Tre anni, questo il tempo trascorso fra il dire e il fare per Barbara D’Urso. La conduttrice ha scelto, direttamente e senza sotterfugi, di non parlare pubblicamente del proprio addio a Mediaset. La donna ha sempre sostenuto di essere stata messa alla porta ingiustamente e senza alcun tipo di preavviso. La presentatrice ha concesso, appena avvenuta la rottura con l’azienda di Cologno Monzese, una lunga intervista a La Stampa in cui spiegava di cadere dalle nuvole.
Non si aspettava un trattamento del genere da Pier Silvio Berlusconi e l’azienda che ha definito “casa sua” per anni. “Col cuore”, come diceva lei, non è bastato per evitare un divorzio tutt’altro che condiviso e consensuale. Nel tempo la D’Urso ha trovato una nuova dimensione alla Rai, senza però dimenticare tutta la situazione con i vertici di Cologno Monzese. La strategia è stata semplice: qualche intervista sul tema senza scendere nei dettagli, si veda la presenza a Domenica In e a Belve negli anni.
Barbara D’Urso fa causa a Mediaset
Ora dopo più di mille giorni è il momento di agire: Barbara D’Urso porta Mediaset in tribunale. Carmelita, come la chiamano i fan, fa causa all’azienda per ingerenze e diritti d’autore non pagati. Cosa vuol dire in concreto? Significa che Barbara D’Urso ha idealmente segnato, con la collaborazione dei suoi legali, tutto quello che non tornava a suo dire in questa vicenda. Dopo aver messo nero su bianco ogni possibile incongruenza, ha portato tutto in tribunale.

Anni di valutazioni, ricerche e analisi fino a questo momento. La procedura di mediazione, si legge su La Stampa, si è conclusa con un nulla di fatto: l’azienda ha cercato, in altre parole, un accordo con la conduttrice senza successo. L’addio a Mediaset non è stata, quindi, una questione economica. Nello specifico Barbara D’Urso attende ancora le scuse formali dall’azienda per via di un post social diffamatorio diffuso dalla pagina ufficiale QuiMediaset subito dopo la sua uscita di scena da Cologno Monzese.
Ingerenze e diritti non pagati
L’azienda si è difesa asserendo che si è trattato di un attacco hacker: i fatti, però, risalgono al 2023 e Cologno Monzese si sarebbe poi scusata con i follower della pagina ammettendo, in qualche maniera, l’errore interno senza andare a chiarire con l’ormai ex presentatrice. Per i legali della D’Urso questa non è soltanto una violazione del codice etico, ma anche lo spunto per guardare oltre e muovere altri potenziali capi d’accusa.

Ci sarebbe, infatti, anche la questione dei diritti d’autore: i legali della conduttrice lamentano il mancato corrispettivo economico riguardante il servizio della donna in qualità di autrice all’interno dei programmi aziendali. Si parla di 16 anni di registri e un ammontare economico piuttosto importante da riconoscere, senza contare poi l’obbligo da parte della presentatrice di fare approvare i suoi ospiti dalle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin.
Il veto sugli ospiti in studio
Tradotto ancora meglio: Barbara D’Urso sarebbe stata la sola a Mediaset, pur avendo formati di sua proprietà, che avrebbe avuto il diktat dai piani alti su quello che andava in onda e soprattutto su chi era in onda. Lei prima di strutturare le puntate dei programmi doveva passare da Maria De Filippi e Silvia Toffanin per far approvare gli ospiti selezionati.
Questo perchè, sempre in via ipotetica, Maria De Filippi e Silvia Toffanin in una sorta di tacito accordo (di cui anche Pier Silvio Berlusconi sarebbe stato al corrente) avrebbero posto il veto ad alcune personalità note di presenziare all’interno dei programmi targati D’Urso. Una sorta di muro interno impossibile da abbattere. Ipotesi che non è mai stata confermata né smentita dalle parti interessate che, però, adesso si ritrova tra i faldoni portati davanti al Giudice. Lo scontro è arrivato in tribunale e la diatriba, da televisiva, diventa legale.