Siher non sblocca il telefono, sul pc i messaggi Telegram già programmati per le piazze. Le ricerche con l’Ai e un documento: “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”

Milano, 26 ottobre 2026 – Gli hanno anche sequestrato il telefono, ma Youssef Siher, il presunto leader del Movimento 17 ottobre, non ha fornito le credenziali per sbloccarlo. È quanto si legge nel decreto di fermo a carico del trentenne che si trova nel carcere milanese di San Vittore. La Procura gli contesta l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Dopo gli scontri e i saccheggi del 17 e 18 ottobre, avrebbe tentato di organizzare attraverso Instagram e Telegram nuove proteste in diverse città italiane.

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Sul portatile sequestrato, un HP EliteBook privo di password, gli investigatori hanno invece trovato due messaggi già programmati su Telegram per sabato 24 ottobre, alle 14.31 e alle 15.31. Il primo avrebbe dovuto indicare ai manifestanti i punti di concentramento, il secondo la destinazione finale. Le comunicazioni non sono mai partite. Secondo la Procura, l’intervento della Polizia postale ne ha impedito la pubblicazione, interrompendo così il piano.

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La polizia, in realtà, era già sulle tracce di Siher da quattro giorni. Il gruppo Telegram Movimento 17 ottobre nasce domenica 18, alle 19.58, all’indomani degli scontri di Milano. Martedì 20 il Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Firenze, attraverso il portale dedicato alle richieste delle autorità, ottiene dalla piattaforma i dati dell’amministratore. L’account “@meziyo” viene associato a un’utenza telefonica intestata a Siher. Dagli accertamenti emergono anche due indirizzi IP. Gli investigatori hanno dunque già un nome mentre la nuova rete continua a crescere.


Instagram diventa la vetrina degli appelli, Telegram lo strumento di coordinamento. Il gruppo si organizza in sezioni dedicate a Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Bari, Genova, Padova, Bergamo, Trieste e Rimini. A queste si aggiungono gli spazi riservati ai comunicati e ai materiali di studio. Per la gestione viene utilizzato anche un bot. Nelle annotazioni riportate dal decreto risultano 6.153 iscritti su Telegram e 18.200 follower su Instagram, numeri precedenti alla crescita registrata nei giorni successivi. Secondo la Procura, questa struttura serve a trasferire la mobilitazione dalla rete alle piazze. Il provvedimento, invece, non attribuisce a Siher l’organizzazione dei saccheggi iniziali.

Sagia Hammoud e Youssef Sahir, la coppia gestiva i profili social di Movimento 17 ottobre

Il passaggio decisivo arriva venerdì 23 ottobre. Alle 14.58 l’amministratore pubblica il secondo comunicato del Movimento, annulla i ritrovi già annunciati e promette nuove indicazioni per il sabato. Dodici minuti dopo vengono chiusi i sottogruppi territoriali, mentre restano consultabili le sezioni generali. Sul computer sequestrato gli agenti trovano Telegram Desktop configurato con l’account attribuito a Siher e le due comunicazioni predisposte per il giorno successivo. Su WhatsApp Web compaiono anche messaggi di altri utenti che chiedono informazioni sulle manifestazioni. La moglie, Sagia Hammoud, indagata in concorso con lui, risulta a sua volta amministratrice del gruppo.

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Dall’esame del browser emerge un altro elemento. Secondo la Polizia postale, nei giorni precedenti Siher avrebbe utilizzato un portale di intelligenza artificiale per ottenere informazioni sulle “strategie rivoluzionarie” e preparare proprio il comunicato del 23 ottobre. Il decreto non indica quale servizio sia stato utilizzato né riporta il contenuto delle richieste. Di sicuro nella cartella dei download compare inoltre il documento intitolato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso.pdf”, modificato il 21 ottobre e in parte simile al manuale diffuso il giorno successivo nel gruppo. Il testo si ispira alla rivoluzione egiziana del 2011 e contiene, secondo gli investigatori, indicazioni anche su come affrontare gli scontri con le forze dell’ordine.

Per la Procura, le convocazioni programmate avrebbero potuto dare il via a nuove violenze. A sostegno della contestazione della finalità terroristica vengono richiamati anche il timore dei commercianti e le chiusure preventive dei negozi.