SUPER GREEN PASS/ Quel 13% nel mirino della cura-Draghi

Alla fine le ultime resistenze sono cadute e il governo ha licenziato all’unanimità il decreto che vara nuove restrizioni, sia pure edulcorate dal fatto di averle presentate come fossero nuove aperture. “Normalità” è la parola simbolo usata da Mario Draghi nella conferenza stampa svoltasi al termine del Consiglio dei ministri. “Conservare la normalità conquistata”, fare “un Natale normale”, “prevenire” la crescita dei contagi, “dare certezze” agli operatori del turismo e alle attività economiche. “Non vogliamo rischi – ha affermato Draghi – vogliamo continuare a essere aperti, andare in giro a divertirsi, acquistare, combattere la povertà, avere i ragazzi a scuola, contenti”: questi sono gli argomenti su cui ha battuto il premier.

Il super green pass (cioè riservato solo a vaccinati e guariti) sarà in vigore dal 6 dicembre al 15 gennaio, salvo proroghe. Con il tampone – la cui durata di validità sembrava dovesse essere accorciata ma non è stata modificata – ci si potrà recare al lavoro o salire sui mezzi pubblici, non però andare al ristorante, negli alberghi, in palestra o al cinema. Per i no vax, dunque, niente ferie né divertimenti. Per le regioni che andranno in zona gialla o arancione, le restrizioni riguarderanno soltanto i non vaccinati. I controlli affidati al ministero dell’Interno saranno intensificati. L’obbligo di immunizzazione e di terza dose viene nuovamente imposto al personale della scuola, della sanità e delle forze dell’ordine. Dal 1° dicembre anche i diciottenni potranno prenotare la terza dose e ci si potrà sottoporre al richiamo anche dopo 5 mesi dalla precedente somministrazione. E appena possibile sarà lanciata la campagna vaccinale anche per i bambini da 5 a 12 anni: il ministro Speranza ha confermato che si attende soltanto il via libera dell’Agenzia europea del farmaco, cui seguirà un pronunciamento analogo dell’Aifa e poi scatterà l’ulteriore campagna.

La linea, dunque, non cambia: solo il vaccino garantisce il ritorno alla normalità. Restringere per tenere aperti luoghi di lavoro, scuole, attività commerciali. L’obiettivo del nuovo giro di vite è convincere quel 13% di renitenti alla puntura a farsi vaccinare, a dotarsi dell’unico scudo ritenuto efficace contro il contagio da coronavirus. I numeri italiani sono tutt’altro che drammatici, ma l’esecutivo Draghi guarda all’onda dell’emergenza crescente al di là dei nostri confini. Il segnale che però giunge proprio negli altri Paesi europei è che nemmeno da noi le cose vanno bene. Il mercato turistico, antenna sensibilissima, ne sta già risentendo: Federalberghi ha diffuso ieri un comunicato sostenendo che il super green pass per accedere agli hotel “chiude le porte agli stranieri e avvantaggia gli abusivi e i Paesi concorrenti”.

E resta comunque il vero interrogativo che impedisce di essere proprio così sereni e “normali” come vorrebbe il premier. Un preoccupazione che riguarda la vaccinazione stessa. I contagi tra vaccinati crescono. Quale giorno fa La Stampa ha scritto che il 64% dei ricoveri in terapia intensiva sono di no vax. D’accordo. Ma l’altro 36% ha fatto le due dosi. Che succederà quando dovesse verificarsi un focolaio in un hotel, che può accogliere solo vaccinati? Naturalmente nessuno se lo augura. Come nessuno si augura che questi eventuali episodi ci costringano a una quarta dose o portino alla chiusura del Paese come per due volte fece Giuseppe Conte.

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