Più della metà delle auto elettriche in Europa sono importate dalla Cina

Bruxelles, 7 ottobre 2025 – Nel 2024 circa il 55% delle auto elettriche importate nell’Unione europea proveniva dalla Cina, secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat. Una quota stabile rispetto all’anno precedente, ma che conferma la netta predominanza dei produttori cinesi sul mercato europeo. Al secondo posto si colloca la Corea del Sud con il 16% delle importazioni, mentre Giappone e Stati Uniti si dividono il terzo gradino del podio, entrambi al 9%. Numeri che riflettono una tendenza ormai strutturale: mentre la domanda europea cresce, la produzione interna fatica ancora a decollare.

Proprio per contrastare quella che Bruxelles considera una concorrenza distorta, la Commissione europea ha introdotto nel 2024 dazi compensativi sulle auto elettriche cinesi, che si sommano al dazio standard del 10%. L’indagine condotta a livello europeo ha infatti rilevato pratiche di sovvenzione da parte di Pechino, tali da incidere sui prezzi e sulle condizioni di mercato. Le nuove aliquote variano in base al grado di cooperazione delle aziende con l’inchiesta: BYD è colpita da un dazio del 17%, Geely dal 18,8% e SAIC dal 35,3%. Tesla, che produce alcuni modelli in Cina, paga un’aliquota più contenuta, pari al 7,8%. Le misure, approvate dagli Stati membri nell’ottobre 2024 per una durata quinquennale, restano in vigore salvo nuovi accordi e sono già oggetto di ricorsi da parte di diversi costruttori, tra cui BMW e la stessa Tesla. Bruxelles, nel frattempo, ha aperto un canale negoziale con Pechino per valutare possibili “price undertakings” — impegni sui prezzi minimi — che potrebbero sostituire i dazi.

Le contromisure europee si inseriscono in un contesto globale segnato da un rapido mutamento delle strategie industriali cinesi. Per la prima volta, lo scorso anno le imprese del settore dei veicoli elettrici hanno investito di più nelle catene del valore all’estero che in patria, a testimonianza delle difficoltà del mercato interno e della crescente dipendenza dalle esportazioni. Secondo i dati del think tank statunitense Rhodium Group, gli investimenti diretti esteri cinesi nella filiera dell’elettrico sono saliti a una media annua di 30,4 miliardi di dollari nel triennio 2022-2024, rispetto agli 8,5 miliardi registrati tra il 2018 e il 2021. Nello stesso periodo, gli investimenti interni sono crollati da 94 miliardi di dollari nel 2022 – anno record – a soli 15 miliardi nel 2024.

Questo spostamento si traduce in una nuova geografia industriale. Il colosso cinese BYD sta costruendo un grande stabilimento in Ungheria, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2025, e un secondo impianto in Turchia, previsto per il 2026.

L’azienda punta a far sì che le esportazioni rappresentino circa il 20% delle sue vendite globali e ha fissato un obiettivo ambizioso: tra 800.000 e un milione di consegne al di fuori della Cina continentale nel 2025, su un totale di 4,6 milioni di unità. Anche altri marchi si muovono nella stessa direzione: Geely prepara un nuovo stabilimento in Vietnam, mentre Chery e Great Wall Motors stanno espandendo la loro presenza in Russia e America Latina, esplorando al contempo opportunità in India e nel Sud-est asiatico.

Secondo il Rhodium Group, la crescente pressione commerciale esercitata da Unione europea, Stati Uniti, Canada, Turchia e Brasile ha spinto i produttori cinesi a concentrare i nuovi investimenti in Asia, Medio Oriente e Africa, che oggi attraggono rispettivamente il 33% e il 25% dei progetti. Ma anche questi mercati non sono privi di ostacoli: i negoziati per un accordo di libero scambio tra la Cina e i Paesi del Golfo si sarebbero arenati per le preoccupazioni di Riyadh, timorosa che le importazioni a basso costo possano frenare le ambizioni industriali saudite.

Sul piano interno, la Cina deve affrontare una sfida di natura sistemica: l’eccesso di capacità produttiva, unito a una domanda interna debole, ha accentuato le pressioni deflazionistiche che gravano su interi settori strategici — dai veicoli elettrici ai pannelli solari, dalle batterie al litio all’acciaio e al cemento.

Pechino ha promesso di porre fine ai tagli aggressivi dei prezzi, ma non ha ancora presentato un piano coerente. Secondo fonti industriali citate da Reuters, le autorità avrebbero dato un tacito via libera alla creazione di un cartello del polisilicio, con l’obiettivo di ridurre la concorrenza interna e chiudere i produttori meno efficienti, mentre in altri comparti i grandi gruppi avrebbero ricevuto un messaggio chiaro: privilegiare la redditività, anche a costo di rallentare l’espansione.

In Europa cala la produzione di auto totale, sale la quota di elettriche e ibride

I dati pubblicati lunedì da Eurostat, mostrano inoltre un nuovo calo nel 2024 dell’industria automobilistica europea rispetto all’anno precedente, riflettendo le difficoltà del settore e la crescente pressione concorrenziale internazionale.

Secondo Eurostat, nell’Unione europea sono state prodotte 12,1 milioni di automobili, per un valore complessivo di 322 miliardi di euro, in calo rispetto ai 337 miliardi del 2023. Quasi un terzo dei veicoli usciti dalle linee di montaggio era ibrido o elettrico: 3,9 milioni di unità, contro i 3,8 milioni del 2023. Le auto completamente elettriche hanno rappresentato il 13% della produzione, le ibride plug-in il 6% e le ibride non plug-in il 13%.

Nel complesso, il commercio di veicoli elettrici e ibridi ha mantenuto un peso crescente negli scambi europei. Eurostat certifica che nel 2024 il 43% delle auto importate nell’UE era a trazione elettrica o ibrida, con un calo di un punto percentuale rispetto al 2023. Per le esportazioni, invece, la quota è salita al 28%, in aumento di un punto. Nel 2017, le rispettive quote erano appena dell’8% e del 2%, a testimonianza di un’espansione vertiginosa del settore nell’arco di pochi anni.

La quota di auto completamente elettriche ha raggiunto nel 2024 il 16% delle importazioni e il 12% delle esportazioni, contro appena l’1% e lo 0,8% nel 2017. Le ibride plug-in rappresentano oggi il 6% delle importazioni e il 5% delle esportazioni, mentre le ibride non plug-in costituiscono il 21% delle importazioni e l’11% delle esportazioni. In termini di valore, l’UE ha speso 42,4 miliardi di euro per importare auto elettriche e ibride da Paesi extra-UE, in calo del 12% rispetto al 2023, mentre le esportazioni sono scese dell’8%, a 57,3 miliardi di euro.