Edoardo De Angelis: “Il cinema è l’antidoto alla solitudine e il cinema d’autore è il nostro vivaio, senza, cadiamo tutti in un fosso” | INTERVISTA ESCLUSIVA

Napoli, 1978. Edoardo De Angelis cresce in una città che non distingue la realtà dal teatro, e lo capisce prima ancora di cominciare a fare film. Esordisce con cortometraggi e documentari, poi nel 2016 arriva Indivisibili che porta David di Donatello, Nastro d’Argento, una consacrazione definitiva che prelude nel 2023 a Comandante, presentato in concorso alla Mostra di Venezia.

Nel mezzo, La vita bugiarda degli adulti per Netflix tratta da Elena Ferrante, e la trilogia televisiva da Eduardo De Filippo. Un profilo che coniuga festival e mercato, autorialità e distribuzione internazionale, in un equilibrio che pochi registi italiani della sua generazione hanno trovato.

Quando gli si chiede dei David di Donatello e di un cinema italiano accusato di non riconoscere abbastanza il lavoro d’autore De Angelis risponde senza alzare la voce: “Giudizi non ne so dare. Io sono un umile osservatore e anche un lavoratore di questo settore.”

Però…

Cinema: il vivaio e il fosso

“Il cinema d’autore è sempre di più, o comunque in maniera costante, il baluardo del nostro cinema. La nostra avanguardia ma anche la nostra certezza. Noi abbiamo a che fare con una dimensione artigianale del cinema: i nostri effetti speciali sono le sceneggiature, sono gli attori meravigliosi, le attrici meravigliose che abbiamo.”
Sul premio del pubblico che all’epoca del suo David ancora non c’era e quest’anno è andato a Checco Zalone per Buen Camino‚ De Angelis non è mai contrario in linea di principio.

È il ragionamento che viene costruito intorno all’incasso che lo preoccupa: “Il cinema è anche e soprattutto cultura. Non bisogna avere dubbi che si tratta di un fondamento per un paese come il nostro, il cinema è proprio la pietra miliare della nostra nazione, e non si può descrivere attraverso il mero dato dell’incasso. Ci sono film, e io ne so qualcosa‚ che non hanno fatto grandi incassi al cinema, ma che sono diventati argomento di conversazione, che hanno influito sulla visione del mondo delle persone, sul linguaggio delle persone. Questo vale molto più di un incasso.”

Edoardo De Angelis, a destra, nel corso dell’incontro con Francesco Della Calce – Credits Other Size Gallery @Workness Club Milano (TVBlog.it)

Rompere gli schemi

L’immagine più efficace che De Angelis illustra è quella che avvicina il cinema al calcio: “Pensa come se noi avessimo una squadra di Serie A e ci dimenticassimo del vivaio. Il vivaio deve essere sempre, sempre rimpinguato. Il vivaio del cinema, come in ogni forma d’arte è la base: come nella pittura, come nella poesia, nel teatro d’avanguardia. È l’ultima linea, la cosa più audace che si fa. Ma bisogna dare spazio a chi domani arriva e rompe quella linea, c’è sempre bisogno di qualcuno che rompa gli schemi. Perché altrimenti quella linea si assottiglia, poi sprofonda e diventa un fosso dove cadiamo tutti quanti dentro.”

Lo streaming e la profezia di Montaldo

Sul tema dello streaming che avrebbe dovuto uccidere il cinema e al momento non lo ha fatto, De Angelis risponde con un ricordo del suo maestro al Centro Sperimentale di Cinematografia, il grande Giuliano Montaldo, regista di un delizioso Marco Polo televisivo ma anche de L’Agnese va a morire: “Quando ho cominciato, era appena arrivato il digitale, io avevo girato in 35 millimetri. Lui mi disse: ‘Lo senti che dicono tutti che il cinema è morto? Quando ho cominciato io, negli anni Cinquanta e Sessanta, la prima cosa che mi hanno detto è stata che il cinema era morto. E questo gli ha dato sempre lunga vita. È solo il lamento che lo ferisce a morte.”

Il bisogno di quella sala buia

La risposta più profonda alla domanda sullo streaming non è tecnica. Ma antropologica: “Gli esseri umani non smetteranno mai di desiderare di stare in una sala buia con altri esseri umani, ad assistere a un evento collettivo, a un gesto artistico collettivo. Il cinema è l’antidoto alla solitudine. Se bastassimo a noi stessi, allora forse potrebbe esistere solo qualcosa che si fruisce in solitudine. Ma siccome noi siamo inquietudine, abbiamo bisogno di sapere che c’è un altro che passa gli stessi guai nostri. Ed è per questo che esiste il cinema.”

Edoardo De Angelis è attualmente in fase di sviluppo di un nuovo lungometraggio, con un ritorno alla Campania come teatro delle sue storie.