Il riscaldamento globale favorisce l’abbondanza di allocchi bruni, a scapito di quelli grigi con conseguenze ancora sconosciute sull’ambiente
di CLAUDIA FACHINETTI
L’allocco comune (Strix aluco) è un rapace notturno, predatore generalista, che rispetto ad altri gufi si nutre abbondantemente anche di piccoli uccelli, nonostante prediliga roditori e altri mammiferi. Lo si trova in tutta Europa e in Asia, dal Portogallo all’Uzbekistan, dalla regione paleartica al Nord Africa e Israele, per lo più legato ad ambienti di foresta e boschi aperti, anche se negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato che può adattarsi anche agli ambienti rurali e agricoli. La specie (di cui esistono 11 sottospecie) è caratterizzata da polimorfismo cromatico, presenta cioè due possibili colorazioni differenti (definite morph), una grigia e una bruno-rossastra, geneticamente determinate, associate al livello di melanina nelle piume ed ereditate dai genitori con un sistema di tipo mendeliano (come il gruppo sanguigno negli umani). Allocchi grigi e bruni risiedono nella stessa area geografica e si accoppiano in modo non assortito rispetto al colore del piumaggio. Le due colorazioni, però, sono associate a diversi tratti fisiologici e comportamentali. Proprio per questo, un gruppo di ricerca di una collaborazione internazionale sta studiando come questi due diversi fenotipi si adattino all’ambiente circostante, con l’obiettivo ultimo di comprendere in che modo questi predatori si stiano adattando ai cambiamenti climatici in atto.
Tra grigio e marrone
La differente colorazione di questi uccelli infatti influisce sulla loro sopravvivenza in relazione alle condizioni climatiche esterne. Il primo a dimostrarlo è stato Patrik Karell, ricercatore della Novia university of Applied sciences in Finlandia. Il suo studio, pubblicato nel 2011 su Nature Communications, dimostrava che gli allocchi bruni sopravvivono meno in inverni freddi e nevosi rispetto agli allocchi grigi, mentre in inverni temperati i soggetti dal fenotipo marrone sopravvivono bene quanto i grigi. Con l’avanzamento del riscaldamento globale però, Karrell ha verificato anche un progressivo aumento, nel corso del Novecento, del numero di allocchi bruni in Finlandia e nel resto d’Europa, conseguenza delle temperature invernali più miti. Si tratta di un’importante prova che i recenti cambiamenti climatici alterano la selezione naturale in una popolazione selvatica, portando a una risposta microevolutiva piuttosto rapida. Ma a cosa si deve la maggiore resistenza al freddo e alla neve degli allocchi grigi? I ricercatori hanno dimostrato che il successo di questi ultimi dipende sia dalla colorazione più chiara, che si presume fornisca un migliore mimetismo contro la predazione, sia dalla struttura stessa delle penne che sembra adattata a rendere il piumaggio più isolante rispetto alla variante marrone.
I grigi sono più specialisti su topi e arvicole. i marroni, generalisti, mangiano anche altre prede
Colori diversi, scelte diverse
Come abbiamo visto, negli allocchi la natura favorisce l’una o l’altra variante a seconda delle condizioni climatiche. Ma non è tutto: queste incidono anche sulla dieta della specie. Analizzando i resti delle prede portate dal padre ai piccoli e rimaste nei nidi, i ricercatori hanno rivelato che i grigi sono più “specialisti” e mangiano soprattutto topi e arvicole, mentre i marroni sono più “generalisti” e non disdegnano affatto altre prede, soprattutto piccoli uccelli come tordi, cince e fringuelli. È una differenza resa ancor più evidente dalla diminuzione delle prede principali della specie, cioè i piccoli mammiferi, che a causa di fluttuazioni naturali e climatiche possono essere più o meno abbondanti. In pratica, quando le arvicole sono diffuse, queste prede sono le preferite per entrambi i fenotipi. Ma quando scarseggiano, i bruni passano più facilmente alla predazione di piccoli uccelli. Chi compie la scelta più giusta? Dipende: i generalisti sono favoriti quando le principali risorse alimentari sono imprevedibili o scarse, gli specialisti invece sono condizionati alla disponibilità della preda principale e sono quindi più vulnerabili ai cambiamenti di questa risorsa alimentare. In abbondanza di arvicole però, i grigi si dimostrano predatori più efficaci. Insomma, l’impatto sull’ambiente cambia e alla lunga creerà un effetto persino sulle piante di cui si nutrono le prede, come per esempio le radici di cui si nutrono le arvicole.
Separati alla nascita
I due morph hanno comportamenti diversi anche in merito alla gestione dei piccoli. Gli allocchi hanno cure biparentali, con una netta divisione dei compiti: i maschi, più piccoli, si dedicano all’alimentazione di corteggiamento della femmina prima della deposizione delle uova e sono i principali fornitori di cibo per la femmina in incubazione e a prole schiusa, mentre le femmine, più grandi, incubano le uova e fanno la guardia al nido. Un recente studio pubblicato su The American Naturalist, a cui ha collaborato anche l’italiana Chiara Morosinotto, ha evidenziato però che i due morph si differenziano anche in questo caso perché, indipendentemente dalle fluttuazioni dell’abbondanza di prede di piccoli mammiferi, i bruni generano una prole che risulta più pesante al momento dell’involo. I piccoli bruni cioè sono più forti dei grigi, con importanti vantaggi nei primissimi mesi di vita. I pulcini (pullus) più “in carne” dimostrano che, rispetto ai grigi, i genitori bruni investono maggiore energia nella riproduzione. Sembra anche che i giovani allocchi bruni siano più legati “a casa” e cerchino nuovi territori non troppo lontani dal nido in cui sono nati, soprattutto se l’inverno è freddo, mentre i grigi si spingono più lontano. Insomma, i grigi sono più audaci e in condizioni sfavorevoli, con scarsa disponibilità di roditori, possono direttamente saltare la riproduzione.
Scelte diverse, vite diverse, che ricadono anche sulla fisiologia dei due morph. Studiando le dinamiche dei telomeri infatti, cioè le porzioni di Dna che proteggono la parte centrale dei cromosomi, quella con le “informazioni genetiche”, i ricercatori hanno scoperto che gli allocchi bruni hanno telomeri che si accorciano più velocemente rispetto ai grigi, determinando un invecchiamento più rapido. La diversa lunghezza dei telomeri è probabilmente il risultato delle diverse strategie ecologiche adottate dagli adulti dei due morph. E sarà la natura stessa, e i cambiamenti ambientali, a stabilire nel tempo quale sarà stata quella migliore.