Riforma elettorale, FdI insiste: ballottaggio necessario. “Servono stabilità e governabilità”

Roma, 1 settembre 2026 – Senatore Alberto Balboni, già presidente della Commissione Affari costituzionali e attualmente sottosegretario alla Giustizia, Fratelli d’Italia è dunque favorevole a introdurre il doppio turno di ballottaggio nella riforma elettorale?

ALBERTO BALBONI SENATORE

“Secondo me il doppio turno è anzitutto una necessità”.

Perché?

“Come norma di chiusura della riforma elettorale. Il ballottaggio è indispensabile per assicurare sempre e comunque la ratio per cui la legge è proposta e sarà approvata: garantire stabilità attraverso il premio di maggioranza. Se nessuno raggiunge il 42%, tuttavia, stando al testo attuale scatta la clausola che prevede il proporzionale puro, cioè un effetto opposto alla finalità della legge. Ecco perché serve una norma di chiusura del sistema, che può essere solo il ballottaggio”.

Nella prima stesura il ballottaggio era previsto, seppur limitato. Perché è stato eliminato dalla stessa maggioranza nell’aula di Montecitorio?

“Perché alcune forze sono refrattarie al secondo turno. Al ballottaggio votano meno persone, perché in Italia non si ama tornare alle urne due volte in 15 giorni, come dimostra il voto delle amministrative. Io però sostengo che occorra una legge capace di stare in piedi in ogni eventualità e che persegua l’obiettivo della governabilità, anche nella ipotesi improbabile che nessuna coalizione raggiunga la soglia del 42%. Bisogna evitare il ritorno ai giochi di palazzo che comporterebbe il proporzionale puro, sarebbe l’inciucio elevato a regola. Se quindi vogliamo una legge che garantisca stabilità, il ballottaggio è indispensabile. Posizione espressa non da oggi dal sottoscritto”.

E non per rastrellare i voti di Vannacci al secondo turno?

“A mio avviso i voti di Futuro Nazionale saranno molti meno di quelli che attualmente dicono i sondaggi. Anche altre liste, come Potere al popolo o eventuali dissidenti 5 stelle, verranno ridimensionate dall’effetto polarizzante della legge. Nel 2008, quando nacquero il Pd e subito dopo il Pdl, la sinistra di Bertinotti era accredita dell’8 per cento e poi prese il 3. Quando gli elettori devono decidere non basta un simbolo, serve una proposta di governo”.

Quindi l’opzione bipolare che in fondo vige dal 1948?

“Considero remota l’eventualità che nessuna coalizione raggiunga il 42%. Secondo me lo raggiungeranno entrambe perché la legge è polarizzante, mentre i sondaggi chiedono quale partito invece di quale coalizione gli elettori intendono votare, chi resta fuori sarà ridimensionato e oggi i sondaggi non ne tengono conto. L’elettore ama scegliere oltre al partito e al proprio parlamentare soprattutto chi dovrà guidare il governo”.

Nella stessa maggioranza però non tutti sono dell’avviso del ballottaggio, che per l’opposizione rischia invece di avallare una sorta di elezione diretta…

“Il mio è un ragionamento di natura giuridica. Non puoi scrivere una legge con la finalità di avere una maggioranza certa e poi prevedere un, seppur improbabile, caso in cui si ottiene l’effetto opposto. Per questo ho sempre sostenuto il ballottaggio come formula di chiusura per tenere insieme il meccanismo, anche se lo considero remoto, come dimostrano le elezioni comunali della Sicilia e Trentino, dove quasi mai si è verificato che nessuno superasse il 40%”.

E gli alleati lo hanno compreso?

“Il secondo turno non è mai stato visto bene dal centrodestra, è vero. Inviterei però chi vuole stabilità a ragionare su quanto ho argomentato finora. Se poi non si crea una maggioranza intorno a questa ipotesi non ne faremo un dramma”.

La contestata norma che elimina dal computo di colazione i cespugli, invece, sarà mantenuta?

“Quella verrà eliminata”.