Trump avverte l’Iran e rassicura Xi: “No alla guerra per Taiwan. Taipei non dichiari l’indipendenza”

Roma, 15 maggio 2026 – Donald Trump riparte da Pechino con un messaggio destinato a pesare sui rapporti tra Stati Uniti e Cina: Taiwan non deve cercare l’indipendenza e Washington non vuole una guerra a 15mila chilometri da casa. È il segnale più netto lanciato dal tycoon dopo i colloqui con Xi Jinping, che avrebbero dovuto servire anche a spingere il negoziato con l’Iran. Sul Medio Oriente, però, l’umore del presidente americano non sembra migliorato. A Fox News Trump ha detto di essere vicino al limite della pazienza per il mancato sblocco delle trattative con Teheran: “Dovrebbero trovare un accordo”, ha affermato riferendosi alle diverse anime del regime. Allo stesso tempo ha minimizzato le scorte di uranio arricchito: “Mi sentirei meglio se le ottenessi, ma penso che sia più una questione di pubbliche relazioni”.

Secondo Trump, Xi si sarebbe “offerto di aiutare” sulla crisi iraniana e avrebbe garantito che la Cina non fornirà armi a Teheran, pur continuando ad acquistarne il petrolio. Sull’Air Force One, il presidente Usa ha aperto alla possibilità di una sospensione ventennale del programma nucleare iraniano, a patto che l’impegno sia “reale”. Non ha escluso, però, di dover intervenire di nuovo in Iran per fare “un po’ di pulizie”.

Trump ha definito la missione “un grande successo” e “indimenticabile”. Il centro della visita è stato l’incontro a porte chiuse con Xi a Zhongnanhai. Entrambi hanno annunciato “importanti consensi”, “molti accordi” e la soluzione di “parecchie questioni”. Ma il risultato più rilevante riguarda Taiwan. Pechino ha ribadito la volontà di arrivare alla “riunificazione” con l’isola e Trump ha scelto parole rassicuranti per Xi: “Non cerchiamo guerre e, se la situazione rimanesse così com’è, credo che alla Cina andrebbe bene. Non voglio che qualcuno dichiari l’indipendenza e che gli Usa debbano percorrere 15mila chilometri per andare in guerra”. Poi ha aggiunto: “Voglio che si calmino. Voglio che la Cina si calmi”.

Il presidente non ha chiarito che cosa intenda fare sul pacchetto da 14 miliardi di dollari di armi per Taipei già approvato da Capitol Hill, alimentando timori bipartisan al Congresso. Trump ha raccontato che la preoccupazione più grande di Xi è rimasta Taipei. Al momento dei saluti, il leader cinese gli avrebbe chiesto se, in caso di conflitto nello Stretto, gli Stati Uniti invierebbero truppe in difesa dell’isola. “Non voglio dirlo. Non lo dirò. Solo una persona conosce la risposta. Sono io”, sarebbe stata la replica.

È una forma di ambiguità strategica sempre più personale. In passato serviva a frenare insieme Pechino e Taipei; ora sembra dipendere dalla volontà del presidente. Sul piano economico, gli Usa incassano per ora annunci: acquisti agricoli cinesi per miliardi di dollari, 200 jet Boeing, più petrolio americano e la possibilità di rivedere le sanzioni contro le aziende cinesi che comprano greggio iraniano. Pechino, però, non ha confermato accordi specifici. Nessun passo avanti sui dazi: per Trump, Xi non avrebbe nemmeno sollevato il tema.

Xi ha intanto accettato l’invito alla Casa Bianca il 24 settembre. E, secondo ilR, il 20 maggio potrebbe ricevere Vladimir Putin. Se confermata, la visita rafforzerebbe Pechino al centro del triangolo tra Usa, Cina e Russia: quello che Kissinger immaginava guidato da Washington e che oggi sembra avere in Xi il suo ago della bilancia.