Delfin, tutti i nodi in assemblea: no del board alla lettera di patronage

Milano – A distanza di pochissimi giorni dall’assemblea di Delfin prevista per martedì prossimo in Lussemburgo, il board della holding che detiene le partecipazioni degli eredi di Leonardo Del Vecchio (morto esattamente 4 anni fa) si spacca e la maggioranza boccia la lettera di patronage (ovvero di gradimento) proposta dal quartogenito del fondatore, Leonardo Maria, tesa a sbloccare il nodo del riassetto della cassaforte di famiglia.

La lettera, anticipata da Milano Finanza, contiene di fatto un meccanismo a favore delle banche per dare il via libera al finanziamento che potrebbe permettere a Leonardo Maria Del Vecchio di acquisire le quote di Luca e Paola (come già accordato lo scorso aprile dopo il via libera all’esercizio di prelazione) e raggiungere così il 37,5% della holding, assumendo il ruolo di socio di riferimento.

La lettera è stata però bocciata: a favore si sono espressi solamente il presidente Francesco Milleri e Mario Notari, mentre non hanno dato il consenso, astenendosi, il ceo della holding Romolo Bardin e i due consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May. Una decisione commentata con stupore e amarezza. Fonti vicine al family office di Leonardo Maria Del Vecchio jr, ieri non hanno nascosto di provare “delusione e perplessità” di fronte a un board spaccato e ad una famiglia che appare ancora una volta “non unita”. La conseguenza, secondo le stesse fonti è che la gestione aziendale “in queste condizioni difficilmente può reggere”.

In casa Lmdv si vorrebbero anche capire i motivi che hanno portato il cda a opporsi al progetto, anche perché in questo modo, a distanza di tre giorni dall’assemblea cruciale in cui dovranno essere approvati il bilancio e i dividendi, oltre al discutere del riassetto, la trattativa sul futuro della “cassaforte” lussemburghese torna in alto mare. La proposta è però stata anche un modo per andare alla conta. Il sì è arrivato da Milleri, come si diceva, e da Notari. Il primo, oltre a presiedere il cda di Delfin, è ad di EssilorLuxottica dal 2021 e ha sempre goduto della fiducia di Del Vecchio padre.

Notari, professore ordinario di Diritto commerciale alla Bocconi di Milano, è stato membro del cda di Luxottica dal 2015 al 2018 ed è anche nel cda di EssilorLuxottica. In veste di notaio ha curato molte operazioni societarie per il gruppo nel corso degli anni. Anche gli amministratori che si sono astenuti vantano una lunga esperienza nelle società del gruppo. L’ad Romolo Bardin, è da sempre considerato l’uomo della finanza in Delfin, già ai tempi del fondatore. Giovanni Giallombardo è in Delfin dal 2013 e l’avvocato lussemburghese Aloyse May siede nel cda dal 2015.

La lettera di “patronage” definiva le condizioni alle quali Delfin eserciterebbe i propri diritti di prelazione in caso di inadempimento di Lmdv con le banche nell’operazione di acquisizione delle quote dei fratelli. Operazione che richiede un finanziamento di circa 11 miliardi. Nel caso Leonardo Maria non riuscisse a rimborsare il prestito, la holding (come garante) prenderebbe l’intera quota del 37,5% del capitale detenuto da Leonardo Maria al prezzo complessivo di 10 miliardi. In pratica quindi Delfin avrebbe potuto ottenere non solo le partecipazioni di Luca e Paola (stimate nell’accordo tra fratelli al valore di 5 miliardi ciascuna) ma anche quella di Leonardo Maria stesso. In pratica acquisterebbe tre quote al valore di 3,3 miliardi ciascuna. Una proposta con cui Leonardo Maria rischia ma che punta a favorire l’accordo con il pool di banche con cui si sta negoziando il prestito per l’operazione con Paola e Luca.

In questo passaggio si inseriscono ulteriori mosse, ovvero i nuovi i transfer notice, ovvero lo strumento statutario che consente ai soci di cedere le proprie quote dopo aver annunciato l’intenzione di spostarle dalla holding, finiti sul tavolo dell’assemblea. Oltre a quelli presentati dagli eredi Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico, quest’ultimo figlio di Paola Zampillo, seconda moglie di Del Vecchio, anche Leonardo Maria avrebbe comunicato di voler utilizzare il meccanismo della transfer notice sulla sua quota, pari come le altre oggi al 12,5%. E inoltre pare che anche la madre, Nicoletta Zampillo, potrebbe scegliere la stessa strada per la sua quota. Il board della holding, già spaccato sulla lettera di patronage, dovrà quindi prendere atto di queste decisioni e prepararsi all’assemblea tenendo conto di tutte tutte queste novità.