Roma, 31 luglio 2026 – Pomodori, friggitelli e zucchine. Per Milvia Marigliano – impareggiabile Coco Valori ne La grazia di Paolo Sorrentino – la cura dell’orto è insieme terapia e scuola di vita. “Ma non è mica l’orto dei vecchietti, eh – ci tiene a precisare ’Milvietta’, come la chiama Sorrentino –. A Milano, dove vivo, sono membro di un’associazione di amici che si dedicano alla coltivazione della terra. Quando vado in tournée uno di loro contribuisce a tenere in vita i miei ortaggi. Sono persone semplici, straordinarie. Dalla loro saggezza imparo tanto”.
Nastro d’Argento 2026 come miglior attrice non protagonista proprio per La grazia, Marigliano, padre napoletano e madre milanese, incarna un intrigante ossimoro tra Nord e Sud. “Sono secchiona come i milanesi e fantasiosa come i napoletani. Amo stare a Napoli, ma dopo un po’ sento il bisogno di un bagno nell’efficienza meneghina, di cui però percepisco anche i limiti”, racconta.
Che significato ha avuto quest’ultimo riconoscimento nel suo lungo percorso attoriale?
“Un significato importantissimo. Il premio mi ha riempito il cuore perché, provenendo da tanti anni di teatro, mi considero una outsider del grande schermo. Lo dico con rammarico: ho cominciato tardi con il cinema proprio grazie a Sorrentino in The Young Pope. Con la sua scrittura raffinata Paolo mi ha regalato Coco, un personaggio davvero unico. Interpretarla è stato emozionante”.
Cosa ha portato il teatro nel suo modo di affrontare il set e cosa invece il cinema le ha insegnato come attrice?
“Rispetto al palcoscenico sul grande schermo bisogna sottrarre. A una certa età porti già uno sguardo sul mondo, gioioso e non gioioso, fatto di dolore e di abbandono, perché hai tanta vita dentro di te. Ho quindi scoperto che lavorare in sottrazione mi piace. Viceversa, il cinema ha regalato un po’ di leggerezza al mio approccio al teatro, dove noi attori proviamo incessantemente per mesi e mesi, otto ore al giorno”.
Coco Valori è una donna sferzante e libera. Quanto del personaggio c’è in lei?
“Certamente Coco è libera e, come lei dice, sferzante. Una donna sarcastica che irride il potere. Non sapremo mai però se è stata la vita a renderla così o lo è sempre stata… La libertà, soprattutto per noi donne, ha un prezzo molto alto che è quello della solitudine. Ci sono donne piacevolissime e intelligenti, che rifiutano di ingaggiare con gli uomini gare di seduzione, ma che i maschi finiscono per scegliere solo come amiche o al massimo amanti. Mogli un po’ meno…”.
D’accordo, ma se dovesse presentarsi a qualcuno, cosa direbbe di se stessa?
“Sicuramente la libertà di Coco, immaginando sia nata così, io me la sono dovuta conquistare, perché la vita mi ha portato a rubarla, a prenderla con la forza. Dopo due divorzi sono stata costretta a imparare. Il lato comico invece mi è sempre appartenuto. Mi considero un’adulta con una testa giovane. Provengo da una generazione che ha lottato per cambiare il mondo. Questa energia e questa passione me le porto ancora dentro”.
L’ultimo libro che ha letto?
“La tigre viziosa di Sergio Antonelli, edito da Palingenia, casa editrice appena nata di cui sono anche socia. Ho iniziato più volte, senza portarlo a termine, Delitto e castigo, ma in questo periodo sono stanca, ho un copione in mano e la notte spesso mi attardo per vedere sull’iPad le serie coreane…”.
Frequenta Sorrentino anche fuori dal set?
“No, non ho neanche il suo numero. Conosco meglio Toni Servillo perché entrambi veniamo dal teatro. Sul set con Paolo però si crea un’energia particolare. Quando si lavora con lui non si scherza, anche se a volte è un maestro nel fare battute. Ma io, come si suol dire, ’sto schiscia’ e faccio il mio…”.
C’è un personaggio che le piacerebbe interpretare?
“Non saprei. Purtroppo in Italia per le attrici che invecchiano non ci sono molti ruoli. Ecco, se fossi più giovane avrei voluto indossare i panni della protagonista di Hamnet”.
È innamorata in questo momento?
“Sì, di me e del mio lavoro”.