
L’ex presidente dell’Arci Caccia, Osvaldo Veneziano, interviene sulla nascita dell’Associazione agrivenatoria biodiversitalia costituita da Coldiretti e Comitato nazionale caccia e natura (Cncn)
Osvaldo Veneziano, ex presidente nazionale dell’Arci Caccia, da oltre quaranta anni impegnato in Italia a cercare alleanze e soluzioni ai conflitti tra la caccia e le diverse istanze sociali, interviene sull’iniziativa di Coldiretti e Cncn che danno vita all’Associazione agrivenatoria biodiversitalia, per la valorizzazione della proprietà fondiaria a fini ecologici e di tutela della biodiversità nonché l’allestimento di servizi di impresa legati al prelievo venatorio.
Presidente Veneziano, sa dirci qualcosa del soggetto che nasce su iniziativa di Coldiretti e Fondazione Una, tramite la sigla Cncn, per gestire la caccia?

Di questa nuova Associazione, di cui parlano in un’intervista l’on. Zipponi e in un comunicato stampa il presidente Prandini, ho appreso solo dalla stampa. Sul piano della trasparenza è molto grave perché hanno annunciato la collaborazione con la Fondazione Una, a cui partecipano le Associazioni venatorie, che erano tutte all’oscuro o almeno così hanno dichiarato. Sono vicepresidente del comitato scientifico della Fondazione Una e non si è mai discusso di riserve agro-venatorie. Nella mia lunga vita associativa ho avuto rapporti con la Beretta, in particolare con il dott. Piero Gussalli, consapevole che produceva armi sportive e da guerra, ma ciascuno nei rispettivi ruoli di rappresentanza, così come con la Coldiretti.
Questa iniziativa è stata preceduta e accompagnata da dibattiti e da un’ampia discussione nelle associazioni venatorie, con le delegazioni territoriali e la base dei cacciatori?
No. La variante che interviene, mi si permetta, segno di arretramento culturale, palesa la voglia di sbaragliare grazie a una lobby nella quale le “armi” sono condimento per tutti i piatti. Confagricoltura, già presente con le sue Riserve venatorie, con chi si alleerà per difendersi? Mentre in America emergono tutti i limiti dell’eccessivo peso della lobby delle armi, in Italia, casa del “diritto romano”, Coldiretti propone partnership invise ai giovani. All’ambiente come alla pacificazione tra il mondo della caccia e la società civile non giova certamente il cacciatore “consumatore”, per di più in diminuzione.
Questa iniziativa risolverà il problema dei cinghiali e della fauna nei campi e nelle città?
Per risolvere il problema dei cinghiali nelle città penso serva molta più pulizia dai rifiuti e sicurezza, quindi non fucili ma specialisti, ditte, gabbie e, soprattutto, amministrazioni pubbliche efficienti. Nelle città vivono molte persone e pochi cinghiali, ci sono anziani, donne, bambini e la loro vita va tutelata.
Il Governo continua a lasciare all’Eni scelte fondamentali per la transizione energetica, e stiamo vedendo come va. Pensa che sarà questa nuova associazione a poter salvare la biodiversità in Italia?
La biodiversità non la salvano le aziende “agro venatorie” con il turismo venatorio (non è più tempo di Safari, se non fotografici), tanto meno la biodiversità si appalta a “fabbriche” della natura (che immettono fagiani e quaglie giapponesi) a scopo di reddito. Nell’azienda agro-venatoria sono e siamo clienti per animali allo scopo allevati. Ampliare questi territori non c’entra con la fauna selvatica “patrimonio” dei cittadini o con la modifica costituzionale per tutelare gli animali selvatici. Salvo l’idea di diventare “padroni della fauna” forse presente nei produttori di armi e Coldiretti.
La politica trent’anni fa ha fatto l’ultimo tentativo di mettere insieme aspetti sociali e gestione del patrimonio comune, anche per la fauna. Sa se oggi i partiti dibattono della proposta di gestione privata della fauna? Se sì, da che parte stanno?
La politica a fine ’91 e inizio ’92 ha fatto, per l’epoca, un capolavoro di coesione e tutela degli interessi collettivi approvando le due leggi sui parchi e sulla tutela e gestione della fauna selvatica. Oggi, mi pare, che il silenzio sul tema sia la parola dominante, nessun impegno concreto rispetto al coordinamento per l’applicazione della positiva modifica costituzionale.
Da quanto mi è dato sapere, il Governo e il Ministro della “Transizione” ricevono, più o meno informalmente, l’associazione dei produttori di armi insieme ai cacciatori, si blatera di scienza per chiedere di “condizionare” l’Ispra verso il consumo di fauna, non altro. Quando penso al consumo, mi sovviene la polemica tra Carlo Petrini e la Sagra del tordo annaffiato dal Rosso di Montalcino. Oggi i partiti “galleggiano” a vista, servirebbe un Partito in grado di guidare un vero “cantiere” per costruire, nel solco costituzionale, soluzioni utili insieme ai portatori d’interessi collettivi, a partire da agricoltori, ambientalisti e cacciatori, non certo con i produttori di fucili e cartucce. Il Parlamento dovrebbe essere luogo di incontro e decisione ma, diciamo la verità, con la legislatura in esaurimento temo non sappia agire come dovrebbe. Ovviamente, in entrambi i casi, mi auguro sinceramente di essere smentito dai fatti.