Missione Luna, la Cina punta a ribaltare le gerarchie dello spazio: bandiera rossa sul satellite nel 2030

Roma, 30 ottobre 2025 – La Cina sbarcherà sulla Luna entro il 2030 e lo farà con i suoi astronauti. Lo ha annunciato Zhang Jingbo, portavoce del programma spaziale, sottolineando che lo sviluppo dei mezzi chiave sta procedendo senza intoppi. Il riferimento è al nuovo razzo Long March 10, alle tute lunari e al veicolo esplorativo progettato per operare in superficie. L’obiettivo, dice Zhang, “è saldo”. Una frase che suona come dichiarazione geopolitica, oltre che tecnologica.

USA FILES 35TH ANNIVERSARY APOLLO 11 MOON LANDING
epa000235830 (FILES) A file picture dated 20 June 1969 taken by US astronaut Neil A. Armstrong, commander, with a 70mm lunar surface camera, showing US astronaut Edwin E. Aldrin, Jr., lunar module pilot, descending the steps of the Lunar Module as he prepares to walk on the moon. July 20 marks the 35th anniversary of the Apollo 11 moon landing. The crew of Apollo 11 opened a revolutionary new phase in human evolution when Neil Armstrong and Buzz Aldrin became the first men to walk on the moon. EPA/NASA FILES

Una nuova missione in partenza

Nel frattempo, Pechino prepara la nuova rotazione di astronauti diretti alla stazione spaziale Tiangong. La partenza è prevista dal centro di Jiuquan. L’equipaggio sarà composto da Zhang Lu, veterano già presente nella missione ‘Shenzhou 15’, e dai debuttanti Wu Fei e Zhang Hongzhang. Resteranno in orbita circa sei mesi, svolgendo esperimenti scientifici e contribuendo al completamento operativo della struttura. La stazione Tiangong nasce anche come risposta all’esclusione della Cina dal progetto ISS, motivata da preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo ai legami tra programma spaziale e Esercito Popolare di Liberazione. Così, Pechino ha trasformato quell’isolamento in un catalizzatore: una stazione autonoma, sistemi di lancio indipendenti e soprattutto una roadmap che procede spedita e senza intoppi (almeno così dicono) verso la Luna.

Una corsa oltre la corsa

Come ovvio ed evidente, la sfida non è solo tecnologica. È strategica, simbolica. Tornare sulla Luna a 56 anni di distanza dalla storica missione dell’Apollo 11 del luglio 1969 significa provare a riscrivere la gerarchia del cielo. Se gli Stati Uniti lavorano al programma Artemis, la Cina come spesso accade si muove in silenzio, ma in modo spedito.
Le missioni si susseguono, la spinta industriale cresce, la narrativa interna celebra l’avvicinarsi del “grande balzo cosmico”. 2030 non è solo una data. È una promessa: mostrare che il nuovo centro della potenza globale non guarda più solo alla Terra.

Stati Uniti e Cina guardano… alle stelle

Non a caso, anche gli States si stanno muovendo in tal senso con il Il programma Artemis: il progetto con cui gli Stati Uniti vogliono riportare astronauti sulla Luna entro i prossimi anni. Guidato dalla NASA, prevede missioni progressive per testare razzi, moduli e basi lunari, con l’obiettivo finale di creare una presenza stabile sul nostro satellite. A differenza delle missioni Apollo, Artemis punta a rimanere, non solo a toccare il suolo. Prevede anche il coinvolgimento di partner internazionali e aziende private per la realizzazione di un ‘villaggio spaziale’. La Luna diventa così laboratorio per il passo successivo: Marte. Ma oltre alla bandiera a stelle e strisce ci sarà anche quella rossa. E se davvero quest’ultima verrà piantata sul suolo lunare, la storia dell’esplorazione spaziale entrerà in una nuova fase. E lo spazio, ancora una volta, sarà il campo di battaglia di questa sfida infinita.