Usa-Cina, accordo sui dazi, TikTok, terre rare e fentanyl. Giovedì l’incontro fra Xi e Trump

Roma, 26 ottobre 2025 – Si avvicina l’ora delle strette di mano e degli annunci con sorrisi smaltati. Stati Uniti e Cina possono fingere di andare di nuovo d’accordo. Dai dazi alle terre rare, dalla soia al fentanyl, per finire a TikTok. E aspettando l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping (quello ipotizzato e saltato, e solo ora inequivocabilmente in agenda per giovedì a Busan in Corea del Sud), media e web già anticipano la distensione in corso. Grazie al “sostanziale” accordo quadro perfezionato in due giorni di trattative serrate dal segretario del Tesoro Scott Bessent, la tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina sarà estesa al di là dell’attuale scadenza del 10 novembre. Di conseguenza, sarà automaticamente “fuori discussione”, e fuori dal tavolo, anche qualsiasi ipotesi di tariffe ulteriori del 100% contro Pechino, come minacciato da Trump in risposta alla recente stretta del Dragone sull’esportazione delle sue terre rare. Secondo Bessent, Pechino si sarebbe infatti impegnata a rinviare di un anno le restrizioni all’export dei minerali più contesi (perché indispensabili all’industria tecnologica) e a rivalutare nel frattempo la misura.

“Mi aspetto che la minaccia del 100% sia scomparsa, così come la minaccia dell’imposizione immediata da parte della Cina di un regime di controllo delle esportazioni a livello mondiale”, è la dichiarazione testuale del segretario al Tesoro per rassicurare i mercati mondiali e anche l’elettorato repubblicano, nel passaggio in cui viene resa esplicita la disponibilità di Pechino ad assorbire l’export in eccesso della soia prodotta negli Stati Uniti. Nella miscela di aspirazioni americane non manca la rituale mozione sul “fentanyl”, l’oppioide sintetico nato come analgesico e diventato droga a tutti gli effetti, che vede la Cina (e il Messico) tra i grandi produttori e i tossicodipendenti statunitensi tra maggiori consumatori con quasi 100mila overdose all’anno. Abbassare le statistiche di morte è un’altra vittoria che Trump vuole intestarsi.

Ma a contare di più, adesso, è il cambio di clima. E l’intervista di Bessent alla Cbs, subito dopo il negoziato, lo conferma. Dalla discussione “costruttiva, ricca e approfondita” nasce “l’opportunità di andare avanti e prepararci all’incontro dei leader in un contesto molto positivo”, osserva il segretario al Tesoro, avendo ovviamente l’accortezza di lasciare “l’ultima parola al Presidente”. Dopo mesi di gelo Washington-Pechino con accuse e controaccuse in rabbioso avvitamento, Trump e Xi ora paiono vicini ad accordarsi. Ognuno col suo stile. Così, in attesa del summit, la delegazione cinese si limita a manifestare un generico “consenso” senza alcun riferimento alle terre rare. E il silenzio sul tema più controverso emerge platealmente vista la contemporanea ’campagna d’Asia’ di Trump per siglare accordi con altri Paesi (ad esempio, la Malesia) e ridurre la dipendenza americana dalla Cina.

Più semplice appare la chiusura contrattuale – tuttora sospesa – della vendita delle attività americane di TikTok, altrimenti destinate alla chiusura per ragioni di sicurezza nazionale. L’accordo che Trump e Xi dovranno siglare prevede la separazione delle attività americane create dalla cinese ByteDance e la vendita forzata a un consorzio di investitori graditi alla Casa Bianca. TikTok Usa continuerà ad usare l’algoritmo originale cinese in licenza, ma i dati degli utenti rimarranno negli States. Il compromesso salverebbe così l’app ampiamente utilizzata da Trump per tornare presidente, mentre alla ex proprietà cinese resterebbero una quota significativa degli utili e l’implicito riconoscimento di una straordinaria capacità di innovazione, controfirmata dal nemico.