Transizione energetica, la dipendenza dai componenti cinesi espone l’Italia ad attacchi cyber

Lo dice uno studio pubblicato dal Centro Economia Digitale. Preoccupano soprattutto gli inverter, fondamentali per convertire l’energia generata dai pannelli solari in elettricità

Secondo uno studio pubblicato dal think tank Centro Economia Digitale, dal titolo “Indipendenza energetica, sviluppo del fotovoltaico e questioni di sicurezza”, la transizione dell’Italia verso le energie rinnovabili e la sua dipendenza dai componenti di fabbricazione cinese potrebbero esporre il nostro Paese ad attacchi informatici.

Lo studio sottolinea che le energie rinnovabili rappresentano una soluzione per rispettare gli impegni sul cambiamento climatico e per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili provenienti da aree critiche, come hanno dimostrato gli stop delle forniture dalla Russia. Tuttavia, la sostituzione del gas russo con energie rinnovabili prodotte con componenti cinesi può comportare non solo rischi di dipendenza ma anche rischi sotto il profilo della cyber security nazionale.

Il fotovoltaico, in particolare, è destinato ad avere un ruolo di primo piano nella produzione di energia pulita. La Commissione europea prevede infatti che la produzione di energia solare dell’Ue triplicherà entro il 2030 e aumenterà di quasi dieci volte entro il 2050, per raggiungere gli obiettivi climatici europei. Tuttavia gli impianti fotovoltaici dipendono fortemente dall’accesso a materie prime e componenti critici.

Perché preoccupano gli inverter

La preoccupazione principale riguarda gli inverter, componente fondamentale per convertire l’energia generata dai pannelli solari in elettricità ma anche componente collegata alle reti elettriche nazionali che trasmette e riceve dati, compresi quelli sensibili sulla distribuzione del consumo nazionale. Secondo l’Enisa, l’Agenzia dell’Unione Europea per la sicurezza informatica, gli inverter sono quindi un potenziale veicolo di attacchi informatici. Possono anche fungere da “ponte” per le incursioni di malintenzionati nelle reti intelligenti, una pratica che in passato ha provocato blackout di vasta portata o interrotto gli equilibri della rete.

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, per la fornitura di inverter fotovoltaici molti Paesi dipendono in larga parte da produttori cinesi. Secondo Statista, le cinesi Huawei e Sungrow Power da sole hanno il 41% della quota di mercato a livello globale.

Le cinesi Huawei e Sungrow Power da sole hanno il 41% della quota di mercato di inverter a livello globale

Considerato che la Cina rappresenta il 63% delle importazioni dell’Ue, gli esperti ritengono che l’Europa debba diversificare le proprie catene di approvvigionamento e di conseguenza ridurre le dipendenze strutturali da partner internazionali che possono presentare profili critici sotto il profilo dell’affidabilità, come emerso dalle conseguenze del conflitto russo-ucraino. Si potrebbe prendere esempio dagli Stati Uniti, dove un gruppo bipartisan di 11 senatori ha proposto di vietare gli inverter prodotti dalla cinese Huawei, definendo i prodotti una “minaccia alla sicurezza nazionale” per l’infrastruttura energetica del Paese.

Alla luce di questi dati, secondo il Centro Economia Digitale è auspicabile orientare le catene di approvvigionamento verso partner dello scacchiere occidentale, anche a fronte di qualche costo economico, per non dover affrontare in futuro criticità potenzialmente molto maggiori.