Caos Biennale di Venezia, la cultura non è neutra. Così ha vinto Putin

Roma, 1 maggio 2026 – Come in ogni grande pasticcio italiano, anche in questa disputa sulla Biennale le questioni sono due: di merito e di metodo. Il merito. Era opportuno o giusto o saggio che si facesse riaprire alla Russia il suo padiglione? I più propendono per il sì e danno ragione a Pietrangelo Buttafuoco, il presidente della Biennale che rivendica il ruolo di dialogo e di confronto che l’istituzione dovrebbe avere. I meno, fra i quali il soprascritto, pensano invece che mettere la Russia in Mostra sia sbagliato, e per due ragioni.

La prima è che la cultura e l’arte, come tutto quel che esprime una visione del mondo, non sono mai politicamente neutre. Per la Russia putiniana, già il fatto di esserci è una vittoria, anche politica. E infatti l’Ucraina e l’Unione europea non l’hanno presa bene. La seconda è che la Biennale e Venezia non stanno su Marte. In nome dell’arte, non si può far finta che non si sia una guerra in corso, che ci siano un aggressore e un aggredito, che l’Italia stia giustamente dalla parte dell’aggredito e che l’Unione di cui il nostro Paese fa parte stia applicando delle sanzioni all’aggressore.

Il presidente della Fondazione La Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, con il ministro della Cultura, Alessandro Giuli

La politica estera italiana la fa il governo italiano, ha detto Giorgia Meloni, sottinteso: non la Biennale e nemmeno Buttafuoco. E in questo caso credo che sia nel giusto.

C’è poi un problema di metodo. La Biennale, che è una delle istituzioni culturali italiane più importanti e più note al mondo, si inaugura il 9 maggio. Che il 30 aprile si dimetta la Giuria internazionale è chiaramente una notizia che avrà una eco planetaria e che si somma alle polemiche, alle prese di posizione di Bruxelles e alle ispezioni ordinate dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Non è esattamente il genere di risonanza e rilevanza mediatica che giova all’istituzione e all’Italia.

Di scontri è piena la storia della cultura e anche quella della Biennale; di così clamorosi, però, se ne ricordano pochi. Buttafuoco e Giuli stanno litigando da tempo e va dato loro atto che lo fanno su una questione di principio. Ma c’è modo e modo di litigare. Specie fra due persone che si conoscono benissimo, che sono o forse erano amici personali, che vengono dalla stessa area politica, si doveva, e forse si poteva, cercare un compromesso accettabile. Un po’ di sano cinismo, insomma.

La politica, in fondo, è l’arte di adeguare i principi alle situazioni contingenti. E viene una volta di più il sospetto che in altre e più democristiane epoche la soluzione si sarebbe trovata, magari scontentando entrambi i contendenti, ma nemmeno mettendoli di fronte in un duello all’ultimo sangue, o me o lui. Troncare e sopire non è una nobile azione, ma talvolta preserva da mali peggiori. Vedete cosa succede, a non far leggere più a scuola I promessi sposi?