Lo dice lo studio dell’osservatorio “Con i bambini” realizzato in collaborazione con Openpolis. Per recuperare i divari si tenta di rispondere costruendo alleanze dal basso, tra scuola, società civile ed enti locali, unendo educazione formale e informale
Dal mensile di settembre – Più di un milione e duecentomila bambini e ragazzi nel nostro Paese vivono in povertà assoluta. Sono due milioni invece quelli in una situazione di povertà relativa. Se messi insieme, parliamo di quasi un terzo rispetto ai dieci milioni di abitanti sotto i diciotto anni in Italia. È soprattutto su di loro che incide la crisi economica iniziata nel 2008 e aggravata dall’emergenza sanitaria. Oggi, la povertà aumenta al diminuire dell’età, varia a seconda di dove si nasce e cresce ed è connessa alla povertà educativa, che si trasmette di generazione in generazione. Accentuando le disuguaglianze.
È un quadro drammatico quello tracciato dall’osservatorio “Con i bambini”, che analizza il fenomeno della povertà educativa attraverso dati raccolti a livello comunale e di quartiere, in collaborazione con Openpolis. Per recuperare i divari in alcuni contesti, anche molto fragili, si tenta di rispondere costruendo alleanze dal basso, tra scuola, società civile ed enti locali, unendo educazione formale e informale. Il Piano scuola 2020/21 indicava proprio nei “patti educativi di comunità” uno degli strumenti per la ripartenza, dopo il periodo obbligato di didattica a distanza. «Attraverso i patti e le alleanze tra scuola e territorio, si lavora sia per contenere dispersione, abbandoni e fallimento formativo, sia per costruire nuove forme di scuola capaci di non penalizzare alunni più fragili», afferma Andrea Morniroli, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità, rete di organizzazioni di cittadinanza attiva di cui fa parte anche Legambiente. «Migliorare la capacità di accogliere i più fragili – continua – significa migliorare la scuola per tutti e tutte. Spesso sono proprio i margini i luoghi da cui la realtà si vede meglio e nella sua interezza».
Più basso è il livello di apprendimento, più elevata è la quota di neet, giovani che non lavorano né studiano
In un mondo del lavoro che richiede competenze sempre più elevate, il livello di istruzione è uno degli aspetti chiave per la stabilità economica delle persone. Dai numeri emerge l’indissolubile intreccio tra povertà economica ed educativa e l’urgenza di agire per il contrasto di entrambe. Il tasso di occupazione per i giovani tra i 30 e 34 anni che hanno al massimo la licenza media è del 52,5%, in base ai dati raccolti dall’Osservatorio “Con i bambini”. Quasi un giovane su quattro lascia la scuola senza ottenere il diploma o con competenze inadeguate. Nei luoghi in cui i livelli di apprendimento sono più bassi, più elevata è la quota di neet, i giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione né lavorano.
Il divario tra Nord e Sud è particolarmente preoccupante. Nel 2020/21, i livelli migliori in matematica si sono ottenuti in provincia di Lecco, Como, Bergamo, Trento e Treviso, mentre le province peggiori erano tutte nel Mezzogiorno: Agrigento, Caserta, Siracusa, Reggio Calabria, Salerno, Caltanissetta, Sud Sardegna, Foggia, Crotone e Cosenza. Un basso rendimento in matematica in genere coincide con scarsi risultati anche in italiano, dove troviamo di nuovo al primo posto la provincia di Lecco. Seguono Aosta, Sondrio, Bergamo, Trieste, Como, Trento e Cuneo. Si registrano ancora una volta al Sud i punteggi più bassi: Crotone, Foggia, Agrigento, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Salerno, Cosenza. Il tutto, in un contesto internazionale in cui l’Italia è in ritardo rispetto alla media dei maggiori Paesi europei.
Nel 2016 è nata un’alleanza tra governo, terzo settore e fondazioni bancarie per contrastare la povertà educativa con un fondo specifico, gestito dall’impresa sociale “Con i bambini”, dal valore complessivo di 600 milioni di euro. A oggi, attraverso 15 bandi, sono stati finanziati oltre 400 progetti che hanno messo in rete 7.200 tra scuole, soggetti del terzo settore, enti pubblici e privati, coinvolgendo mezzo milione di bambini e ragazzi e le rispettive famiglie. Uno sforzo importante, che deve essere alimentato, per il futuro di tutto il Paese.