Ucraina, rischio nucleare. La solidarietà non si ferma

Legambiente a Chernobyl nel 1996

Le operazioni militari intorno alle centrali ucraine di Chernobyl e Zaporizhzhia riaccendono l’incubo nucleare. Dall’incidente del 1986 Legambiente supporta le popolazioni contaminate. Una generosità che si rinnova

Dal mensile di aprile. Se solo ce lo avessero detto qualche settimana fa, non lo avremmo creduto possibile. E invece è accaduto: l’Europa è ripiombata nell’incubo della guerra. Il conflitto che ha travolto l’Ucraina ha scosso cuori e menti e ci ha fatto ben comprendere quanto sia necessario continuare a lavorare per la pace. Tra le notizie drammatiche arrivate dal fronte di guerra, ad aver destato moltissima preoccupazione è stata quella dell’assalto prima e la presa poi delle centrali nucleari di Chernobyl e Zaporizhzhia, con il rischio altissimo di una nuova terribile contaminazione provocata da un incidente dovuto a un ordigno militare o a problemi ai sistemi di sicurezza.

A dimostrazione − qualora ce ne fosse stato bisogno − di quanto sia pericoloso investire sul nucleare. Un dramma nel dramma se si pensa che nelle zone di Chernobyl le conseguenze di quel dannato giorno del 1986 sono sempre tristemente protagoniste nella vita degli abitanti. Intere famiglie, donne, uomini, bambine e bambini, sono costretti a bere acqua contaminata e a mangiare cibo contaminato nella loro dieta quotidiana.

Centro “Speranza” Veleika_Bielorussia
Il Centro “Speranza” a Veleika, in Bielorussia

Chi vive nei pressi delle aree urbane riesce a cavarsela. Coloro che invece vivono nella povertà estrema dei villaggi al confine tra Bielorussia, Russia e Ucraina sono condannati a fare i conti con una normalità in cui le scorie sono purtroppo pane quotidiano, in ogni senso. La nostra associazione per queste popolazioni c’è sempre stata. All’indomani dell’incidente, ci mobilitammo per far partire la macchina dell’accoglienza. Serviva un aiuto immediato e non ci tirammo indietro, riuscendo a ospitare in Italia più di 25mila bambini grazie alla grande solidarietà di altrettante famiglie italiane. Nel corso del tempo, capimmo che non sarebbe finita lì e che sarebbe stato necessario un aiuto più strutturale, di lungo termine. Per questo aprimmo un canale di ospitalità per i più piccoli e un centro di accoglienza in Bielorussia, il “Centro Speranza”, un luogo in cui ancora oggi cento fra bambine e bambini per un mese all’anno mangiano cibo sano e decontaminato, bevono acqua pulita e si sottopongono a esami medici allo scopo di prevenire l’insorgere di patologie tumorali legate all’esposizione alle radiazioni.

Al “Centro Speranza” ancora oggi cento fra bambine e bambini per un mese all’anno mangiano cibo sano e decontaminato, bevono acqua pulita e si sottopongono a esami medici allo scopo di prevenire l’insorgere di patologie tumorali legate all’esposizione alle radiazioni

Una piccola goccia nel mare, che però ha sempre garantito un aiuto concreto alle popolazioni vittime del disastro nucleare. In questi anni, ho visitato varie volte le aree contaminate in Russia, Bielorussia e Ucraina e ho toccato con mano quanto sia importante lavorare affinché i riflettori restino accesi.

Nonostante il conflitto nella vicinissima Ucraina, le attività del “Centro Speranza” non si sono mai fermate. In queste settimane di grande angoscia per le assurde morti e la devastazione della guerra che ha trasformato in nemici popoli fratelli, si è rivelato fondamentale continuare a garantire l’assistenza. Non è stato facile, ma sarebbe stato impossibile anche solo immaginare il contrario.

L’azione della nostra associazione a sostegno delle popolazioni vittime del conflitto non finisce qua: Legambiente è al fianco di tutte le associazioni che si stanno occupando direttamente dell’invio di viveri, medicinali e di ogni genere di bene di prima necessità, oltre che dell’accoglienza diffusa delle migliaia di profughi ucraini che fuggono dalla guerra. L’appello ai nostri soci e alle loro famiglie, quindi, è di rivolgersi alle organizzazioni laiche e cattoliche presenti capillarmente sul territorio che hanno attivato anche per questa grave emergenza quella formidabile macchina della solidarietà che ci rende orgogliosi di essere italiani.

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