«Il nodulo al polmone diagnosi frequente, non sempre è un tumore. Tac al torace, Pet e biopsia: perché bisogna approfondire”

Milano – “Un nodulo polmonare isolato è una delle diagnosi che ci troviamo ad affrontare più di frequente. Può essere dovuto a una situazione infiammatoria, a infezioni o a tumori, benigni o maligni”, spiega Francesco Blasi, primario di Pneumologia al Policlinico di Milano e ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio all’università Statale.

Professor Blasi, accade spesso che un nodulo al polmone sia scoperto con un controllo casuale, come è successo a Papa Leone XIV?

“Quasi sempre viene individuato così, con una lastra al torace, ad esempio prescritta per indagare su una tosse persistente. Finché non è coinvolta la pleura il polmone non dà dolore”.


E, parlando in generale, cosa si fa dopo?

“Bisogna approfondire. Il primo esame è una Tac al torace con mezzo di contrasto, per caratterizzare meglio il nodulo: se è veramente isolato o ce ne sono altri più piccoli non visibili alla lastra, le dimensioni, i contatti con le strutture del polmone – vasi, pleura, bronchi. Poi di norma, prima di una biopsia, si fa una Pet”.

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In cosa consiste?

“È un esame nel quale utilizziamo uno zucchero marcato che viene assorbito dalle cellule infiammatorie attivate: più ne cattura più sono attivate; più è positivo, più è probabile che si tratti di un tumore, anche se esistono tumori Pet-negativi. La Pet inoltre ci dà un quadro di tutto l’organismo ad eccezione del cervello – che si esamina tramite Tac o risonanza magnetica – individuando se ci sono metastasi o altre attività sospette. A questo punto si può procedere con la biopsia del nodulo: se è facilmente raggiungibile si aspira un po’ di tessuto con un ago dall’esterno. In casi più rari si può procedere con una broncoscopia, una in particolare, detta Ebus, che consente di campionare i linfonodi. In altre occasioni, invece, si passa direttamente all’intervento, rimuovendo il nodulo in videolaparoscopia, praticando tre buchi sul torace, oppure a torace aperto, a seconda delle situazioni, e andando poi a tipizzarlo in maniera più accurata in Anatomia patologica”.

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Dunque quando un nodulo viene rimosso chirurgicamente non significa automaticamente che si sia trovato un tumore?

“Esatto. La scelta può dipendere da vari fattori, ad esempio la difficoltà nel raggiungerlo per la biopsia. Se un nodulo è piccolo e scarsamente tipizzabile, in un paziente a rischio, con Pet negativa e se non esistono altre preoccupazioni si può togliere e mandare in Anatomia patologica. E comunque se il nodulo è piccolo, isolato e non ha intaccato i linfonodi spesso l’intervento è risolutivo senza bisogno di chemio o immunoterapia. È l’istologia a dirci se occorrano terapie ulteriori: dipende dalle caratteristiche della neoplasia, perché ci sono tanti tipi di tumori polmonari e oggi abbiamo trattamenti specifici molto efficaci”.

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In laboratorio si può anche scoprire che non si trattava di un tumore?

“Sì. Su cento noduli individuati con le Tac di screening dei forti fumatori ne risultano maligni in media due. La scelta di procedere subito con la chirurgia dipende dai fattori di rischio del paziente e dalla possibilità diagnostica. Abbiamo tecniche che consentono di mantenere intatta gran parte del polmone”.