“Aveva una ferita all’addome e urlava mamma è morta”. Il drammatico racconto dei vicini della famiglia sterminata a Roma

Roma, 27 giugno 2026 – “Aveva una ferita all’addome e perdeva molto sangue. Era sdraiato al centro della strada e implorava aiuto, poi è arrivata l’ambulanza a portarlo via”. È il racconto di un testimone, abitante di via Montiglio, che ieri sera ha ascoltato le grida di dolore dell’unico sopravvissuto, il ragazzo 20enne unico sopravvissuto della famiglia sterminata a Casalotti, alla periferia ovest di Roma. “Tutti noi del quartiere siamo scesi giù, eravamo una trentina”.

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Il ferito sarebbe quindi riuscito a raggiungere la strada, mentre in casa si era appena consumato l’omicidio. Le tracce di sangue nella strada sono ancora visibili oggi a distanza di ore. Ma nessuna traccia del killer. “Non l’abbiamo visto, era già scappato. L’unica spiegazione che mi do è che abbia scavalcato la ringhiera e sia fuggito per il parco che è qui dietro”, è il racconto del testimone che ha soccorso il ragazzo negli attimi immediatamente successivi al triplice omicidio.

Ma non è l’unico racconto di quelle ore concitate. ”Ieri sera stavo guardando la partita, era il primo tempo, saranno state le 21.30, quando mi sono affacciato sentendo i cani che abbaiavano, le urla e il frastuono dalla strada. È stato un flash. Il ragazzo si è accasciato a terra, nel sangue, chiedeva aiuto e urlava ‘mamma è morta, mamma è morta’. Un altro uomo scappava sulla stessa via”.

Le foto dell’appartamento di via Montiglio, in zona Pineta Sacchetti a Roma, dove sono stati trovati uccisi a coltellate padre, madre e la loro bimba di 6 anni, ferito il figlio più grande della coppia trasportato in ospedale, le vittime sono originarie del Bangladesh, Roma, 27 giugno 2026. ANSA / RICCARDO ANTIMIANI

A parlare è un altro testimone, Agostino, residente di via Montiglio, in zona Casalotti, a Roma, dove ieri sera una coppia di coniugi bengalesi è stata uccisa insieme alla figlia di 8 anni nella loro abitazione. ”È una cosa orribile – continua il testimone –. Vivevano qui da anni ed erano persone davvero perbene e sempre disponibili. Il figlio più grande, ogni volta che vedeva rientrare mia moglie, le chiedeva se avesse bisogno di qualcosa”.