Addio al calcio giocato del Mago ambidestro: la favola di Santi Cazorla è arrivata all’ultimo capitolo
Se il calcio potesse essere riassunto in un’espressione del viso, quella di Santiago “Santi” Cazorla González sarebbe un sorriso stampato in mezzo al campo. Un sorriso genuino, contagioso, che non è svanito nemmeno quando il destino ha provato a strappargli i piedi, la carriera e persino la possibilità di camminare.
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Oggi, all’età di 41 anni, quel sorriso saluta il calcio professionistico. Cazorla ha annunciato il ritiro dopo aver completato l’ultimo, poetico cerchio della sua vita sportiva: una stagione romantica con la maglia del Real Oviedo, la squadra della sua città natale, riportata e difesa nel massimo campionato spagnolo. Se ne va uno degli ultimi poeti del centrocampo, un calciatore totale che ha ridefinito il concetto di “ambidestrismo” e che ci ha insegnato cosa significhi davvero amare un pallone.
Il viaggio del Mago: dall’Andalusia all’Isola che c’è
Cazorla non è mai stato il più alto o il più forte fisicamente, ma vedeva linee di passaggio invisibili agli umani. Cresciuto nell’Oviedo, esplode definitivamente nel Villarreal, diventando il perno del Sottomarino Giallo che incantò la Spagna e l’Europa a metà degli anni 2000. Dopo una parentesi scintillante al Malaga, nel 2012 arriva la chiamata dell’Arsenal.
A Londra, sponda Gunners, Santi diventa The Magician. Sotto la guida di Arsène Wenger, dipinge calcio in Premier League. Non importava se dovesse calciare una punizione o un calcio d’angolo: guardava la palla, decideva sul momento se usare il destro o il sinistro, e la metteva all’incrocio. In Inghilterra vince due FA Cup e due Community Shield, ma soprattutto conquista l’amore incondizionato di una tifoseria che, ancora oggi, canta il suo nome.
Il calvario e il miracolo della cancrena
Poi, il buio. Nel 2016 un gravissimo infortunio al tendine d’Achille si trasforma in un incubo medico. Un’infezione terribile dà il via a una cancrena che gli mangia ben otto centimetri di tendine. I medici in Inghilterra gli dissero una frase che avrebbe spezzato chiunque: “Se riuscirai a camminare di nuovo in giardino con tuo figlio, dovrai ritenerti soddisfatto”.
Santi subisce 11 operazioni chirurgiche. Per ricostruire la caviglia, i chirurghi gli trapiantano persino una porzione di pelle del braccio, proprio quella dove aveva tatuato il nome di sua figlia.
Ma il calcio aveva ancora un debito con lui. Nel 2018, dopo 668 giorni di calvario, Cazorla torna in campo con il Villarreal. Non solo cammina, non solo gioca: domina. Torna a segnare, a dispensare assist e guadagna persino una clamorosa convocazione nella nazionale spagnola (con cui aveva già vinto gli Europei del 2008 e del 2012). È la vittoria della volontà sulla medicina.
Il ritorno a casa: la chiusura del cerchio a Oviedo
Dopo una parentesi dorata in Qatar all’Al-Sadd, l’estate scorsa Santi ha ascoltato il cuore. È tornato al Real Oviedo accettando di giocare al minimo salariale, devolvendo una parte del suo stipendio al settore giovanile del club e rinunciando ai diritti d’immagine pur di non gravare sulle casse della società.
Ha giocato l’ultima stagione in prima divisione con la squadra che lo ha cresciuto, regalando sprazzi di pura classe a un pubblico che lo ha venerato come un dio protettore.
Oggi Santi Cazorla si toglie gli scarpini per l’ultima volta. Non vedremo più quel baricentro basso sgusciare tra i difensori, né quel modo unico di calciare con entrambi i piedi senza alcuna differenza. Ci resta il ricordo di un campione immenso e, soprattutto, la lezione più grande: finché c’è un sorriso da spendere, nessun traguardo è davvero impossibile. ¡Gracias por tutto, Mago!