Roma – La parte più significativa del discorso di Giorgia Meloni a Bari non sarà probabilmente quella sui quasi quattro anni trascorsi, ma quella rivolta ai mesi che restano, con orizzonte sul fatidico 2027. Il superamento dei 1.412 giorni del Berlusconi II le consente di rivendicare un risultato raro, ma la festa al porto, costruita attorno allo slogan “Il governo più stabile, l’Italia più forte”, serve soprattutto ad aprire l’ultima stagione politica prima del voto. La stabilità, da sola, non basta più: deve tradursi, più di quanto non sia accaduto finora, in crescita, reddito disponibile e sicurezza percepita.
Il governo più stabile, l’Italia più forte
Il fisco come primo messaggio
È sul fisco che può arrivare l’indicazione economicamente più rilevante. Non necessariamente una misura già chiusa, perché le risorse saranno definite dopo l’aggiornamento dei conti di settembre, ma una gerarchia politica sì. Meloni ha già indicato il ceto medio come destinatario del prossimo passo della riforma e ha contrapposto la riduzione delle imposte a qualsiasi patrimoniale. L’opzione più concreta resta l’estensione fino a 60mila euro dell’aliquota Irpef del 33%, oggi fermata a 50mila, per un costo valutato attorno ai 3 miliardi. Potrebbe affiancarla la detassazione della tredicesima, più probabilmente selettiva o sperimentale che nella versione totale proposta da Forza Italia. Il tono sarà verosimilmente quello della continuità: non una nuova stagione di bonus, ma la promessa di lasciare più reddito a chi lavora. È plausibile quindi che la premier leghi l’Irpef alla conferma dell’imposta al 5% sugli aumenti da rinnovi contrattuali e ai premi di produttività, per affrontare insieme salari reali ancora deboli e bassa produttività.
L’asse con le imprese
Gli sherpa di Palazzo Chigi invitano a rileggere il discorso di maggio davanti a Confindustria. Meloni propose allora un “cantiere comune” contro la burocrazia e descrisse un’Europa troppo pronta a moltiplicare regole e troppo lenta nel difendere competitività e autonomia industriale. A Bari quel filo potrebbe riemergere: semplificazioni, energia meno costosa, investimenti e sostegno a chi crea lavoro, dentro una politica economica che rivendica i risultati dell’occupazione ma deve ora produrre crescita. A luglio gli occupati erano 24,37 milioni e la disoccupazione al 5,8%: le stime per il Pil del 2027 restano però ferme allo 0,6%. È il punto più delicato. La premier può celebrare lavoro stabile e disciplina dei conti, ma non eludere la domanda sulla qualità dei salari, sul costo dell’energia e sulla debolezza degli investimenti dopo il Pnrr. Il probabile messaggio sarà che la manovra concentrerà le risorse su poche priorità, evitando l’asta delle bandiere di coalizione.
Prudenza prima delle promesse
Meloni difficilmente trasformerà Bari in una sede di annunci senza copertura. La credibilità finanziaria è uno degli asset che rivendica e che non intende consegnare alla competizione con Salvini e Tajani. Il deficit previsto sotto il 3% può favorire l’uscita dalla procedura europea, ma il debito resta vicino al 139% del Pil e lo spazio fiscale è limitato. Il taglio delle tasse sarà quindi presentato, con ogni probabilità, come compatibile con la prudenza di Giorgetti, non come l’inizio di uno scostamento generalizzato.
Sicurezza e politica estera
Economia e fisco occuperanno il centro, ma non esauriranno il discorso. Meloni tornerà verosimilmente su sicurezza urbana e immigrazione, rivendicando il calo degli sbarchi. Il porto di Bari offrirà inoltre la cornice per richiamare il Mediterraneo, il Piano Mattei e il ruolo dell’Italia tra Europa, Balcani, Africa e Medio Oriente. Sull’Ucraina ribadirà la collocazione occidentale: sulle guerre e sull’energia insisterà sulla necessità di proteggere insieme autonomia nazionale, famiglie e imprese. La chiave politica sarà tenere insieme due registri: fermezza identitaria su sicurezza e confini, rassicurazione economica a imprese e ceto medio. Più che la celebrazione di un record, Bari può diventare il manifesto del quinto anno: stabilità come premessa, fisco come promessa, crescita come prova ancora da superare. E, sullo sfondo, l’apertura della corsa elettorale.