Porsche torna a fare utili e corre in borsa. Ma la crisi dell’auto tedesca resta

Porsche ritrova la redditività e il mercato premia i primi risultati del piano di rilancio. La casa automobilistica di Stoccarda ha chiuso i nove mesi del 2026 con un utile operativo di 1,74 miliardi di euro, contro i 40 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, mentre il fatturato è sceso del 5,9% a 25,28 miliardi, con le consegne in calo del 16% a 178.532 vetture. A sostenere i conti sono stati il maggiore peso dei modelli più esclusivi e gli effetti positivi sui prezzi e sul mix di prodotto. Il titolo Porsche ha reagito positivamente in borsa, premiato dal recupero della redditività e dalla conferma delle previsioni annuali: il rialzo è del 4%.

Il miglioramento va letto anche alla luce dei costi straordinari sostenuti nel 2025, quando il gruppo aveva contabilizzato 2,7 miliardi di euro per il riallineamento strategico. Nei nove mesi del 2026 gli oneri legati alla riorganizzazione sono scesi a circa 500 milioni. La società guidata da Michael Leiters, nominato all’inizio dell’anno, punta a rafforzare il business tradizionale, ridurre i costi e concentrarsi sulle vetture ad alto margine, dopo le difficoltà legate alla transizione elettrica e alla perdita di competitività in Cina.

La nuova strategia del ceo Leiters

«La nostra attenzione è rivolta al core business, a una struttura dei costi competitiva e a un aumento sostenibile della redditività», ha dichiarato Leiters, sottolineando come il gruppo stia costruendo le basi per una crescita più solida nel lungo periodo. Il direttore finanziario Jochen Breckner ha invece evidenziato la tenuta finanziaria: «Anche in un contesto difficile, Porsche si dimostra finanziariamente robusta». La società ha confermato per il 2026 ricavi tra 35 e 36 miliardi e un margine operativo compreso tra il 5,5% e il 7,5%. La previsione sul margine di cassa netto automotive è stata rivista al rialzo a settembre, dopo la cessione delle partecipazioni in Bugatti Rimac e nel gruppo Rimac.

Ma i brand tedeschi soffrono la crisi del settore

La ripresa di Porsche resta però un caso isolato nel panorama tedesco. Audi ha chiuso il primo semestre con ricavi in calo a 29,2 miliardi, mentre l’utile operativo è salito leggermente a 1,12 miliardi. Il gruppo ha tuttavia ridotto le previsioni per l’intero esercizio, penalizzato dalla debolezza cinese e dai dazi statunitensi. In tal senso al casa automobilistica di recente ha annunciato la costruzione del suo primo stabilimento negli Stati Uniti in Georgia, con un investimento di circa 4-4,2 miliardi di dollari: la notizia è stata annunciata durante un evento politico-elettorale del presidente Donald Trump, provocando reazioni polemiche da parte dei sindacati interni.

Dal canto suo il gruppo Volkswagen, che pubblicherà i conti al 30 settembre il 29 ottobre, ha già tagliato le stime annuali, prevedendo un margine operativo fino all’1%, dopo aver contabilizzato circa 6 miliardi di svalutazioni sul goodwill Porsche. La crisi dell’auto tedesca, stretta tra concorrenza asiatica, costi elevati e domanda debole, si riflette anche sul lavoro: il colosso VW ha annunciato ulteriori 50mila tagli occupazionali e valuta la chiusura di stabilimenti in Germania, tra cui Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, mentre Audi ha già avviato un piano di riduzione di 7.500 posti entro il 2029.