Roma, 1 settembre 2026 – Paese reale e Paese legale sono preoccupati per le primarie. Il primo però pensa alla riapertura delle scuole, il secondo alla riapertura dei seggi. Noi, per non fare confusione con l’istruzione, ci occuperemo direttamente del campo largo (evitando accuratamente nuance sulle necessità scolastiche della politica e dell’elettorato: a quelle ci pensa direttamente Stefano Bonaccini). Orbene, dobbiamo registrare l’entrata in campo, a gamba tesa, con il piede a martello, insomma ci siamo intesi, del Partito anti Primarie, noto anche come PaP, da con confondersi con Potere al Popolo. Per il PaP, queste primarie non s’hanno da fare, è chiaro.
Roberto Speranza, ex ministro della Salute, l’ha detto al Corriere della Sera: “Io vedo il rischio di un clamoroso autogol”. E dunque? “Il momento vero della competizione non può che essere quello delle elezioni, in cui ogni partito e ogni leadership potrà misurare la propria proposta sul piano elettorale. Con il modello che propongo, nessuna forza politica pagherebbe il prezzo di una sconfitta alle primarie”. Ovvero? “Basterebbe fare una scelta simbolica, come un neo diciottenne o un anziano partigiano”. Okkey. Segue dibattito. Si lancia Dario Nardella, europarlamentare: “Condivido la preoccupazione di Speranza, le primarie rischiano di indebolire la coalizione, polarizzano molto, ci spingono verso la personalizzazione e fanno il gioco di Meloni e della sua trappola della legge elettorale… In un Paese normale il capo del governo lo fa il leader del partito che prende più voti ed è una ipotesi che dobbiamo perlustrare fino in fondo” (Corriere della Sera). Beh, hai visto mai che nasca una bella discussione politica.
Si accoda Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia: “Abbiamo utilizzato spesso le primarie. In questo caso però credo sia importante che ci sia un programma, ci sia una proposta da fare al Paese su come l’alleanza dei progressisti vuole aumentare la possibilità di spesa da parte dei cittadini” (La Piazza – Il Bene Comune, kermesse organizzata da Affaritaliani). Contrario anche Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana: “Sono freddo in questa frenesia, in questo dilaniarsi sui giornali sui candidati alle primarie: perché, dico, finché non c’è questa legge elettorale”, proposta dalla maggioranza con l’indicazione del candidato premier, “le primarie che senso hanno? Dobbiamo invece come centrosinistra essere molto concentrati sui problemi. Se non passa nessuna legge e noi andiamo a votare con questo sistema elettorale, le primarie non devono essere fatte perché sarebbero una violazione, un voler farsi avanti rispetto ai poteri del Presidente della Repubblica”. Perdiana, addirittura. Segue arresto?
Ancora più diretto Vincenzo De Luca, ri-ri-sindaco di Salerno, per il quale al Pd toccherà un anno di “psicodramma”. Il dibattito sulle primarie è “uno dei casi più significativi di demenzialità politica”, ha detto in una delle sue auto-interviste video. Meglio fare diversamente: “Si va al voto e il segretario del partito che prende più voti è di fatto il candidato premier”. Tutto il resto “è demenzialità pura”, frutto di “narcisismo, opportunismo e finzioni” dei diversi esponenti politici. Si fa sentire, da Bologna, anche la consigliera comunale del Pd Cristina Ceretti: “Non ha alcun senso invocare le primarie per la sinistra senza un lavoro ampio di cucitura di relazioni che non è stato fatto. Non sarebbero quel bagno di partecipazione che ci ha regalato il passato, ma solo la conta di truppe cammellate, inquinate poi da mondi che arrivano a quell’appuntamento solo per condizionarlo e chiedere in cambio qualcosa. Invece di unire, rischiano di lacerare come è avvenuto in molte occasioni amministrative”. Secondo Ceretti una “classe dirigente seria, in un tempo storico così complesso e imbarbarito dalla violenza delle guerre e dalle ultradestre, dovrebbe chiudersi in una stanza e uscire con il nome di una persona”.
Magnifico, il ritorno dei caminetti dell’ultrasinistra. Chiude Elly Schlein, segretaria del Pd, per la quale s’è perso già molto tempo in “dibattiti inutili, dannosi e subalterni. Noi preferiamo continuare a occuparci dei bisogni concreti delle persone”. Giusto: meglio essere subalterni soprattutto al M5S (e, in ogni caso, non prima di venti giorni di vacanza).