Tir, primi aiuti: 105 milioni. Scioperi sotto la lente del garante: chiesta la precettazione

Roma, 22 ottobre 2026 – I ristori ci sono: magari insufficienti, ma reali. Esattamente come le minacce. In venti minuti netti il Consiglio dei ministri sblocca 285,2 milioni per le categorie con l’acqua alla gola: autotrasportatori, agricoltori, pescatori. E la premier rivendica: “Non sono promesse, sono risorse che già stanno arrivando”. Piazzata la carota, Giorgia Meloni sguaina il bastone: “In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade, e non si fermano lì. Minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione, e l’intimidazione non la tolleriamo”. L’esecutivo ricorrerà a ogni mezzo, promette, “comprese le norme del decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale”. Un asso tenuto nella manica: il pugno di ferro a mani vuote avrebbe incendiato la piazza, a maggior ragione contro i camionisti, storico bacino elettorale della destra. Ora, forte dei fondi concessi, la premier alza la voce. Ma l’opposizione non arretra: “Non possiamo avere un governo che non si confronta con la realtà: servono misure strutturali”, attacca Giuseppe Conte. Ed Elly Schlein incalza: “L’esecutivo venga in Parlamento a spiegare i suoi impegni”.

https://www.quotidiano.net/video/in-vista/blocco-tir-cdm-approva-decreto-aiuti-meloni-in-arrivo-risorse-non-tolleriamo-intimidazioni-die47z71

Lo stanziamento, in realtà, non è poca cosa: 285 milioni, di cui 175,2 netti che finiscono dritti nelle tasche delle categorie. “Ci sono 106 milioni in più – sottolinea arrotondando Meloni – per il credito d’imposta sul gasolio di settembre e ottobre 2026, che vanno a sommarsi ai 434 milioni già stanziati nei mesi scorsi”. Come si arriva a questa cifra per i Tir? A fare i conti è il viceministro Edoardo Rixi, che ha partecipato al Cdm con Matteo Salvini in video-collegamento da Milano: 45,2 milioni servono a chiudere a pareggio i vecchi aiuti (marzo-agosto 2026), gli altri 60 coprono i consumi dal 1° settembre al 5 ottobre. L’autotrasporto incassa così 105,2 milioni netti, da scontare in F24 fino a fine 2027. C’è poi un’altra boccata d’ossigeno per le aziende: il congelamento automatico e senza penali delle rate dei leasing, dal 1° novembre 2026 al 31 marzo 2027.

Ai settori primari, invece, lo Stato gira bonifici a fondo perduto e totalmente esentasse. All’agricoltura vanno 60 milioni per rimborsare il 20% del carburante (da giugno a metà ottobre 2026), con sconti fino a 45 centesimi su 120 milioni di litri. E ci sono 14,4 milioni solo per potenziare i server dell’Agea, così da garantire che i soldi arrivino sui conti in trenta giorni. Ai pescherecci spettano 10 milioni (il 10% della spesa per il gasolio estivo). Tutto il pacchetto per campi e barche (84,4 milioni in totale) viene coperto senza fare un euro di nuovo debito, riallocando i risparmi tra Mef e Agricoltura. Eppure, il decreto allevia ma non risolve. A soffrire di più sono i piccoli autotrasportatori, incastrati in due buchi neri. Primo: gli aiuti sul carburante si fermano al 5 ottobre, tagliando fuori l’ultima e peggiore fiammata dei prezzi. Secondo: la giungla dei subappalti, un’anomalia che alimenta il lavoro nero e ampie zone d’ombra. Lo riassume bene Rixi: “Al Sud molti piccoli padroncini lavorano con contratti non scritti”.

E tuttavia, il nervo scoperto resta la Campania, dove Salvini e Nordio temono l’ombra dei clan: se ci sono interventi della criminalità organizzata “si passerà all’ordine pubblico”, con infiltrazioni ritenute “molto probabili”. E la Procura di Napoli, infatti, indaga già. Da quando il dossier è passato al Viminale, però, l’aria sta cambiando. Tra controlli e scorte militari, ieri sono transitati 500 camion, ed altrettanti il giorno prima. Le merci base tornano a scaffale e diversi presidi si sciolgono da soli. Eppure sui carburanti resta il codice rosso: pompe a secco al 95% e ambulanze a rischio paralisi. Tutto fermo anche sul fronte ittico, con i pescherecci ancora inchiodati nei porti.

Così, a sera, di fronte a blocchi “diffusi e persistenti” che mettono a rischio beni di prima necessità e servizi essenziali, la Commissione di garanzia rompe gli indugi e sollecita l’intervento d’autorità. Una sponda perfetta alla linea che Rixi, qualche ora prima dal Mit, aveva già anticipato: “Se continuano i blocchi, possiamo valutare la precettazione”. Meloni spera ancora che basti la voce grossa per non dover calare l’asso, anche perché precettare resta un rebus giuridico: la legge impone 24 ore di preavviso ai sindacati, ma queste piazze non rispondono ad alcuna sigla. Al ministero ammettono infatti che agitare lo spettro serva soprattutto a fornire un alibi a chi cerca una via d’uscita dallo sciopero. Ma se l’impasse regge, la premier userà il bastone sul serio.

Non è una prova di forza per i sondaggi: l’emergenza è sistemica. Il collasso dell’export, con la Sicilia strozzata nell’imbuto campano, è a un passo. L’incubo del governo è che la grande distribuzione, a secco di merci italiane, si leghi a fornitori esteri con contratti pluriennali. Un danno irreversibile, sospirano ai Trasporti, che la premier non può assolutamente permettersi.