
Vincenzo Spadafora, Ministro uscente dello Sport e delle Politiche Giovanili, non conosceva affatto il mondo dello sport prima di entrare nel suo Dicastero. Non sappiamo metterla più chiara di quanto già non abbia fatto l’esponente M5s nel suo post su Facebook di “commiato” con l’ingresso del Governo Draghi e la fine ormai quasi ufficiale del Governo Conte-2 (in carica solo per sbrigare gli affari correnti). Ecco Spadafora: «Quando diciassette mesi fa ho giurato come ministro per le Politiche giovanili e lo Sport eravamo in un’altra era, in un momento completamente diverso da questo. Per molti anni avevo seguito le questioni relative ai diritti dell’infanzia e dei giovani, è sempre stato il centro del mio impegno. Non conoscevo invece il mondo dello sport, al quale mi sono avvicinato con curiosità, rispetto e attenzione».
Non va dimenticato che l’ultimo atto del Governo Conte è stato proprio un decreto correttivo in extremis della contestata riforma dello Sport del Ministro Spadafora, senza il quale il CIO avrebbe estromesso il simbolo e inno italiano alle prossime Olimpiadi di Tokyo. Un’umiliazione evitata per l’appunto nell’ultimo CdM dove Conte aveva appena presentato le dimissioni formali: per Spadafora però la riforma è stata un ottimo lavoro di mediazione con i vari livelli e mondi interni allo Sport. Eccolo ancora su Facebook: «Il lavoro forse più delicato e più importante è stato quello di dare attuazione alla riforma dello Sport, cinque decreti sui quali per un anno abbiamo discusso con tutte le componenti, a tutti i livelli, per arrivare a un risultato condiviso e che rappresentasse davvero un avanzamento sociale e culturale. Sono norme innovative che riguardano molti temi, a partire dal professionismo femminile, dalla possibilità per i paralimpici di entrare nei corpi civili e militari, e soprattutto diritti e tutele che diano finalmente la giusta dignità ai lavoratori dello sport».
LA COMPETENZA E IL MOTTO M5S
Del resto il motto originale della discesa in politica del M5s – oltre a “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno” e “Vaffa” a tutti – era nient’altro che quel “Uno vale Uno”: e così è stato, in molti campi, con personalità che si sono ritrovate in politica con anche incarichi importanti di Governo senza avere nella maggior parte dei casi alcuna esperienza pregressa. Per carità, non sempre essere competenti significa saper fare e bene il proprio lavoro dal Ministro/parlamentare/Premier, ma di certo non guasta e il “candore” con cui Spadafora ha ammesso che in una parte fondamentale del proprio Ministero fino al suo ingresso non ne sapeva praticamente nulla ha i tratti dell’incredibile. Ma il problema non è certo Spadafora, ma evidentemente chi pensa che inserire le caselle dei Ministeri è un “gioco” da manuale Cencelli e non un ruolo di complessa gestione politica e organizzativa di un Paese.
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