo le fonti informate sulle trattative, il Cremlino ha suggerito di tenere il dialogo trilaterale a margine del prossimo vertice dell’Apec, previsto per il 18 e 19 novembre a Shenzhen, polo tecnologico nel sud della Cina. Secondo gli analisti, un summit a tre su suolo cinese rappresenterebbe un passo significativo per Xi, nell’ambito dei suoi sforzi per rafforzare il ruolo di Pechino come mediatore diplomatico di primo piano. F
unzionari russi hanno avanzato la proposta a Pechino attraverso i canali diplomatici: la parte cinese ha fatto sapere che non si opporrebbe, a patto che Trump sia d’accordo, riferiscono altre persone. “La Cina vuole essere vista come il perno tra le grandi potenze e, potenzialmente, come mediatrice tra Stati Uniti e Russia”, ha notato Yun Sun, a capo del programma sulla Cina dello Stimson Center, think tank di Washington. In passato, Putin ha già proposto un trilaterale sia a Trump sia a Xi: questa volta, tuttavia, la proposta giunge in una fase in cui le sorti dei rapporti tra Mosca e Washington hanno subito un’inversione di tendenza.
L’articolo L’Ucraina boicotta l’accordo sul diesel tra Trump e Putin e attacca impianti petroliferi, Trump: “Zelensky non vuole la fine della guerra” proviene da Blitz quotidiano.