Ucraina, Zafesova: “Da questa guerra nasca una Russia che rinnega il nazionalismo”

Ucraina, Zafesova: “Da questa guerra nasca una Russia che rinnega il nazionalismo”
San Pietroburgo, protesta di cittadini russi contro la guerra in Ucraina.

Mentre il Cremlino oscura gli ultimi media non allineati al regime, cresce il dissenso interno contro l’intervento militare in Ucraina. Intervista ad Anna Zafesova, giornalista e analista italo russa che sul rischio di una catastrofe nucleare avverte: «Se ci saranno scontri attorno ai reattori funzionanti le conseguenze saranno devastanti»

«Quello che vediamo è un Paese in guerra, un Paese aggressore, un Paese contro cui tutto il resto del mondo si sta ribellando, un Paese-paria». Secondo la giornalista e analista Anna Zafesova, è questa l’immagine che la Russia sta consegnando di sé al mondo dopo che, lo scorso 24 febbraio, il suo presidente Vladimir Putin ha ordinato l’invasione militare dell’Ucraina. Massima esperta in Italia di Russia e di Putin, a cui ha recentemente dedicato un suo nuovo libro dal titolo Navalny contro Putin (Paesi Edizioni, 2021), in queste prime giornate di guerra sta raccontando per vari giornali italiani il modo in cui la società russa sta vivendo questo conflitto. Dove una fascia di popolazione sempre più ampia, chiusa per anni nel silenzio, sta adesso iniziando a manifestare contro il Cremlino.

Dall’invasione dell’Ucraina come cambierà la Russia di Vladimir Putin?

Zafesova
Anna Zafesova

Le tempistiche sono ancora tutte da capire, ma gli scenari possibili sono due. Da questa guerra potrà emergere una nuova Russia che dovrà ripartire, rinnegando il nazionalismo e questo revanscismo post imperiale di matrice un po’ sovietica e un po’ monarchica e rivedendo il suo rapporto con il mondo in una chiave più pacifica e più europea. Oppure potrà emergere una Russia sempre più chiusa al mondo, colpita dalle sanzioni e da un boicottaggio internazionale. Una versione estesa di Corea del Nord o di Venezuela, un Paese chiuso, ostile a tutti, povero, sotto dittatura.

Cosa resta dell’informazione indipendente oggi in Russia?

Nei giorni scorso è passata la legge che punisce con 15 anni di carcere chiunque diffonda informazioni false sui militari russi. Non si può scrivere “guerra in Ucraina” ma solo di “operazione militare speciale”. Non si può parlare di vittime civili in Ucraina, nonostante siano almeno duemila. Non si può scrivere che sono stati bombardati quartieri residenziali delle città ucraine. Chi scrive queste informazioni le deve cancellare pena la chiusura del giornale per cui lavora. L’intenzione del governo russo è di non far restare più nulla dell’informazione indipendente. Hanno oscurato la stazione radio L’Echo di Mosca, una radio che pur non essendo totalmente indipendente dal Cremlino dal punto di vista della proprietà era comunque riuscita a restare una tribuna più o meno aperta a tutti. Non era successo nemmeno con i golpisti comunisti nell’agosto del 1991. Purtroppo credo che questa radio non riaprirà. Novaja Gazeta convive ormai da tempo con la censura. Le ultime sacche di informazione indipendente sono in rete, anche se le autorità stanno provando a bloccare parzialmente anche le attività su Facebook e Twitter. La piazza in cui c’è più movimento è quella di YouTube, dove si fa sentire l’opposizione russa a cominciare dai seguaci di Navalny. Temo che alla fine potrebbe rimanere solo Telegram (fondato da un imprenditore russo, ndr). Il problema è che non avremo più giornalisti che non solo raccontano le notizie ma che nemmeno possono raccogliere sul campo.

A proposito di Navalny, attualmente in carcere, come sta guardando alle manifestazioni in Russia contro questa guerra?

"Navalny contro Putin" Zafesova
La copertina del libro “Navalny contro Putin” di Anna Zafesova (Paesi Edizioni)

Navalny e il suo movimento sono stati presi completamente in contropiede da questa storia. Il movimento di pace che sta venendo fuori ora in Russia non è il movimento di Navalny. Si tratta in maggioranza di intellettuali per lo più organici al regime, personalità che in qualche modo ci hanno convissuto per anni e che non erano andati in piazza con Navalny perché temevano che questi potesse scuotere degli equilibri che era meglio non toccare. Alla fine questi equilibri li ha fatti saltare Putin al posto di Navalny. Ora Navalny sta lanciando degli appelli contro la guerra e per un regime change. Ma lui e il suo movimento pensavano che ciò sarebbe stato causato da un evento straordinario, il cosiddetto “cigno nero” come può essere ad esempio una catastrofe naturale contro cui tutti protestano. Alla fine il “cigno nero” potrebbe essere questa guerra contro l’Ucraina. Questa volta però Navalny deve inseguire gli eventi, altrimenti lui e il suo movimento che pur hanno seminato tanto in questi anni in Russia rischiano di rimanere indietro.

Attorno a Putin si sta disgregando il cerchio magico degli oligarchi?

Non lo possiamo sapere con certezza, anche se ci sono dei segnali in tal senso. Bisogna però chiedersi anche chi si candiderà per sostituire gli oligarchi che proveranno a uscire dal cerchio magico. Perché per ogni oligarca che se ne va è possibile che se ne presenti un altro, ansioso di farsi avanti e di prendersi il bottino lasciato incustodito. Sono sicuramente in corso delle faide, è in atto la corsa a chi riesce a salvarsi. Dalle stime degli esperti risulta che gli oligarchi russi si sono impoveriti in media dell’80% in un paio di giorni a causa delle sanzioni. Una task force internazionale si muoverà per scovare case, yacht e altri beni di lusso registrati a società prestanome. Ci saranno operazioni di spionaggio finanziario per individuare gli asset nascosti e congelarli. Questi oligarchi perderanno sia la loro ricchezza che la possibilità di spendere questa ricchezza in Occidente. Qualcuno proverà a opporsi anche solo per provare a salvare il suo patrimonio. Che tipo di congiura andrà in scena lo sapremo solo vedendola. Se altre verranno soffocate, molto probabilmente nemmeno lo sapremo.

Il giorno stesso dell’inizio dell’invasione i militari russi hanno preso il controllo dell’ex centrale nucleare di Chernobyl. Che mossa è stata: propaganda o di pura logistica militare?

Questa mossa è stata molto pubblicizzata dalla parte ucraina che in questo modo ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale anche su questo rischio. Chernobyl banalmente si trovava lungo la strada che i russi stavano percorrendo per entrare in territorio ucraino. Se guardiamo la mappa, per le truppe russe entrate dalla Bielorussia il passaggio da Chernobyl era obbligato. A Chernobyl finché non si tocca il sarcofago (la gigantesca cupola d’acciaio da 36.000 tonnellate, chiamata New Safe Confinement e la cui funzione è di contenervi all’interno le fughe radioattive per almeno un secolo, ndr) il rischio rimane potenziale. Sicuramente questo episodio ha ricordato a tutto il mondo il problema di Chernobyl. Un problema che finora è stato in mano all’Ucraina e che ora passa alla Russia, quindi in mani meno affidabili. Se l’occupazione dell’ex centrale nucleare rimane, la Russia dovrà fornire delle garanzie serie sulla sua gestione e sulla possibilità di farvi accedere gli esperti internazionali per i dovuti controlli. Quello che preoccupa è un altro aspetto.

Quale?

La Russia sta cercando di attaccare altre centrali nucleari funzionanti come quella di Zaporizhzhya, che è la più grande d’Europa. L’offensiva russa sta cercando di bombardare le infrastrutture strategiche dell’Ucraina per renderla incapace di difendersi. Nell’area di Kiev hanno colpito centrali elettriche a carbone o a gasolio e un deposito di carburante con rischi ambientali enormi a causa degli incendi. C’è il rischio che si sviluppino scontri attorno ai reattori nucleari funzionanti e se questo accadesse le conseguenze sarebbero devastanti. Alcune di queste centrali si trovano attorno a città affacciate sul fiume Dnepr, uno dei maggiori d’Europa. Contaminarlo significherebbe contaminare più Paesi, non solo l’Ucraina.

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