‘Ci trasformeremo in una specie intelligente e biofila, che ama il mare tutto l’anno?’
È novembre e ho appena fatto un bagno in un mare tiepido. Mi godo il tepore del sole sulla pelle nuda e prefiguro queste righe che mi ritroverò a scrivere, con le chiome brune dei castagni oltre la mia finestra. È autunno e gli alberi sembrano essere i soli a percepirlo. O forse no, perché il mare oggi era un pochino più verde di una settimana fa: è il plancton vegetale che si avvia alla consueta fioritura di San Martino.
La stagione estiva si sta espandendo sotto gli effetti della crisi climatica, non ancora ecologica grazie alla resilienza degli ecosistemi che più “usiamo”, che continuano a vivere. Chissà per quanto, chissà come, se acclimatandosi, cioè avvalendosi di piccoli, decisivi cambiamenti nelle abitudini degli esseri viventi, che magari anticipano o ritardano le loro stagioni riproduttive; oppure attraverso la nascita di nuove specie, più adatte al nuovo clima; o ancora grazie all’arrivo di specie tipiche di luoghi tropicali. Il cambiamento è una proprietà intrinseca della vita. E allora penso alla spiaggia di questa mattina, che da due mesi a questa parte è libera dalle fitte “foreste” di ombrelloni agostani, ma è frequentata meno e meglio di prima.
Mi chiedo così se i tempi che verranno ci aiuteranno a diventare qualcosa di nuovo, una specie intelligente e biofila, che frequenta il mare perché adora il suo profumo e non quello delle creme solari, gode del suo colore e non di quello dei costumi da bagno, lo percepisce come un habitat e non come un luogo di aggregazione umana, da ripulire dalle dannate foglie di Posidonia spiaggiate, ovvero da desiderare sterile come una piscina termale – ché per inciso, se fosse sterile, il mare, non avremmo nemmeno pesci da mangiare. Una specie che ami il mare tutto l’anno e non solo per farci il bagno.