Natura e città, un rapporto biunivoco

Condominio 25 verde a Torino

Le interazioni fra contesti urbani e biodiversità generano impatti e vantaggi spesso distribuiti diversamente su scala cittadina e anche globale. Serve una governance per raggiungere gli obiettivi di tutela della biodiversità 

Dal mensile di marzo. Le città hanno un ruolo fondamentale per fermare il declino dell’ambiente. Più della metà della popolazione mondiale vive qui, e la percentuale è destinata ad aumentare. Sono i luoghi in cui si concentrano i consumi di risorse e la produzione di rifiuti. È qui che hanno origine le maggiori pressioni su natura e biodiversità. Inoltre, i politici che con le loro decisioni influenzano biodiversità e natura anche in ambito extra urbano vivono nelle città. Nonostante ciò, il processo di interazione tra città e conservazione della natura non è stato ancora compreso. Se vogliamo fare progressi nelle strategie e nelle misure per attuare l’accordo globale per il post 2020 che viene ora negoziato e per raggiungere i tre obiettivi della Convenzione Onu per la biodiversità  (conservazione, gestione sostenibile e equa distribuzione dei benefici della natura– gli stessi della Strategia Ue per il 2030), la lacuna deve essere colmata.  

È utile ricordare che esistono tre livelli di interazione tra città e biodiversità. Il primo si riferisce a quelle all’interno del tessuto urbano: la “biodiversità urbana” comprende specie e habitat “intrappolati” nelle città (quelli che hanno beneficiato delle chiusure imposte dal Covid) e anche le specie ben adattate alla vita urbana, come topi, gabbiani e piccioni (che come e più di noi hanno sofferto la riduzione delle attività e della mobilità). Questa biodiversità può influire sulla forma della città, così come sul benessere e sulla condizione dei suoi abitanti. Ne è un esempio la grave moria dei pini domestici, con minacce alla sicurezza dei cittadini e all’incanto dei parchi pubblici di tante città italiane, causata della proliferazione della cocciniglia americana, una specie aliena invasiva.   

Influenza regionale 

Il secondo livello di interazione riguarda la cosiddetta “influenza sulla biodiversità regionale”. Le attività cittadine generano liquami, rifiuti solidi e inquinamento atmosferico, che hanno un effetto sulla biodiversità delle aree adiacenti, inclusi fiumi, coste e foreste periurbane. L’espansione delle città, sia fisica che economica, e l’infrastrutturazione hanno enormi impatti, sottraendo suoli agricoli e forestali, alterando e frammentando habitat naturali e semi naturali, trasformandone la copertura e l’uso del suolo, spesso in maniera irreversibile. Inoltre, molte risorse necessarie a una città provengono dai suoi dintorni. 

Spesso trascurato, il terzo livello riguarda il fatto che le città consumano gigantesche quantità di risorse naturali provenienti da luoghi molto distanti che finiscono per avere impatti, direttamente o indirettamente (per esempio attraverso i cambiamenti climatici), sulla biodiversità di quei luoghi. Questo livello di interazione, chiamato “influenza sulla biodiversità globale”, riguarda ad esempio l’importazione di legname per la costruzione di mobili, che arriva nelle città da luoghi lontani come la Siberia, l’Amazzonia o il Borneo. Inoltre, la smisurata e ormai insostenibile domanda di pescato da parte delle cittadini è una minaccia per molte specie, ecosistemi e habitat. 

cover Marzo 2022
La copertina della Nuova Ecologia di marzo

Nell’esaminare l’interazione città-biodiversità dobbiamo poi considerare la domanda inversa. In che modo la biodiversità influenza le città e i suoi abitanti? Certamente fornendo una serie di benefici. Da quelli percepiti in modo più diretto, come l’approvvigionamento idrico e le strutture ricreative (parchi), agli effetti meno tangibili di grandi aree di biodiversità, come le decine di migliaia di piante e funghi che forniscono molecole per la medicina tradizionale o moderna. Tutti questi servizi forniti alle città sono importanti per la pianificazione urbana, sia in termini di design che per convincere cittadini e responsabili politici sull’importanza di arrestare e invertire il declino della natura. Tuttavia, tali servizi e i costi per proteggerli non sono distribuiti equamente tra i cittadini della stessa città, tra le città, tra i cittadini e non, né tra i Paesi.  

Diversità globali 

Quale biodiversità preservare è un altro aspetto da considerare. Le città si trovano in tutti i tipi di ambienti naturali e come tali sono soggette ed esercitano diversi livelli di influenza sulla biodiversità. La biodiversità urbana spesso respinge quella “nativa” dei dintorni, perché non compatibile con l’ambiente urbano o gli interessi dei suoi abitanti.

Città verticale
Vignetta: GianLorenzo Ingrami

Alcuni alberi autoctoni spesso non sono adatti agli ambienti urbani a causa di limitazioni naturali o di limiti gestionali. Insomma, il ruolo delle città per promuovere la biodiversità varia a seconda del contesto. La biodiversità urbana può essere compatibile con quella circostante e la città può lasciare un corridoio per farla entrare. Ma le città possono rappresentare anche una minaccia per la biosicurezza, poiché qui sono condotti molti esperimenti genetici, o perché nelle città penetrano specie esotiche di batteri, funghi, piante, animali. La governance delle città – il modo in cui sono progettate, pianificate e gestite – è dunque cruciale. Capire come creare meccanismi di governance è la chiave per raggiungere gli obiettivi che stiamo definendo su scala nazionale e internazionale per arrestare l’annichilimento biologico. Infine, viene il ruolo di esperti, ricercatori e scienziati per far sì che le città comprendano e gestiscano la natura, la biodiversità e i benefici che offrono ai cittadini, entro e oltre i limiti urbani. Con l’obiettivo di far avanzare l’agenda della biodiversità nelle città. 

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