C’è una regola non scritta del Concertone del Primo Maggio che resiste da trentasei anni: puoi cambiare la scaletta, i conduttori, lo slogan dei sindacati, persino il meteo — anche se il meteo quest’anno ha finalmente deciso di collaborare — ma l’evento resta sempre, strutturalmente, lo stesso oggetto con qualche piccola variazione sul tema. In passato chi ha provato a cambiare le regole del gioco ne è uscito purtroppo schiacciato.
Il Concertone del Primo Maggio non si tocca
Partiamo proprio dall’album dei ricordi. Il caso più singolare in questo senso fu quella di Elio e le Storie Tese che nel 1991 osarono variare la loro canzone mutante Ti Amo inserendo nel testo a forza i nomi di tutti i politici e dirigenti della casta italiana (Rai inclusa) inseriti in indagini. Furono censurati da Vincenzo Mollica in persona che dal parterre interruppe la diretta per inserire al volo alcune interviste. Elio fuori dalla diretta fu letteralmente portato via a forza dal palco urlando: “…sono come Jim Morrison!”
Fu un caso clamoroso. Tanto che la band venne esclusa per un lungo periodo dalle dirette live di Stato: perdonata solo in occasione del leggendario show a Sanremo in cui arrivarono secondi (forse, per molti sarebbero stati vincitori decapitati del titolo all’ultimo istante) con La Terra dei Cachi. La band si vendicò molti anni con la spassosa Concerto del Primo Maggio.

Il Concertone del Primo Maggio, ieri
La formula del 2026 è del tutto identica alle precedenti. Una maratona di oltre dieci ore che comincia con le promesse e le novità di artisti poco conosciuti e fuori dalla diretta immediatamente dopo il mezzogiorno per concludersi finisce con i nomi pesanti e più attesi alle 23 abbondanti quando metà piazza, complice la solita inspiegabile chiusura della metro di zona e la penuria di mezzi pubblici è già, stremata, sulla via del ritorno a casa. Il Concertone 2026, con il tema del lavoro dignitoso nell’era dell’intelligenza artificiale, non ha fatto eccezione. Ha avuto i suoi momenti alti, i suoi momenti bassi, le sue polemiche…. Persino un dito medio.
Le pagelle del Concertone
La formula: il solito minestrone infinito — 5
Quarantacinque artisti in dieci ore. Il format che vuole tutto dentro produce inevitabilmente un effetto catalogo: arrivi alla fine e hai già dimenticato chi c’era all’inizio. Nel mezzo di tanta folla, il Concertone tende sempre più a somigliare a una versione impegnata dei festival radiofonici estivi — con la differenza che quelli almeno non durano fino all’una di notte.
La direzione artistica di Massimo Bonelli produce ogni anno un evento generoso ma anche caotico, in cui i momenti di vera urgenza civile si perdono tra esibizioni decorative. Gli appelli si sprecano e perdono consistenza, si va da “ragazzi attiviamoci” al “fate casino, divertitevi…” con una soluzione di continuità persino avvilente.
In un ipotetico rapporto segnale-rumore si potrebbe migliorare ampiamente tagliando almeno un terzo del cast. Ma non accadrà mai, perché il Concertone non è solo un concerto: è anche una vetrina, una merce di scambio, un ecosistema di favori artistici e sindacali. E funziona così da trentasei anni. Cosa che fa sorridere se si pensa allo slogan: visto che uno dei settori più mortificanti nel mondo del lavoro è proprio quello della manovalanza dei concerti. E va beh…
I conduttori: trio senza chimica — 5, media
Arisa è la più a suo agio — apre con Futura in omaggio a Lucio Dalla, gestisce i momenti di imbarazzo con ironia genuina, dice “siamo un po’ scarsi come presentatori?” con la faccia di chi lo pensa davvero e non si fa problemi ad ammetterlo. È spontanea nel modo in cui solo le persone che non fingono possono esserlo. Voto 7
Pierpaolo Spollon è la scelta più insolita — volto della fiction, debuttante assoluto su questo palco — e si vede: legge troppo, sorride troppo, resta ingessato nei corridoi tra un’esibizione e l’altra. Non è colpa sua: nessuno gli ha spiegato che il Concertone non è un telefilm. Voto 3
BigMama è al terzo anno consecutivo e porta con sé l’energia contagiosa che la caratterizza — ma quest’anno ha anche cantato una riscrittura di Luca era gay di Povia, ribaltandone il senso originale in chiave queer e citando club come Muccassassina e Plastic. Una pernacchia musicale a un brano forse una pernacchia la meritava anche.
Il fatto è che questa è la cosa più riuscita che ha fatto in tre anni di Concertone e che fin dall’inizio non si capisce il senso di tanta ostinazione da parte degli organizzatori. In tanta ostentata energia nessun senso del timing. Tre anni sullo stesso palco e ancora non ha trovato il modo di stare in un ruolo che non è quello dell’artista. Al Concertone serve qualcuno che sappia fare il passo indietro quando serve. BigMama fa sempre il passo avanti. È un’ottima qualità per chi canta. È un limite per chi conduce. La sua presenza sul palco è orpello, anche un po’ forzato. Voto 5

Litfiba — 9
Arrivano attesissimi, sono la vera notizia di questa edizione, cosa che è già di per sé sufficiente. Piero Pelù ricorda i lavoratori di Chernobyl a quarant’anni dal disastro, poi prima di Diciassette Re si lancia in un affresco storico che parte dal fascismo, attraversa i genocidi del Novecento e arriva alla Palestina, concludendo con un dito medio e Fanculo a tutti i colonialismi che rimbalza su centomila persone in piazza.
Che lo si condivida o meno, è l’unico momento della serata in cui qualcuno dice qualcosa con il corpo oltre che con le parole. La formazione originale sul palco del Primo Maggio è il ritorno più atteso dell’anno. E non delude. Alcuni dicono che si sono venduti, altri che non sono credibili, altri ancora rimpiangono la band fiorentina degli anni ’80, tutta barricate e ostracismo. Ma dal vivo sono ancora un gruppo che sa creare un vero muro di suono. Marroccolo restituisce al gruppo una intensità che senza il bassista mancava.
Geolier — 8
Potrebbe fare il rapper da classifica e limitarsi. Invece sale sul palco e legge i nomi di ragazzi uccisi a Napoli da colpi d’arma da fuoco — studenti, lavoratori, calciatori, musicisti — chiedendo non un minuto di silenzio ma un minuto di baccano che arrivi fino a lassù.
È il Primo Maggio più diretto e meno retorico che si potesse fare. Non chiede niente al governo, non usa slogan, non scimmiotta ideologie di altri, racconta una realtà: la sua. È più politico di metà degli artisti che sul palco ci sono andati con un manifesto in tasca.
Madame — 8
Tre anni senza palco. Torna al Concertone e sceglie questo come si trattasse di un simbolo da fare proprio. Un assaggio di Disincanto e poi Il bene nel male come chiusura. Basta così per ricordare perché è una delle voci più necessarie della sua generazione. Come una goccia che scava la roccia, lentamente e senza fretta.
Santamarea — 8
Stella, frontwoman transgender del gruppo palermitano, è la prima artista trans a salire sul palco del Concertone. Lo fa senza dichiarazioni programmatiche, con una canzone e un discorso breve: “Questo spazio è anche nostro, per chi si sente fuori posto, per le anime storte.” Il disco d’esordio, Anime Storte, è tra le uscite più interessanti del 2026. Questa è la conferma. Andateli ad ascoltare dal vivo, meritano davvero.
Niccolò Fabi — 8
Ammonisce sull’uso delle parole in un momento in cui le parole vengono usate come armi o come fumo. Lo fa con la precisione di chi le parole le ha sempre trattate come materia viva. Non è il palco più ovvio per Fabi, ma è quello giusto perché questo straordinario cantautore ha sempre cose da dire che non sono scontate.
Ditonellapiaga – 8
Non è solo per Che Fastidio ma per come affronta, con intensità spudorata e sicura, una piazza che vista dall’alto ha messo paura ad artisti ben più consolidate. Una delle cose migliori della giornata.
Angelica Bove — 8
Doveva essere tra i Big di Sanremo. Non ci è entrata. Sul palco del Primo Maggio si capisce perché la scelta di Carlo Conti è stata sbagliata: Bove porta sensibilità cantautorali e anima soul in un’unica voce che non somiglia a nessun’altra in giro. La piazza se ne accorge.
Bambole di Pezza – 8
Su un palco del genere bisogna saperci stare: loro lo cavalcano con personalità dirompente e una simpatica sfacciataggine che merita grande rispetto. Meritano anche un pubblico che vada al di là del complimento svaccato: hanno canzoni, repertorio e cosa non da poco sanno suonare sul serio. In Inghilterra sarebbero stabilmente nella parte alta e a sinistra della classifica. Da anni.
Riccardo Cocciante – 8
Potrebbe sembrare fuori posto, ma con il pubblico ha un rapporto diretto, affettuoso e sincero che gli consentirebbe di vivere di rendita sempre ovunque e comunque. Era attesissimo, non delude.
Francesca Michielin — 7.5
Torna con una versione inedita nel look ma invariata nella sostanza artistica: “Una donna ha il diritto di essere pagata quanto un uomo e siamo ancora nel Medioevo” — ha detto sul palco del Primo Maggio, con Una donna non può, è esattamente il messaggio che ci si aspetta. E pochi sanno che è vero.
Ermal Meta — 7.5
Stella Stellina sul palco del Primo Maggio funziona anche fuori dal contesto di Sanremo. La canzone ha una qualità che resiste ai contesti, e Meta la porta con quella misura che è la sua cifra migliore. È comunque un artista di straordinaria sensibilità che non si perde in tutta la eccessività di un palco enorme, di un cast eccessivo e di una folla distratta.
Emma – 7
Sale a pieno titolo su un palco non sempre comodo, in mezzo a tanti fan ci sono anche tanti hater che non perdono occasione per esibirsi in tutta la loro inutile aggressività: lei ci passa sopra senza pensarci con attitudine.
Levante — 7
La maglietta con scritto Mattarella nello stile dei Metallica è già sold out ovunque. È la trovata comunicativa del Concertone, involontariamente capitalistica in una giornata dedicata al lavoro dignitoso. La canzone c’è, il messaggio c’è, il merchandising non programmato pure.
Pinguini Tattici Nucleari – 6
In versione best of fanno una promozione del loro prossimo tour cantando il meglio del loro repertorio, lo fanno bene e in modo coinvolgente. Ci si aspettava qualcosa di più? No, il problema è che ci si aspettava esattamente questo.
Casadilego – 5
L’impressione è che sia sopraffatta dall’emozione, forse anche per qualche problema tecnico la voce si sente appena. Ha avuto il merito di rifiutare il tritacarne mediatico post talent dopo Amici, forse non era il palco più adatto. Merita spazi più raccolti e rispettosi di una proposta che è comunque interessante.
Delia — 4
La versione di Bella Ciao intrisa di musica popolare siciliana è potente sul piano musicale. La scelta di sostituire “partigiano” con “essere umano” è però la decisione più discutibile (e discussa) della giornata. Delia ha poi spiegato di voler allargare il significato della canzone.
Il problema è che Bella Ciao ha già un significato preciso, e non ha bisogno di essere allargato: ha bisogno di essere cantata e ricordata. Le parole contano, soprattutto per chi ci campa. Voto al coraggio: 8 ma alla scelta: 4.
Lea Gavino — 4
Attrice riconosciuta, cantautrice in costruzione. L’album si chiama 11 Volte — peccato che sul palco del Concertone le undici volte si sentano tutte insieme, acerbe. Non è il contesto giusto per un debutto discografico ancora in cerca di forma. Ambiziosa e coraggiosa: pure troppo.