Le relazioni tra gli esseri viventi, noi inclusi, non possono essere isolate le une dalle altre
Entrata in Costituzione un anno fa, la biodiversità oggi è un tema in agenda politica, ma soprattutto a livello locale e in maniera stentorea, perché non se ne percepisce il valore universale. La biodiversità ha un valore inestimabile, letteralmente. Proviamo a valutare economicamente questo attributo del mondo naturale da decenni, ma le stime rimangono parziali e si focalizzano principalmente sullo sfruttamento economico di specie e di habitat. Ciò che pone assolute difficoltà contabili è valutare le relazioni globali tra gli esseri viventi, includendo noi. Queste relazioni sono ovunque e non possono essere isolate le une dalle altre, perché tutte insieme sono il motore stesso della vita. Più cerchiamo legami tra gli esseri viventi, più scopriamo nessi un tempo ignorati ma che compongono una rete inestricabile e non negoziabile tra la salute, il benessere e la sopravvivenza degli umani e degli altri esseri viventi che co-abitano il pianeta Terra.
Ma se la biodiversità (con l’essere umano dentro) è la cosa più irrinunciabile e intrinsecamente preziosa, perché non riusciamo proprio ad anteporre la sua protezione a ciò che chiamiamo progresso, come il cemento, la velocità, la frenesia economica? Forse perché alla biodiversità non assegniamo un valore universale, come facciamo con la vita umana. Se è universale il valore dei sentimenti, è universale quello dei microrganismi presenti nel nostro apparato digerente e che ci mantengono in salute, oppure dei vegetali terrestri e acquatici che regolano il clima scambiando anidride carbonica nell’atmosfera. L’essere umano non può vivere senza gli altri esseri viventi. E la vita, in ogni sua forma, va protetta a ogni costo.