Ok Ue a scorte e acquisti in comune gas

(Adnkronos) – I capi di Stato e di governo dell’Ue stanno discutendo da stamani a Bruxelles delle soluzioni per affrontare gli effetti che la guerra in Ucraina scatenata dalla Russia ha sui prezzi dell’energia. Gli acquisti di gas in comune, con una task force guidata dalla Commissione Europea che assembla il potere contrattuale degli Stati membri, come è successo per i vaccini contro la Covid-19, “farà parte della soluzione”, informano fonti Ue, come pure lo stoccaggio del gas in comune, con l’obbligo per gli Stati membri che le hanno di riempire le strutture sotterranee almeno all’80% entro il primo novembre 2022, e almeno al 90% entro il primo novembre degli anni successivi, come proposto dalla Commissione.

Sono due punti che possono apparire acquisiti, ma che l’Italia chiede da tempo e che fino a qualche mese fa sembravano impossibili da ottenere. Poi la Russia ha invaso l’Ucraina, e le cose sono cambiate. Sul resto, in particolare sulla proposta di fissare un tetto europeo ai prezzi dell’energia e sul ‘decoupling’, lo sganciamento dei prezzi dell’energia elettrica da quelli del gas, “credo che non ci sia una soluzione che vada bene per tutti” i 27 Paesi, che hanno strutture produttive e mix energetici assai diversi. Si lavora comunque ad una soluzione sia accettabile per tutti, il che probabilmente vorrà dire una serie di opzioni a disposizione degli Stati nazionali per contenere i prezzi dell’energia.

Il ‘decoupling’ è una materia abbastanza “divisiva”, osserva la fonte, anche se “tutti capiscono che la situazione è cambiata drasticamente: stiamo vivendo una guerra” ai confini orientali dell’Ue e “diversi leader” hanno sottolineato “l’eccezionalità” della situazione attuale. Sul ‘capping’ europeo dei prezzi un consenso ancora non c’è: “Più di un leader”, riferisce la fonte, ha fatto notare che, visto che ci troviamo in “circostanze eccezionali”, non sappiamo neanche quali sarebbero gli “effetti” di un tetto europeo ai prezzi, in una situazione di mercato fortemente perturbata.

E’ possibile che sulle materie più controverse si rimandi il dibattito al Consiglio straordinario di maggio, quando dovrebbe essere disponibile il rapporto dell’Acer, l’agenzia europea dei regolatori dell’energia. Un capitolo a parte riguarda la Spagna e il Portogallo, che costituiscono “un’isola energetica”, come ha detto ieri il premier spagnolo Pedro Sanchez, con scarse interconnessioni con il resto dei Paesi Ue, pur dovendo applicare “tutte” le regole del mercato energetico europeo, cosa che “ci danneggia doppiamente”.

La Spagna ha le sue ragioni: ricava solo il 15% dell’energia elettrica dal gas, con le centrali a ciclo combinato, e una quota molto maggiore dalle rinnovabili, assai più convenienti, ma con la guerra in Ucraina l’agganciamento dei prezzi dell’energia elettrica a quelli del gas ha provocato un’esplosione dei costi energetici che il Paese deve sopportare.

Per questo Madrid chiede un’eccezione per la “isla” energetica iberica, che consenta uno sganciamento dei prezzi dell’elettricità da quelli del gas, ormai impazziti con i venti di guerra scatenati dal Cremlino. Germania e Olanda sono contrarie, ma sembra che Sanchez sia determinato a vendere cara la pelle. Le fonti confidano che una soluzione si possa trovare anche per la ‘isla’ iberica. Potrebbe volerci un po’ di tempo, ma i lavori hanno subito una pausa e poi sono ripresi, per poi essere interrotti ancora, probabilmente per discutere di una nuova formulazione delle conclusioni sull’energia. L’ultimo Consiglio Europeo sull’energia si era chiuso senza conclusioni, ma il dibattito stavolta, assicurano, è davvero “costruttivo”.