Una svolta storica per il futuro energetico. Dal 2003 chiuse 16 centrali. Intanto, dopo 14 anni di ritardo e costi più che triplicati la Finlandia apre il reattore più grande d’Europa
Come annunciato, sabato 15 aprile la Germania ha spento gli ultimi tre reattori nucleari rimasti attivi. Le centrali di Isar 2 (sud-est), Neckarwestheim (sud-ovest) e Emsland (nord-ovest) sono state scollegate dalla rete elettrica, non senza polemiche.
I tre reattori fornivano attualmente circa il 6,5% del fabbisogno di energia elettrica del Paese, che ha cominciato la dismissione delle centrali nei primi anni duemila, durante il governo del cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder, sostenuto dai Verdi.
Fino a quel momento, una rete di 19 centrali nucleari, attivata circa sessant’anni fa con la piccola centrale di Kahl, riusciva a garantire al Paese circa un terzo della sua energia elettrica. Dal 2003 la Germania ha chiuso circa 16 centrali: il processo era stato temporaneamente rallentato dall’ex cancelliera Angela Merkel (che aveva posticipato la scadenza dal 2022 al 2036) e poi fortemente accelerato dopo il disastro giapponese di Fukushima Dai-chi del 2011. Anche prima della chiusura definitiva di aprile il cancelliere Scholz aveva disposto un rinvio per far fronte alla crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina. Eppure, nei giorni precedenti alla chiusura delle centrali, il ministro dell’Ambiente, Steffi Lemke, ha dichiarato che “I rischi associati all’energia nucleare sono decisamente incontrollabili”. In Germania la lotta contro i pericoli associati all’energia nucleare civile ha mobilitato ampie fasce della popolazione per diversi decenni e ha consolidato il movimento ambientalista.
Al momento, le energie rinnovabili hanno coperto circa il 47% del consumo lordo di elettricità nel 2022 e l’obiettivo è quello di coprire l’80% del fabbisogno con energie pulite entro il 2030, chiudendo le centrali a carbone entro il 2038. La nuova potenza di eolico e fotovoltaico installata nel 2022 è stata di 11 Gw, contro i 3 dell’Italia.
Intanto, mentre la Germania chiudeva l’era nucleare, la Finlandia ha portato in piena attività il terzo reattore di Olkiluoto (OL3), il più grande d’Europa, dopo 18 anni dall’inizio della sua costruzione. La realizzazione del reattore da 1,6 gigawatt (Gw), il primo reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata (EPR), è anche la prima nel Vecchio Continente negli ultimi 16 anni.
I lavori sono iniziati nel 2005 e l’impianto avrebbe dovuto essere inaugurato quattro anni dopo, ma ha subito diversi problemi tecnici e un forte incremento dei costi di costruzione. Stimate sui 3 miliardi di euro, le spese sono arrivate a 11 miliardi. L’operatore di OL3, Teollisuuden Voima (TVO), di proprietà della società di servizi finlandese Fortum e di un consorzio di aziende energetiche e industriali, stima che dovrà soddisfare circa il 14% della domanda di elettricità della Finlandia.