Stanno tutti invitati: il bilancio del varietà di Pio e Amedeo tra ospiti generosi e ascolti in flessione

Il titolo era già un programma: Stanno tutti invitati. Nessuno escluso, nessuna categoria dimenticata. Annalisa e Claudio Baglioni nella prima puntata, Gigi D’Alessio e Amadeus nella seconda, i Pooh, Belen Rodriguez, Sal Da Vinci e Selvaggia Lucarelli nella terza. Tre serate alla ChorusLife Arena di Bergamo, registrate a fine marzo e andate in onda su Canale 5 il 2, il 9 e il 16 aprile.

Stanno Tutti Invitati, tre puntate su Canale 5

Apparentemente uno show interessante e potenzialmente molto diverso da quello che si vede in giro negli ultimi anni. Celebrativo ma semiserio con ospiti in grado di cantare e recitare ma anche di farsi prendere in giro e sul palco non solo per sbandierare il tour, la serie o la solita promozionalità funzionale alla rete.

Il problema del varietà di Pio e Amedeo si capisce già dal titolo: quando stai tutti invitati, il rischio è che la festa duri troppo e che a un certo punto gli ospiti inizino ad andarsene. È esattamente quello che è successo agli ascolti.

I numeri: partenza forte, atterraggio morbido

La prima puntata è stata la migliore delle tre e ha vinto la serata con 2,6 milioni di spettatori e il 20% di share. Un risultato solido, facilitato da una concorrenza Rai ridotta al minimo — Qualcosa di Lilla su Rai 1 si era fermato all’11,9%. Canale 5 poteva aspettarsi di più, ma il 20% in prima serata di aprile è comunque un punto di partenza rispettabile.

La seconda puntata ha cambiato il quadro. Claudio Bisio con Uno Sbirro in Appennino su Rai 1 ha debuttato con 4 milioni e il 23,7%, e Pio e Amedeo sono scesi al 17% con 2,2 milioni. Il loro peggior risultato in prima serata su Canale 5 da anni. Non un crollo, ma un segnale. Nella terza è andata meglio, 19,4, anche perché la serie di Bisio non ha attecchito e ha registrato una flessione molto pesante.

Stanno Tutti Invitati Pio e Amedeo campioni d'ascolto
Stanno Tutti Invitati Pio e Amedeo sulla media del 19% di sgare – Credits Mediaset (TvBlog)

Stanno Tutti Invitati, il formato e non solo

Pio e Amedeo hanno costruito la loro carriera su una comicità diretta, cafona per scelta, costruita sull’idea che “non si può più dire niente” fosse il nervo da toccare. Funzionava quando il pubblico cercava ancora quella scossa. Funziona già un pochino meno nel 2026, quando quella posizione è diventata un luogo comune e il duo pugliese non sembra aver trovato un aggiornamento convincente.

Stanno tutti invitati si è rivelato comunque uno show generoso — pure troppo. Quasi nove ore di programmazione in tre puntate è un investimento che comprime inevitabilmente il ritmo: quello che in una serata unica sarebbe stato un colpo, distribuito su tre appuntamenti diventa routine. I momenti migliori — le interazioni con Baglioni nella prima puntata, la gag con Amadeus nella seconda — avrebbero retto meglio in un contenitore più compatto e meno dispersivo.

Tuttavia il cast di ospiti è stato davvero ampio e trasversale, anche se raramente ha prodotto qualcosa di inaspettato. Anche qui la cosa migliore sono state le freddure di Luca Argentero, già un po’ meno convincente Paolo Bonolis, il che è tutto dire.

Ma il varietà italiano tradizionale purtroppo sembra ormai essere destinato a interazione per eccessi, quando la sorpresa supera l’attesa. E qui l’attesa — venticinque anni di carriera, tre serate evento, un’arena da diecimila posti e due presenze dissacranti come Pio e Amedeo — era molto più grande della sorpresa.

Cosa resta di Stanno tutti invitati

Pio e Amedeo restano un patrimonio della comicità popolare italiana. La loro capacità di riempire un palco e di tenere viva una serata per tre ore non è in discussione. Li abbiamo visti dal vivo e sono stati straordinari, anche nei momenti morti: perché tenere seduto e attento un pubblico dalle 20.00 – mezz’ora dall’ingresso del pubblico a quando la registrazione è iniziata – a mezzanotte e mezza passata, è un’impresa: anche se il pubblico è pagante e vuole divertirsi.

Il problema è che il formato del varietà-evento registrato in arena, già sperimentato con Felicissima Sera tra il 2021 e il 2023, ha raggiunto il suo punto di saturazione naturale.

Il passo successivo, se e quando arriverà, dovrà essere qualcosa di diverso nella forma oltre che nel cast. Tre serate non bastano a far dimenticare il senso di dejà-vu. Ma il format è comunque promosso, e soprattutto sono promossi Pio e Amedeo ancora capaci di costringere i loro ospiti a fare cose impensabili. Nel corso delle quali – oltretutto – chi condivide il palco con loro riesce per una volta a divertirsi e a perdere quella patina di augusta inaccessibilità che la TV fa bene scrostare.