Roma, 30 luglio 2026 – Gli Stati Uniti colpiscono duramente l’Iran e, mentre alcuni mediatori lavorano per riaprire il negoziato e la Cina smentisce di aver fornito armi a Teheran, altri Paesi scelgono da che parte stare. È il caso dell’Arabia Saudita, che ha rafforzato il coordinamento con Washington e condivide con Israele l’interesse a indebolire la Repubblica islamica. Intanto, dall’Egitto è arrivata la notizia di un attacco con droni contro il porto di Damietta, sul Mediterraneo. Due navi, tra cui una cisterna per lo stoccaggio di gas di proprietà americana, hanno preso fuoco, senza interrompere il traffico. Gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall’Iran, hanno negato ogni responsabilità, ribadendo che il loro nemico è il “regime saudita”. Anche Teheran ha preso le distanze, richiamando i buoni rapporti con il Cairo e ipotizzando un’operazione di guerra psicologica, forse con un coinvolgimento israeliano.
Nelle ultime ore Axios ha riferito di una massiccia ondata di attacchi statunitensi contro decine di obiettivi iraniani. Il Centcom ha parlato di una “risposta energica” contro centri di comando, strutture per missili e droni, postazioni di sorveglianza e capacità navali. Secondo indiscrezioni, il generale Brad Cooper avrebbe presentato a Donald Trump un piano per altri dieci-quattordici giorni di raid più intensi, con l’obiettivo di ridurre le capacità missilistiche iraniane. Trump si è detto convinto che gli Stati Uniti “finiranno l’Iran molto presto” e ha proposto sanzioni contro chi continua a commerciare con Teheran, sul modello di quelle contro la Russia. Il Centcom ha spiegato che l’operazione è stata una risposta ai recenti attacchi iraniani contro strutture americane nella regione. Ha inoltre assicurato che nessun aereo statunitense è stato distrutto o danneggiato e che missili e droni sono stati intercettati o non hanno raggiunto i bersagli.
Tensione anche nello Stretto di Hormuz, dove il Comando centrale sostiene che nessuna nave commerciale abbia violato il blocco americano. “Più di venti navi da guerra, centinaia di aerei e migliaia di militari restano vigili”, ha fatto sapere il Centcom. Teheran ha rivendicato attacchi contro la base statunitense di Ali Al Salem, in Kuwait, mentre l’Iraq ha smentito che i raid iraniani nella regione siano partiti dal proprio territorio. Il Pakistan sostiene che i canali diplomatici siano ancora aperti, ma il conflitto si arricchisce di una nuova protagonista. Dopo gli attacchi degli Houthi e il bombardamento iraniano della principale raffineria saudita, Riad ha confermato la partecipazione a un’operazione con gli Stati Uniti contro obiettivi filoiraniani in Iraq. È il segno di un rapporto più stretto con Washington, rafforzato anche dall’accordo sulla cooperazione nucleare, e di una convergenza indiretta con Israele contro il nemico comune. L’Arabia Saudita ha annunciato di voler promuovere una coalizione internazionale nel Mar Rosso contro gli Houthi, invitando circa cinquanta Paesi.
Intanto, continuano i raid di Israele in Libano. ”L’Idf ha distrutto i tunnel sotterranei nella zona di Beaufort, nel sud del Libano. Sono stati fatti saltare in aria con 700 tonnellate di esplosivo”, hanno annunciato in una dichiarazione congiunta il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz. ”Si trattava di infrastrutture sotterranee che costituivano un elemento centrale del piano di invasione della Galilea da parte di Hezbollah”, hanno dichiarato.