Hormuz chiuso Ira di Trump: “Riapritelo o salterete in aria”. Teheran sospende il negoziato

Roma, 21 giugno 2026 – Ottanta minuti di speranza. Poi Donald Trump ha scritto su Truth e, stando ai media iraniani, i negoziati si sono congelati. La strada verso la pace che parte da Lucerna è già un percorso a ostacoli. Il Libano resta il nodo più ingombrante della ricomposizione mediorientale. “L’Iran deve impedire ai suoi sodali in Libano di causare problemi. Se non lo farà, colpiremo di nuovo l’Iran molto duramente, solo più forte”, ha scritto Trump. Poi, a Fox News, ha rincarato la dose sulle minacce dei pasdaran di chiudere Hormuz: “Se lo chiudete, non avrete più un Paese. Gli Stati Uniti prenderanno il controllo dello stretto, se necessario”. E ha aggiunto che, scaduti i 60 giorni fissati per i colloqui, potrà fare “quello che vuole”.

Alla delegazione iraniana non è rimasto che alzarsi dal tavolo, in segno di protesta contro l’inquilino della Casa Bianca. Non ha però lasciato l’hotel svizzero e, secondo fonti diplomatiche citate dai media americani, i contatti informali sarebbero ancora in corso. Prima dello stop è arrivata la replica del capo negoziatore iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf: “Non diamo peso alle minacce degli americani. Farebbero meglio a stare attenti: le nostre forze armate sono pronte a rispondere”.

La prima sessione, durata circa 80 minuti, era cominciata con toni opposti. Il vicepresidente JD Vance aveva parlato di “incontro storico” e di “progressi”, spiegando che Trump gli aveva chiesto di “voltare pagina” e di “rimodellare il Medio Oriente con la diplomazia”. Con lui c’erano i negoziatori di Pakistan e Qatar, oltre a Steve Witkoff e Jared Kushner. Secondo la tv iraniana, nella prima tranche non si è parlato di nucleare, ma di cessate il fuoco in Libano e di beni congelati. Fonti di Teheran indicano invece come tema centrale la revoca delle sanzioni petrolifere.

Il negoziato era partito comunque in salita. L’Iran aveva posto come condizione il rispetto del cessate il fuoco tra Israele e Libano prima di affrontare il nodo nucleare. E il presidente Masoud Pezeshkian aveva ribadito che Teheran non rinuncerà al diritto di arricchire l’uranio, irritando Trump. L’obiettivo americano resta doppio: Iran senza nucleare militare e Hormuz aperto. Entrambi, per ora, appaiono lontani.

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È proprio in Libano che i colloqui marcano male. I pasdaran hanno intimato a Israele di lasciare il Paese, pena il naufragio del negoziato. Benjamin Netanyahu non intende fermarsi e ipotizza una zona cuscinetto in territorio libanese. Hezbollah respinge l’ipotesi: “È impossibile che truppe israeliane restino su territorio libanese. Non esistono zone di sicurezza per Israele qui”, ha dichiarato Naim Qassem. Il movimento ha aggiunto di non nutrire “alcuna speranza” nei colloqui diretti tra libanesi e israeliani.

Netanyahu tiene il punto anche sull’Iran. “Qualunque sviluppo diplomatico si registri, non consentirò all’Iran di acquisire armi nucleari. Finché sarò premier di Israele questo non accadrà”, ha detto al 50° anniversario dell’uccisione del fratello Yoni nell’operazione di Entebbe. Le rassicurazioni di Vance rischiano così di pesare poco. Trump lo ha scavalcato mentre tentava di aprire la fase due. Dopo 80 minuti, la pace di Lucerna è già appesa a una porta rimasta socchiusa.