Pichetto: nucleare per il futuro. Il sì alla legge entro metà mese. “Abbiamo lavorato per i nostri figli”

Roma, 4 settembre 2026 – Tardo pomeriggio. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, 72 anni, Forza Italia, è in volo verso l’Italia. Di fianco a lui c’è il vicepremier e segretario del suo partito, Antonio Tajani. Tornano dall’Egitto, dopo la firma di un accordo bilaterale.

Ecco ministro, una cosa su cui l’opposizione non può attaccarvi è il numero di partenariati, soprattutto in Africa.

“Al Cairo abbiamo avuto una splendida accoglienza e riaffermato l’importanza e la strategicità della cooperazione tra i nostri due Paesi, soprattutto nel settore energetico, con l’impegno ad espandere la cooperazione nei settori del gas naturale, delle energie rinnovabili e dei progetti di transizione verde”.

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Si diceva: il Piano Mattei è solo uno spot. Dunque funziona?

“I nostri accordi, e il Piano Mattei in testa, stanno dando buoni frutti, soprattutto sul piano energetico. Ci sono investimenti monetizzabili all’immediato, e grandi interventi su reti e linee elettriche che impegnano tempo nella progettazione ma di cui vedremo grandi risultati”.

Si spera soprattutto in termini di costi. Ha visto quanto costa l’energia in Italia?

“In questi quattro anni di governo ci siamo trovati sistematicamente a fare i conti da un lato con il fronte climatico, dalle emissioni al riscaldamento globale e agli eventi estremi, e dall’altro con due guerre che hanno ribadito quanto il nostro Paese sia dipendente dall’estero sul fronte energetico”.

Su questo miglioreremo mai?

“Intanto in quattro anni abbiamo totalmente ribaltato il sistema di approvvigionamento del gas, spostandolo dal nord al sud. In più abbiamo spinto sulle fonti rinnovabili”.

Gilberto Pichetto Fratin ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica rapporti con UE, Sud e PNRR del Governo Meloni (Photo by Roberto Serra / Iguana)

Ha funzionato?

“Al 30 giugno siamo arrivati a 28 gigawatt provenienti da fonti rinnovabili. Partivamo dall’1,5 all’anno del governo Conte. E consideri che, anche sul fronte privato, abbiamo dato autorizzazioni per altri 38 gigawatt. Il risultato è che nel 2025 per la prima volta le rinnovabili hanno superato il fossile. Ma non basta”.

Cosa manca?

“Il nuovo nucleare”.

Sul tema l’ex premier Matteo Renzi oggi è tornato all’attacco: “Pichetto – ha detto – lo ha promesso ma poi non ha fatto niente“. Cosa risponde?

“Mi sarei aspettato questa critica da qualcun altro, perché considero Matteo Renzi una persona intelligente. Mi limito a ricordargli che non stiamo costruendo un reattore, ma stiamo riportando una tecnologia che manca da 30 anni per esplicito volere degli italiani. E per fortuna che nel frattempo la nostra industria non si è fermata, oggi il paradosso è che vendiamo le tecnologie nucleari agli altri. Dunque: capisco le dichiarazioni politiche, ma sul tema mi aspetterei maggiore serietà. Il percorso è serio e articolato”.

Definiamolo.

“Abbiamo iniziato nel 2023 mettendo cento esperti a lavorare sul nucleare sostenibile e siamo arrivati a una legge delega che, se tutto va bene arriverà al sì definitivo entro metà settembre. A quel punto partiranno i decreti attuativi. L’obiettivo è arrivare alla fine della legislatura con le basi per un ritorno al nucleare che farà la differenza per i nostri figli. Perché una cosa è chiara: noi oggi paghiamo care le conseguenze di una scelta dei nostri padri. Con questa legge allevieremo il peso dei costi energetici per i nostri figli. E in futuro, questo è chiaro, chi pagherà cara l’energia sarà povero e chi invece riuscirà ad accaparrarsela a un buon prezzo sarà ricco”.

Torniamo all’oggi: il record di longevità è raggiunto. Ma la fatica è stata tanta, non crede?

“Il record è un aspetto simbolico. Contano la stabilità del Paese e l’autorevolezza del Governo, soprattutto all’estero”.

Di concreto?

“Parliamo di numeri: in quattro anni abbiamo aggiunto un milione e 300 mila posti di lavoro, e raggiunto il record di 643 miliardi di esportazioni, e lo spread, se lo ricorda?”

Chi se lo scorda.

“A fine 2022, quando siamo arrivati al governo, era a quota 250 punti, oggi è sceso a 70”.

Andiamo: nessuna autocritica?

“Si può fare di più e bisogna fare meglio, e questo all’interno della coalizione deve essere responsabilità di tutti. Se c’è una critica che mi sento di fare è che siamo molto lenti, tanta burocrazia, abbiamo dei processi decisionali lunghi e macchinosi, dobbiamo perciò impegnarci tutti di più. Ci è stato criticato di aver compresso il dibattito, ma il punto è che siamo arrivati sui temi troppo lunghi”.

E avete anche litigato, soprattutto ultimamente…

“Siamo quattro partiti differenti, abbiamo delle divergenze e questo è ovvio. Ma ci va riconosciuto e va riconosciuto ai nostri leader di essere sempre riusciti a trovare una sintesi. Noi. Non mi pare possano dire la stessa cosa dall’altro lato”.