Twitter is back: cos’è Operation Bluebird. La battaglia con Elon Musk e il (possibile) ritorno dell’uccellino

Roma, 31 agosto 2026 – Il logo già dice tutto di ‘Operation Bluebird’, l’operazione uccellino azzurro. Lo sfondo azzurro con la forma bianca di un uccellino di profilo ad ali aperte, non identica a quella del passato che tutti ricordano, ma immediatamente riconoscibile. E poi il nome esplicito quanto basta: “twitter.now” subito seguito dal sottotitolo “Not affiliated with X Corp”. Ed è proprio la specifica di non essere parte di X a fare la differenza, perché non solo prende le distanze dalla società di Elon Musk che ha comprato il vecchio Twitter per poi convertirlo in X, ma promette di ritornare alle origini non solo nel nome ma anche nello stile, perché come annunciato nel suo lancio alla fine della scorsa settimana su LinkedIn, “Lasciate perdere la vostra X. L’uccellino è tornato”. O, almeno in questa fase, sta provando a tornare perché già nel successivo messaggio ufficiale diffuso domenica 30 agosto da Operation Bluebird sempre su Linkedin, viene annunciato che la piattaforma Twitter.now è offline e, come si legge sul loro sito, “torneremo appena potremo”.

Il ritorno legato a una causa legale

Il ritorno di Twitter, nel nome, nell’iconografia e nello stile fedeli alla versione originaria del 2006 mantenuti fino alla vendita a Elon Musk nel 2023, sotto forma di Twitter.now è un’operazione avviata l’anno scorso da Operation Bluebird inc, una startup statunitense fondata tra gli altri dall’ex consigliere generale e membro del consiglio di amministrazione di Twitter Stephen Coates. Nelle intenzioni Twitter.now vuole essere una nuova piattaforma per il social network azzurro che riprende alcuni elementi riconoscibili del vecchio servizio, ma li accompagna con strumenti pensati per intervenire sulla qualità e sulla credibilità dei contenuti, a partire dall’impiego di Vera, un sistema di intelligenza artificiale in grado di riconoscere la veridicità dei messaggi. Ed è un progetto che segue la lunga controversia sui diritti d’uso dei marchi Twitter e Tweet. Nel dicembre 2025 Operation Bluebird ha presentato all’Ufficio statunitense brevetti e marchi una richiesta per slegarli da X, sostenendo che fossero stati abbandonati dopo il cambio di nome, logo e identità della piattaforma, e parallelamente, ha chiesto di registrare il proprio marchio Twitter. Ma la società di Musk, X Corp., ha reagito aprendo una causa per impedire il lancio del nuovo servizio con il nome originario. Lo scorso aprile c’è stato un primo pronunciamento del tribunale federale, con il giudice Colm Connolly che ha lasciato intendere che X potrebbe aver abbandonato alcune rivendicazioni sulla proprietà intellettuale di Twitter, in particolare quelle legate al marchio “tweet”, ma non si tratta tuttavia di una decisione definitiva sul futuro del marchio Twitter. È comunque una posizione che non chiude alle possibilità di far ritornare l’uccellino azzurro, e con questa premessa Operation Bluebird ha deciso di proseguire fino ad arrivare al lancio di Twitter.now venerdì scorso, seguito dalla pubblicazione di un comunicato su Linkedin in cui la società ha spiegato che “quando X Corp. ha ritirato il marchio Twitter, abbiamo visto l’opportunità di costruire qualcosa di nuovo: una piazza pubblica organizzata attorno a fiducia, trasparenza e scelta dell’utente”. E ha precisato: “Twitter.now non è un tentativo di ricreare la vecchia piattaforma” anche se ha l’obiettivo dichiarato di costruire un servizio basato sulla “fiducia” dei contenuti e dove sono le persone, “non un algoritmo opaco”, a decidere quanta credibilità e quanta popolarità abbiano i loro messaggi. Uno stile del nuovo Twitter sintetizzato da quello che può essere il manifesto della nuova piattaforma: “Libertà di espressione, non libertà di diffusione”. Operation Bluebird definisce inoltre Twitter un “marchio recuperato” e ribadisce in modo categorico di non essere come X né di avere collegamenti con X Corp.

(FILES) SpaceX, Twitter and electric car maker Tesla CEO Elon Musk looks on as he speaks during his visit at the Vivatech technology startups and innovation fair at the Porte de Versailles exhibition center in Paris, on June 16, 2023. Elon Musk’s SpaceX began its first day as a public company on Wall Street on June 12, 2026, after the biggest initial public offering in history, with the polarizing entrepreneur promising he will take humanity to Mars. The blockbuster operation, which raised more than $75 billion, is expected to make Musk the world’s first trillionaire and kick off a series of major IPOs by AI companies in the coming months. (Photo by Alain JOCARD / AFP)

Perché la piattaforma è finita offline

Per ora la piattaforma Twitter.now è ancora in fase di sviluppo e gli accessi permessi nei pochi giorni in cui è rimasta online erano a pagamento, con abbonamento Founder a 20 dollari e quello Fighter a 40 dollari legato anche al sostegno della battaglia legale. Ma ieri è arrivato anche il primo imprevisto e sull’homepage di Twitter.now compare la schermata “we are down”. In un messaggio pubblicato su LinkedIn, Operation Bluebird ha comunicato che “Abbiamo messo offline l’app ieri per affrontare alcuni problemi che ci avete segnalato. Grazie. Abbiamo solo cinque giorni di vita”. La comunicazione si conclude spiegando che “siamo un piccolo team che crede che i social media possano essere costruiti sulla fiducia”, aggiunge che sono stati “travolti dai feedback positivi”.

La chiusura di Nitter

Ma per Operation Bluebird la partita con X è solo all’inizio e non ha un finale già scritto. Anzi, il ritorno del nome Twitter arriva quasi contemporaneamente alla chiusura di Nitter, un progetto open source che permetteva di consultare i post di X senza effettuare il login. Un servizio contestato da X Corp. che il 24 agosto ha inviato lettere di diffida contro il progetto che hanno subito portato il sito nitter.net a essere offline e a sospendere lo sviluppo. Sembra quindi che X non voglia cedere nulla e per Twitter.now dunque la partita è appena iniziata e si giocherà su due fronti, uno nelle aule di tribunale per i riconoscimenti dei diritti sui marchi Twitter e Tweet, e l’altro sul mercato, per vedere quanto successo può avere tra gli utenti riportare in vita il vecchio uccellino azzurro non solo come operazione nostalgia ma anche come piattaforma libera e credibile.