Marco Mancini cacciato dal Dis/ Prepensionamento: “Vado via amareggiato”

Lo 007 Marco Mancini si è visto assegnare il prepensionamento dalla direzione di Elisabetta Belloni al Dis, che ha di fatto allontanato l’uomo protagonista dell’incontro più chiacchierato del web e della televisione con Matteo Renzi dal Dipartimento per la Sicurezza. Il video del rendez-vous in un autogrill di Fiano Romano con il leader di Italia Viva mandato in onda dalla trasmissione di Rai Tre “Report”, che a breve dovrebbe effettuare altre rivelazioni su quell’incontro, hanno fatto sì che si accelerasse sulle tempistiche e si accomodasse gentilmente (e in fretta) Mancini all’uscita, in accordo con l’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli.

Il quotidiano “Il Messaggero” riferisce di una situazione di alta tensione che si sarebbe registrata nel momento in cui a Mancini è stato comunicato che avrebbe dovuto abbandonare il suo incarico, andando in pensione con qualche anno di anticipo: si parla di urla, discussioni, reiterati tentativi di giustificazione che non hanno sortito gli effetti sperati e sono caduti nel vuoto. La decisione ormai è stata presa e non subirà variazioni.

MARCO MANCINI: ADDIO AI SERVIZI SEGRETI DOPO 37 ANNI

Dunque, Marco Mancini lascerà i servizi segreti alla metà del mese di luglio, dopo una carriera lunga ben 37 anni e lo farà con una ferita aperta nel cuore, come avrebbe – secondo “Il Messaggero” – affermato di fronte ad alcuni colleghi (“Ho sempre servito lo Stato, vado via amareggiato”). Stando ai regolamenti, chi abbandona incarichi di questo tipo ha il diritto di essere reintegrato nell’ente di provenienza, nel suo caso l’Arma dei Carabinieri, ma a una carriera da maresciallo Mancini non pare intenzionato minimamente a pensare, dopo essersi conquistato con i meriti conseguiti sul campo il ruolo di capo reparto dell’intelligence nazionale. Il prepensionamento al quale è stato destinato, stando a quanto scrive il quotidiano capitolino, potrebbe essere legato anche al passato da dirigente del Sismi di Mancini e ai dubbi che rimangono sul suo operato: dalla morte di Nicola Calipari quando fu liberata la giornalista Giuliana Sgrena in Iraq, sino al caso dell’imam Abu Omar.

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