Per chi suona la campanella

Un gruppo di ricercatori invita la comunità scientifica ad azioni di disobbedienza civile

Da 32 anni l’Ipcc lancia allarmi sui rischi degli impatti della crisi climatica, che minaccia i nostri figli e nipoti con ondate di calore, inondazioni, incendi e tutte le conseguenze catastrofiche che ciò implica. Eppure, la gran parte dei Paesi continua a ignorare le indicazioni della scienza e non fa molto per tagliare le emissioni. È improbabile che con gli attuali impegni dei governi si possa tenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C. Secondo l’Ipcc, continuando così il riscaldamento potrebbe raggiungere 3,5 °C entro il 2100, con un effetto domino sul sistema climatico e conseguenze severe per l’umanità.
Nelle democrazie abbiamo l’obbligo di obbedire alla legge. È un dovere morale, oltre che legale. Fa parte del contratto sociale con il governo che abbiamo eletto, che in cambio ci fornisce il rispetto della giustizia. Ma cosa succede se è lo stesso governo a non rispettare il contratto? Che fare di fronte all’inerzia di chi ignora gli allarmi della comunità scientifica e continua a sostenere l’industria dei fossili? In questo caso, è giusto infrangere la legge?
Molti sono del parere che nell’intento di allineare la politica a ciò che la giustizia richiede effettivamente, non solo possiamo ma dovremmo infrangere, in maniera pacifica, qualche legge. Per esempio attraverso la disobbedienza civile, nella speranza di dare un esempio morale per indurre il governo a realizzare cambiamenti politici, sociali o economici significativi. Di questa idea è il gruppo di scienziati che lo scorso agosto ha pubblicato su Nature Climate Change un articolo per invitare la comunità scientifica ad azioni di disobbedienza civile, comunicare al pubblico quanto grave e seria sia la minaccia della crisi climatica e portarla all’attenzione dei media, dei cittadini e dei politici.

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