Milano, 20 settembre 2026 – Basta il nome, Mazzola. Da Valentino a Sandro, un simbolo che ha viaggiato per il mondo, da bandiera a bandiera. Quella granata si spense a Superga nel lontano ’49. Durante la notte tra venerdì e sabato ha smesso di sventolare anche il vessillo nerazzurro della famiglia, a 83 anni.
“Lui è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito”, ha scritto la società di via della Liberazione attraverso i canali ufficiali. Un bambino che a 7 anni, rimasto senza padre, venne cresciuto tra gli altri da Benito Lorenzi e da Giuseppe Meazza. Rischiò di passare al Como e invece si prese l’Inter, dalla Primavera all’ultimo giorno in prima squadra, scrivendo pagine indelebili: Scudetti, Coppe dei Campioni, l’Europeo del ’68 in azzurro.
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Il ricordo di Marotta e Zanetti
Lo ha ricordato, ieri, il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta. Ne ha sottolineato la grandezza, umana e sportiva, il vice-presidente Javier Zanetti, che all’Inter arrivò portato, tra gli altri, proprio dal ‘Baffo’ durante il suo lungo trascorso da dirigente nerazzurro, agli albori della seconda era morattiana del club.
“Un regalo di cui non smetterò mai di esserti grato”, scrive l’argentino sui social. Come da nota dell’Inter, però, “Sandro Mazzola è stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra”.
Dalla politica al Milan: cordoglio totale
La politica, nazionale e locale, si è mossa a sottolinearne la grandezza. Dalla presidente Giorgia Meloni (“un grande campione e una delle figure più amate nella storia del calcio italiano”) al presidente del Senato, Ignazio La Russa, che dell’Inter è tifoso e piccolo azionista e che ha descritto Mazzola come “una leggenda, un campione straordinario”. Fino al sindaco di Milano, Giuseppe Sala (“La nostra città lo ricorda con gratitudine”).
Una leggenda che ‘scomoda’ altre leggende. L’avversario e compagno (in azzurro) Dino Zoff, dopo i “tanti anni insieme in Nazionale, un dispiacere immenso per me”. L’altra sponda calcistica di Milano, quella rossonera, attraverso l’allenatore Ruben Amorim che in conferenza stampa ha reso omaggio a nome della società: “È la stessa situazione che abbiamo con Franco Baresi. Quello che possiamo fare è onorare le leggende migliorando tutto il movimento calcistico”.
Minuto di silenzio
In ogni partita di questo weekend sotto l’egida della Figc verrà osservato un minuto di silenzio, ma lo stesso si farà in tutte le manifestazioni sportive, su invito del numero uno del Coni, Luciano Buonfiglio. Compresi gli ottavi di finale previsti oggi agli Europei maschili di volley, con l’Italia in campo. Persino oltre lo sportivo viene elogiata la persona, da chi gli è stato accanto durante la sua vita.
Il timore di Zenga
“Ricordatemi come un uomo buono, qualcuno che dà sempre il meglio”, aveva chiesto in una vecchia intervista. I tantissimi anni passati come calciatore e poi dirigente della Beneamata fanno sì che molte voci arrivino dalla Milano interista, da chi ha giocato con lui e da chi lo ha avuto come dirigente. “Da ragazzino portavo la posta nell’ufficio di Mazzola e Beltrami – racconta Walter Zenga –, Poi un giorno mi chiamano per dirmi che ero stato trasferito alla Salernitana, ma da lì partì la mia carriera. Per noi ragazzi Sandro era l’idolo incontrastato, avevamo quasi il timore di salutarlo”.
Milano tributerà al ‘Baffo’ gli onori che si riservano ai grandi che hanno reso la città famosa nel mondo (e San Siro uno stadio magico): domani alle 14.45 l’ultimo saluto nella basilica di Sant’Ambrogio, lì dove appena 47 giorni fa, il 4 agosto, sono stati celebrati anche i funerali di un altro leggendario capitano della galassia rossonerazzurra, Franco Baresi. Il sindaco Giuseppe Sala ha proclamato il lutto cittadino, con la bandiera civica a mezz’asta in tutte le sedi comunali.