Unione del caldo e del freddo Green, i settori lavorano insieme per la sostenibilità

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Gli esperti richiedono ai ministri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico un incontro per istituire un tavolo di lavoro nazionale sui gas fluorurati, tra le principali fonti climalteranti

Lo scorso 10 marzo è partita la prima azione congiunta del gruppo di lavoro dell’Unione del caldo e del freddo Green (UCFG), con l’invio di una lettera (scaricabile QUI in versione pdf) nella quale chiedevamo al Ministro Cingolani del Ministero della Transizione Ecologica e al Ministro Giorgetti del Ministero dello Sviluppo Economico una riunione per parlare della revisione del nuovo regolamento Fgas europeo con l’obiettivo di istituire un tavolo di lavoro nazionale che si occupi dei gas fluorurati, prodotti fondamentali per “il caldo e il freddo” oltre che per molti altri processi industriali. Oltre a essere strategici e indispensabili, sono anche tra le principali fonti climalteranti italiane.

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Il gruppo di lavoro è composto da 8 aziende (CAREL, ENEX, EPTA, GTS special gas, Luve-Group, SCM Frigo, Teon e Vulkan) che vantano competenza e innovazione nel settore. Oggi l’Italia è leader mondiale sia nella produzione di refrigeranti naturali (CO2/R744, R600a e R290), sia di frigoriferi, celle frigorifere commerciali e industriali, pompe di calore e tecnologie di condizionamento e riscaldamento, processi di ricerca e innovazione che funzionano con la massima efficienza energetica e che non utilizzano F-gas.

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In questi pochi mesi di attività, il lavoro si è concentrato sulla diffusione delle azioni prioritarie che servono per il nuovo regolamento:

1- la promozione dell’utilizzo di tecnologie per refrigerazione, condizionamento, riscaldamento e pompe di calore con gas naturali dal basso GWP (≤ 5) dove disponibili e tecnicamente fattibili. Per la manutenzione delle apparecchiature esistenti serve incentivare l’utilizzo di gas rigenerato opportunamente certificato e garantito da un sistema consortile e in regime di EPR, favorendo i principi dell’economia circolare e rendendo obbligatorio il controllo delle perdite. In definitiva occorre sostenere in ogni applicazione l’uso dei gas naturali, nel cui campo il nostro paese vanta un primato competitivo, e solo laddove non sia possibile valutare con attenzione l’utilizzo di nuove miscele sintetiche commercializzate dalle principali multinazionali produttrici di F-gas, ad esempio gli HFO (Idro-fluoro-olefine), i cui effetti su uomo e ambiente sono ancora allo studio della comunità scientifica e per i quali ci sembra auspicabile applicare il principio di precauzione;

2- definizione di un piano nazionale di decarbonizzazione della refrigerazione e del riscaldamento nel contesto del PNIEC, partendo dalla riconversione degli impianti di refrigerazione commerciale e di riscaldamento più vecchi e altamente impattanti e successivamente in tutti gli altri settori di applicazione;

3- estendere l’utilizzo di gas naturali per refrigerazione, condizionamento e riscaldamento anche al settore dei trasporti (navale, aereo e terrestre), poiché le apparecchiature sui mezzi di trasporto (navi/imbarcazioni, aerei, bus, camion/TIR e treni) contengono spesso quantità di gas fluorurati ad effetto serra superiori a 5 tonnellate di CO2 equivalente. Inoltre, le stesse apparecchiature sono soggette a un maggiore rischio di perdite, a causa delle vibrazioni causate dal movimento del veicolo su cui sono collocate. Includere il settore trasporti e la certificazione dei tecnici nell’ambito della revisione del regolamento sui gas fluorurati ridurrebbe quindi anche il rischio di perdite;

4- nel 2020 sono state immesse illegalmente sul mercato europeo 30 Mt di CO2 eq di HFC, che rappresentano una quota importante del mercato in molti Paesi. È necessario rafforzare la lotta al commercio illegale di gas fluorurati, migliorando il monitoraggio, i controlli delle autorità competenti e della loro formazione rispetto alla sostenibilità del settore;

5- La formazione e la certificazione di tecnici e operatori del settore è un vero collo di bottiglia: in Europa vi sono 433.000 tecnici in possesso di certificazione F-gas, di cui il 17% (oltre 70.000) in Italia, che corrispondono a 35.000 aziende (AREA, 2020). Per sostenere la crescente domanda di impianti a refrigerante non-climalterante, e in considerazione degli ambiziosi obiettivi climatici europei, è urgente uno sforzo straordinario di formazione teorica e pratica per avere sempre più tecnici in grado di operare anche con i gas naturali, futuro di questo settore strategico, mettendo a frutto tutta l’innovazione scientifica e tecnologica che il nostro Paese esprime con aziende leader di questo settore.

Alcune delle azioni che l’Unione del Caldo e del Freddo Green ha messo in campo sono:

  • invio della lettera e delle nostre proposte a tutti i parlamentari sia della Commissione Ambiente della Camera, che del Senato;
  • consegna della lettera a mano in un evento a Roma alla sottosegretaria al MiTE Ilaria Fontana e a quella del MiSE Alessandra Todde;
  • incontro con i funzionari dell’ISPRA che si occupano del settore emissioni, per individuare punti critici e punti di forza per un lavoro sinergico insieme nella revisione del regolamento Fgas;
  • partecipazione attiva all’appuntamento del World Refrigeration Day organizzato dal Centro Studi Galileo il 22 giugno scorso;
  • garanzia di presenza con alcune aziende in convegni e con stand alla fiera di Mostra Convegno-Expo Comfort a Milano dal 28 al 1 luglio 2022;
  • possibilità di partecipare alle audizioni del Ministero della Transizione Ecologica sulla revisione del regolamento Fgas. Legambiente porterà la sua posizione e le proposte, come associazione ambientalista, ma avremo la possibilità, come coordinatore del gruppo di lavoro, di portare una delegazione dell’Unione del Caldo e del Freddo Green.

Innovazione, Ambizione e Precauzione sono le parole d’ordine che guidano il neonato Gruppo di Lavoro UCFG. Sono molte altre le azioni pianificate con l’obiettivo di rendere il settore più sostenibile, attento al cambiamento climatico, alla riduzione dei consumi energetici e ad entrare nel paradigma dell’economia circolare. Accompagnare la transizione ecologica, anche in questo settore così complesso, è necessario e per farlo servono azioni concrete, comunicazione e sensibilizzazione oltre che dare spazio e valore ad una filiera italiana che vanta posti di lavoro e professionalità.

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