SPY FINANZA/ La crisi alle porte di cui gli italiani non si rendono conto

Cittadini, tremate e chiedete allo Stato di proteggervi! Ma prima, mi raccomando, spendete soldi che non avete per il Ponte dell’Immacolata, altrimenti il credito al consumo piange. Che mondo è quello in cui il telegiornale annuncia un tentativo di golpe in piena regola in Germania, con tanto di assalto al Bundestag e ritorno al Reich? E non quello hitleriano, bensì direttamente quello del 1871 nato dalla guerra franco-prussiana. Credibilissima come ipotesi. E poi, il vergognoso tweet di minacce contro Giorgia Meloni e sua figlia da parte di un 27enne siracusano in difesa del Reddito di cittadinanza, immediatamente identificato ma in grado – con la sua idiozia – di generare una cortina fumogena ad hoc. Ecco la sintesi del 7 dicembre mediatico. Come contorno, ovviamente subito dopo la Prima alla Scala, soltanto il fatto che Vladimir Putin abbia sentito il bisogno di ricordare all’Europa che il rischio di guerra nucleare crescendo, poiché la Russia tutelerà i propri interessi con tutti i mezzi necessari. E, in tal senso, l’operazione speciale va intesa come di lungo termine. Con tutto il rispetto per il principe della Turingia e le sue variopinte ed eterogenee milizie all’assalto del Bundestag, una minaccia vagamente più concreta. E, soprattutto, raggelante.

Distrazione di massa? Non solo. Anche un messaggio in codice, apparentemente valido a Berlino come a Roma: chiunque disturbi il manovratore in maniera troppo chiassosa o scomoda, rischia di finire nella rete a strascico. Si chiama criminalizzazione preventiva del dissenso ed è tipica dei periodi che precedono il rischio di esplosioni di malcontento di massa, soprattutto legato a crisi economiche e occupazionali. Basta dare un’occhiata a Twitter e ai profili dei politici di maggioranza nella giornata di mercoledì: quale è stato lo sport nazionale? Mettere nel mirino, più o meno esplicitamente, Giuseppe Conte, accusato con ipocriti giri di parole e contorsionistiche forme dubitative di soffiare sul fuoco della piazza, a causa delle sue posizioni oltranziste su Reddito di cittadinanza. E, più in generale, sulla politica economica del Governo. Il tutto nel giorno dell’incontro fra Giorgia Meloni e i sindacati, due dei quali – Cgil e Uil – hanno subito proclamato uno stato di agitazione fra il 16 e il 20 dicembre a livello nazionale. Ma, ovviamente, l’unica notizia rimane il tweet di minacce alla premier e alla figlia. E il cattivo maestro, talmente eversivo da essere un ex Premier. Senza scordare il circo Barnum dell’eversione tedesca, ovviamente.

Molto più in sordina, il prezzo del gas che torna a salire sopra quota 150 al primo, minimo accenno di freddo e Vladimir Putin in versione Dottor Stranamore. L’aria è questa. E ci fa capire che la recessione sarà durissima in Europa. Così come il contraccolpo della crisi energetica, lungi dall’essere superata. E una conferma indiretta arriva da una delle 10 predizioni oltraggiose di Saxo Bank per il 2023, di cui vi ho parlato anche nell’articolo di ieri con riferimento particolare alla previsione dell’oro a 3.000 dollari l’oncia.

Molto interessante appare infatti lo scenario che vedrebbe Emmanuel Macron costretto a far passare la legge finanziaria per decreto e bypassando il Parlamento, di fatto ricorrendo all’articolo 49.3 della Costituzione. Il motivo? Le posizioni oltranziste delle opposizioni, sia socialista che della destra lepenista. Epilogo, a detta della banca d’affari danese? Entro la primavera del prossimo anno Emmanuel Macron seguirebbe il duplice esempio di Charles De Gaulle e si dimetterebbe. Francia nel caos? No, perché proprio il clima di pericolo esiziale per la tenuta stessa del sistema democratico porterebbe alla creazione di un fronte repubblicano senza precedenti. E in grado di marginalizzare del tutto e per sempre le ali estreme. Di fatto, la normalizzazione. Un processo nato con l’elezione stessa dell’enfant prodige all’Eliseo, passato dall’esperimento di maieutica sociale dei Gilet gialli prima e della pandemia poi e ora giunto al suo ritorno nell’alveo parlamentaristico da Quinta Repubblica.

E l’Italia? Guardate questi grafici, i quali ci mostrano rispettivamente il breakdown degli acquisti Bce di debito sovrano nel bimestre precedente alla chiusura del programma di sostegno pandemico (Pepp) e la deviazione totale ad oggi dal principio di capital key.

Come notate, giugno e luglio hanno visto Francoforte rastrellare Btp e Bonos con il badile. Ma, alla fine, la deviazione sugli acquisti pro quota è minima: +2% per l’Italia, +0,9% per la Spagna e +0,1% per la Grecia. Il motivo? Da agosto a oggi, la Bce non ha mai applicato flessibilità nel reinvestimento titoli. Non ne ha avuto bisogno. Quel blitz estivo è stato sufficiente a creare il backstop di deterrenza contro attacchi speculativi. E oggi, Christine Lagarde si è tutelata annunciando, il 28 ottobre scorso, la prosecuzione del reinvestimento per tutto il 2023. Ma, in realtà, nel bimestre ottobre/novembre Francoforte ha venduto Btp per circa 740 milioni di euro di controvalore.

Direte voi, meglio così. Da un lato, certamente. Quantomeno, si ottiene il risultato non da poco di tagliare le unghie alle critiche rigoriste del fronte del Nord verso qualsiasi tipo di sostegno. C’è però un problema. La dinamica in atto conferma l’onnipotenza della Bce e il suo totale controllo sulla nostra politica economica, più o meno tacito e indiretto. Tradotto, Francoforte può proteggere solo con la parola. Ma anche affondare solo con la parola. E cosa potrebbe farci paura, al netto del prezzo del gas che risale, due sindacati su tre che annunciano un pacchetto di quattro giorni di sciopero prima di Natale e una Manovra bersagliata di emendamenti, oltre 700 della stessa maggioranza, che si avvia a un iter da tappe forzate in Parlamento?

I numeri. Stando alla Nadef, il Governo applica un moltiplicatore che questo Paese non ha mai visto in azione nemmeno negli anni del boom economico post-bellico: per ogni 0,6% di extra-deficit, uno 0,8% di crescita. Tanto per capirci e mettere in prospettiva, dal 2013 al 2020 (prima di pandemia e guerra) in questo Paese sono serviti 2,2 euro di nuovo debito per generarne 1 di crescita. Quale formula magica, quale coniglio dal cilindro sta per estrarre il Governo? Nessuno. Altrimenti non avrebbe ottenuto lo straordinario risultato di scontentare contemporaneamente Confindustria, sindacati e Bankitalia con il suo Def.

Insomma, attenzione perché l’Europa ci attende al varco. E il board Bce della prossima settimana dirà molto. Magari più attraverso le omissioni che le dichiarazioni. Esattamente come parla molto chiaramente questo clima da allarme eversivo che unisce Berlino a Roma, il primo della classe e l’alunno problematico. La crisi è alle porte. E sarà decisamente più dura e spietata di quanto pensiamo. E ci raccontano.

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